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Perturbazione intervista

Dopo 4 anni dall’ultima uscita discografica, torna la storica band con un omaggio a Faber

Grande ritorno per i Perturbazione che, a distanza di 4 anni dal loro ultimo album di inediti, in occasione dei 25 anni dalla scomparsa di Fabrizio De André, il 22 marzo hanno pubblicato “La Buona Novella”, rilettura integrale dal vivo dell’omonimo album di Faber uscito nel 1970.  Il disco è un omaggio all’eredità musicale di uno dei più importanti artisti italiani di tutti i tempi, e riproduce la registrazione dal vivo al Teatro Civico di Varallo Sesia (VC) il 23 ottobre 2010 con la partecipazione di Nada, Alessandro Raina. Nel parliamo con Cristiano Lo Mele, chitarra e synth, della storica band.

Bentornati! Ci sono voluti 4 anni per riascoltarvi, e stavolta su un disco inaspettato: dal vivo, e una integrale re-interpretazione de “La buona novella” di De André. Vogliamo sapere cosa vi ha portato a maturare questo progetto, apparentemente è semplice “rifare” ma in realtà è un progetto complesso e una grossa sfida, visto che siamo in un’epoca di critiche facili.
Tutt’altro che semplice, direi. Ancor di più in questo caso in cui si toccano due argomenti sacri: uno quello a cui fa riferimento l’intera opera, l’atro è Fabrizio De André stesso. Faber è, giustamente, un intoccabile: la sua opera è talmente perfetta che è veramente materia delicata da maneggiare. Inoltre, gli arrangiamenti di cui si serviva sono tutt’altro che semplici ma hanno un livello di complessità e di ricerca dei colori che rendono praticamente irripetibili i suoi dischi: basta leggere la lista di arrangiatori e musicisti a cui si accompagnava. Anche per questa ragione non ci saremmo permessi di pubblicare il disco senza il benestare della Fondazione De André.

La rilettura porta però senza paura il marchio dei Perturbazione … Ci raccontate quella serata, quelle emozioni, la presenza di ospiti sul palco – che rock non erano e non sono – insomma, portateci indietro nel tempo!
Era il 2010, noi uscivamo dalla prima diaspora dei Perturbazione: Stefano Milano, ex bassista, era uscito dal gruppo e noi avevamo rotto i rapporti con EMI non senza disillusione verso il mercato discografico. Avevamo per reazione pubblicato il nostro disco più anarchico, “del nostro tempo rubato”. Era il nostro modo per riprenderci il posto che sentivamo appartenerci di più. Tra quello e diversi progetti live – come “le città viste dal basso” – avevamo trovato un nostro modo per tenerci in piedi in quello che era stato un piccolo tsunami nella nostra già decennale carriera. Eravamo sempre in cerca di diversi stimoli, così quando la Scuola Holden, tramite la figura del musicologo Alberto Jona ci propose questa occasione, non esitammo. Anche un po’ incoscientemente. Da lì il confronto con Alberto ci portò ad allargare la lista degli ospiti da una parte per arricchire gli arrangiamenti (Dario Mimmo alla fisarmonica, bouzouki, tastiere e cori), dall’altra per restituire la pluralità di voci con Alessandro Raina e Nada, due voci che sentivamo in un modo diverso vicine a noi.

Quello che mi incuriosisce di più è che la pubblicazione avviene dopo 14 anni dalla registrazione del concerto; è stato un ritrovamento casuale al quale avete deciso di metter mano, oppure è stata un’idea maturata per celebrare questo capolavoro, sapendo di possedere ancora i nastri?
È stato casuale, una sorpresa che ci è arrivata come un dono da un amico che aveva deciso di mixare le registrazioni rimaste a lungo in un hard disk. Nel riascoltare queste registrazioni, siamo rimasti colpiti dalla bontà del lavoro fatto. Tutto ciò è capitato in un momento particolare per noi: nel 2021 avevamo posato gli strumenti dopo un disco uscito in piena pandemia e vicissitudini personali che avevano appesantito il nostro percorso e spostato altrove le nostre priorità. Quando abbiamo ricevuto le registrazioni avevamo da poco ripreso a suonare e la coincidenza con la nostra voglia di rimettere mano agli strumenti non poteva passare inosservata. Non solo: abbiamo avuto modo di confrontarci con Gigi ed Elena che nel 2014 erano usciti dal gruppo e ritrovarci in sintonia. La stessa sintonia l’abbiamo poi trovata con Nada e Alessandro Raina. Da lì in poi tutto ha cominciato a viaggiare velocemente grazie al nostro project manager Luca Bernini che, oltre ad aver incassato – come già detto – il benestare della Fondazione, ha trovato l’entusiasmo di Warner per la pubblicazione, così senza che quasi ci accorgessimo che l’idea si stava materializzando, ci siamo trovati il disco in mano.

“La buona novella”, e tutta l’opera di De André, porta sempre una “novella” attuale? 
De André racconta da sempre le storie all’ombra della Storia e queste ci saranno sempre e saranno sempre attuali. Per di più, in questo momento storico, è difficile non associare i luoghi della narrazione alla cronaca: quella striscia di terra che per tutte le religioni monoteiste ha un grande valore, sanguina oggi come allora. Forse più che portare una novella attuale, potremmo concludere che ciò che rende le canzoni di Fabrizio De André immortali è la capacità della storia di ripetersi sempre uguale.

Avete in progetto di riproporre dal vivo il progetto? O quali nuove cose possiamo aspettarci dai Perturbazione?
Per il momento siamo concentrati su questo disco che, sì, vorremmo portare dal vivo: stiamo lavorando a ri-arrangiarlo ancora una volta, questa volta con la formazione più asciutta e attuale. Speriamo anche di riuscire a coinvolgere alcuni ospiti in alcune occasioni ma ora è presto per sbilanciarsi. Sicuramente avremo modo di presentare il disco il 22 marzo presso l’Edit di Torino con una chiacchierata con la giornalista Simonetta Sciandivasci e qualche brano in duo acustico. La stessa cosa il 26 marzo la faremo presso la Feltrinelli di Milano in compagnia di Luca De Gennaro.

Articolo di Francesca Cecconi

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