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Òvera intervista

Band dalle suggestioni mediterranee e cantautorali ma anche profumi del miglior Prog italiano

Scopriamo gli Òvera, che hanno aperto la serata dell’8 luglio del Pistoia Blues Festival. Band pistoiese di tradizione quarantennale, ci hanno regalato un’esibizione decisamente in sintonia con le suggestioni culturali degli headliner, ovvero i Baustelle, colorita da strumenti inusuali e inserti elettronici che suggeriscono futuri sviluppi del sound della band. La lunga carriera e l’esperienza dei musicisti si sente tutta e la band regala una prestazione ricca di suggestioni mediterranee e cantautorali ma anche profumi del miglior Prog italiano.

Un po’ di storia, un’introduzione agli Òvera per i nostri lettori…
Gli Òvera sono nati ormai molti anni fa, tra il 1983 e il 1984. La formazione originale era composta da Alessandro Pacini alla batteria, Stefano Nerozzi, cioè io, alla chitarra, Andrea Signorini al basso e Gianluca Barontini alla voce e alla chitarra. Questa formazione si è mantenuta per circa trentacinque anni. Gianluca ha smesso qualche anni fa e dopo un periodo di statsi, Paolo si è unito alla band. E lo ha fatto pienamente, sia con la sua voce che con la sua scrittura. Così è cominciata questa nuova avventura e finora abbiamo fatto due dischi. “E io dov’ero” nel 2019 e “Dettagli” nel 2021.
Nel secondo disco abbiamo cambiato un po’ stile, dirigendoci verso note più cantautorali. “E io dov’ero” è un disco più scarno, mentre “Dettagli” è più completo come prodotto, grazie anche all’aggiunta di ulteriori strumenti di arrangiamento. Ora siamo in studio per il terzo disco. Abbiamo in mente dei bei cambiamenti e varie aggiunte: pezzi con la chitarra battente, altri con la batteria elettronica. Insomma, speriamo sia una bella novità.

Diteci di più del vostro ultimo lavoro
L’ultimo lavoro, come diceva Stefano, è “Dettagli”, un album realizzato con la collaborazione di Paolo Benvegnù che canta con noi alcuni pezzi. La mano produttiva degli arrangiamenti invece è di Gabriele Gai, che ha lavorato congiuntamente con noi. È sicuramente un disco più “prodotto” rispetto al primo, in cui abbiamo diversi suoni che si uniscono tra di loro, come le tastiere, il moog, il flicorno e il violoncello. C’è un vero e proprio insieme di dettagli, non a caso il disco si chiama proprio così. Rispetto ai vecchi Òvera , il genere è un po’ cambiato. Prima eravamo puramente rock, mentre adesso siamo diventati più cantautoriali. È una fase di evoluzione e di sperimentazione, ci piace molto sperimentare cose nuove.

Un palco importante quello del Pistoia Blues Festival, un giusto riconoscimento per anni di attività…
Dopo quarant’anni, il palco del Pistoia Blues è sicuramente un bel riconoscimento. Per noi questo palco è mitico, ci ha visto crescere fin da bambini come spettatori e ha visto grandi artisti nel corso degli anni. L’opportunità che abbiamo avuto di salire su questo placo e di rappresentare, in qualche modo, Pistoia, per noi è stato importantissimo. Ricordiamoci tutti i grandi artisti che sono passati da questo palco! E poi, è sempre una grande emozione suonare in una piazza come questa. E soprattutto suonare la nostra musica originale! È una cosa bellissima e un aspetto comunicativo importante. È la nostra musica e la nostra città. È stata una gioia immensa.

Cosa riserva il futuro agli Òvera?
Come dicevamo, adesso siamo in studio per il nostro terzo progetto dall’arrivo di Paolo. Avrà un bel cambio timbrico: ci saranno dei pezzi in stile elettronico ma anche dei pezzi con la chitarra battente. Sarà un disco nuovo, un bell’esperimento. Vedremo se ci porterà avanti questa sperimentazione o se torneremo sui nostri passi, chissà!

Articolo di Federico Mazzoncini

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