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Cesare Basile live Montichiari

Professionista della musica d’autore italiana da ormai 30 anni

L’Arci Momamì di Montichiari (BS) ha ospitato nuovamente il concerto di Cesare Basile sabato 15 aprile 2023. Qui, infatti, il musicista, cantautore e compositore catanese è di casa. Lo ricorda in apertura del suo set acustico che segue quello che sarebbe il gruppo spalla, così si chiamava un tempo chi veniva prima del big in scena, e cioè il duo Corimè dei fratelli Roberto e Maurizio Giannone. Ma qui si gioca in casa in tutti i sensi, perché i Corimè sono siciliani di origine; musicisti molto popolari in zona, ma con una fama che travalica ormai i confini regionali e, spesso, nazionali. Un connubio felice, come si vedrà nel finale del concerto, dove i tre artisti saranno tutti insieme sul palco.

La serata dovrebbe essere primaverile, e tanti si aspettavano lo show nell’ampio cortile di questo luogo speciale che si trova sul confine fra Brescia e Mantova, e dove le esperienze musicali non mancano. Colgo l’occasione per ricordarvi che sabato 13 maggio ci sarà un live davvero molto interessante dei Grimoon, non mancatelo. L’incontro, invece, fra Corimè e Basile è di quelli che fanno bene alla musica, e a chi ne ha potuto fruire. Peccato, davvero, che la serata poco primaverile abbia penalizzato le presenze. Tuttavia, non troppi (dire pochi, infatti, sarebbe disonesto), ma molto buoni, perché fra il pubblico ci sono registi, scrittori, insegnanti, disegnatori, registi di teatro, e tutto un mondo culturale che si dà spesso appuntamento in questo ottimo luogo, grazie alle proposte musicali che ci sono.

Basile, appunto, qui è di casa. Ci fa tappa ogni anno, spesso raddoppia, perché si trova davvero bene con tutto l’insieme. I Corimè ci arrivano dopo alcuni anni di posta, si dice da queste parti, e cioè di inseguimenti mirati. Il connubio fra questi musicisti, che hanno saputo creare ottima musica con la lingua siciliana e una serie di strumenti differenti, darà un tocco di ulteriore bellezza alla serata e all’esibizione di Basile.  Lo spettacolo si apre con un set di cinque canzoni eseguite dai Corimè, che regalano al pubblico anche un inedito che, spiegano, sarà nel nuovo lavoro discografico, il terzo della carriera, in uscita nei prossimi mesi. I due fratelli non danno date, ma confermano che l’album è ormai pronto.

Poi, sul palco, in solitario, arriva Basile. Barba da poeta, cappello, e tanta concentrazione, mascherata dall’ironia di chi sa di essere un serio professionista della musica d’autore italiana da ormai 30 anni, da quel “La Pelle” che lo consacrò subito erede di una lunga e nobile tradizione, quella dell’età dell’oro dei cantautori classici. Sullo sfondo la stella nera del Monamì, che richiama Bowie, e una stufa, accesa, che fa molto intimità. Su quel palco Basile ci starà quasi 54 minuti, regalando però solo bellezza. La scaletta non può che essere giusta, non troppo lunga e neppure sbrodolata. C’è tutto quello che serve per godere di un artista che ha meritato una Targa Tenco, nel 2013, per il meraviglioso “Cesare Basile”.

Il concerto, per ovvi motivi acustico, dato che sul palco c’è solo Basile con i suoi pedali per gli effetti della chitarra, sarà di fatto un grande canto che ha omaggiato la musica che lui ha saputo trarre dalle sue origini. Si parte con “Tri nuvuli ju visti cumpariri” del 2017, dall’album “U fujutu su nesci chi fa?”. Subito si è capito che questa arte che, volgarmente, chiamiamo cantilena, ha invece a che fare con il rito della ripetizione. Senza scomodare i grandi filosofi che hanno capito come la differenza si faccia solo nella ripetizione, qui basta ricordare come le nenie, le cantilene, le preghiere e i mantra servano, appunto, per creare sospensione dello spazio – tempo. E così, per 54 minuti, la musica di Basile sospende. Porta altrove.

“Canzuni addinucchiata” e “Cola”, quest’ultima già più con la struttura classica di canzone, sono la naturale prosecuzione di questo straniamento. La prima, infatti, arriva direttamente dall’album del 2013, mentre la seconda è ancora figlia di quel prezioso lavoro uscito nel 2017. Non c’è, dunque, da cantare, non c’è da seguire ritornelli. C’è da immergersi nel ritmo della ripetizione e di questo canto, quasi rituale, che ricorda le pagine che Levi-Strauss a dedicato all’arte dei tatuaggi in “Tristi tropici”. Quella continua, minimale e precisa ripetizione rituale, che caratterizza tutti i riti, da quelli democratici (il voto) a quelli mistici che portano all’estasi e alla visione. Lo stesso Basile lo racconta, senza entrare nei dettagli, quando regala al pubblico bresciano “Aja Mola”, canto di lavoro dei pescatori di tonno, durante la pratica della mattanza.

È un concerto che scorre via, come in fiume lento, ma che regala momenti di bellezza pura. Come quando propone “Cirasa di Jinnaru” sempre da “Tri nuvuli ju visti cumpariri”, album da avere assolutamente sempre sotto mano. Nel finale, poi, c’è spazio per una condivisione di palco. Ero convinto che i due ragazzi portassero solo chitarra e tamburelli, e invece si sono portati un’orchestra afferma Basile, facendo riferimento al fatto che i Corimè hanno una strumentazione che permette loro, in due, di avere percussioni, suoni etnici, oltre a chitarra e all’effetto del basso. Il concerto si chiude con due pezzi improvvisati, fra i quali proprio il canto di lavoro “Aja Mola” che, con l’innesto dei Corimè, diventa più rumoroso e, dunque, richiama quella “Jamin-a” di De André. Il finale è meno improvvisato, dato che, a quanto raccontano, è il brano che hanno provato nel pomeriggio, e cioè “Araziu Stranu” del 2015. Applausi, e ritorno improvviso nella realtà.

Nel rientro a casa c’è stato un flash. La testa è andata a quel “No Quarter” di Plant & Page, live unplugged molto raffinato, realizzato negli anni ’90. In particolar modo, poi, sono stato chiamato ad ascoltare la versione, con orchestra magrebina, di “Kashmir”. Fate la prova. Ascoltate “Tri nuvuli ju visti cumpariri” e a seguire “Cummedia”, entrambi lavori di Basile (2017 e 2019), ma questo ormai è noto, e poi fatevi un nuovo viaggio, a volume sostenuto, con quella versione di “Kashmir”. Vi ritroverete, come per incanto, le stesse sensazioni di questa sera. Per quanto possibile, ovviamente, perché vi mancherà comunque il luogo raccolto del Monamì, luogo che ha saputo valorizzare al meglio tutta questa atmosfera.

Articolo di Luca Cremonesi

Set list Cesare Basile Montichiari 15 aprile 2023

  1. Tri nuvuli ju visti cumpariri
  2. Canzuni addinucchiata
  3. Cola
  4. Sette Vinniri Zuppiddi
  5. Amara
  6. Cirasa di Jinnaru
  7. Ntra Mennula e Aranci
  8. Aja Mola
  9. Araziu Stranu
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