21/04/2024

Enrico Gabrielli, Alpette (TO)

21/04/2024

Giovanni Truppi + Band vs Sibode DJ, Roma

21/04/2024

James Senese JNC, Roma

21/04/2024

Will Hunt, Palermo

23/04/2024

Gianluca Grignani, Pozzuoli (NA)

23/04/2024

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23/04/2024

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23/04/2024

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23/04/2024

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24/04/2024

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Destrage + Soen live Dissonance Festival

Serata di forti emozioni metal tra distorsioni e melodie

Sabato 3 giugno si è tenuta al Circolo Magnolia di Milano la nona edizione del Dissonance Festival, l’evento annuale di Versus Music Project. Il Circolo, nato nel 2005 e situato all’interno del parco dell’Idroscalo a Milano, propone sempre un’ottima programmazione musicale durante tutto l’anno ma, soprattutto d’estate, lo spazio all’aperto è molto piacevole. È una lunga giornata di musica e di festa. I cancelli hanno aperto alle 15:30 e sul secondo palco si sono esibiti già quattro gruppi: Shading, Slug Gore, Damned Spring Fragrantia e Fulci.

Il palco principale è una meraviglia: largo una ventina di metri e profondo dieci si presenta spazioso e ordinato. Due file di casse sospese dirette verso il pubblico e due orientate a 45° tra pubblico e palco promettono di far sentire ogni singola nota anche ai più distanti, quelli che si stanno prendendo una birra al bar dall’altra parte dell’ampio piazzale. Impianto luci di primordine. I Fulci hanno terminato da qualche minuto e, nel vocio generale, cresce l’attesa. Sul palco principale si sono intanto esibiti Prospective con il nuovo cantante Daniele Magnani , Benthos con il loro Experimental Progressive Metal e i francesi Ten56.

Prospective
Benthos
Ten56

Alle 19:55 salgono sul palco principale  i Destrage e subito alle prime note le persone iniziano a spostarsi in questa direzione. Il gruppo milanese, fondato nel 2005, si è guadagnato una reputazione ben consolidata nel panorama musicale metal grazie al talento e all’ecletticità degli stili dall’alternative Metal, Thrash, Death, Progressive fino al Mathcore.I Destrage sono a tutti gli effetti un gruppo internazionale fin dal primo album, avendo prodotto il loro primo disco “Urban Being” per l’etichetta giapponese Howling Bull Records nel 2007 e poi nel 2013 il terzo lavoro “Are You Kidding Me? No” con la storica etichetta californiana Metal Blade Records.

Destrage

I nostri quattro si muovono sul palco da consumati artisti, perfettamente a loro agio: Colavolpe ben piantato al centro, Ralph Salati concentrato e compassato mentre Di Gioia schizza come una molla da una parte all’altra della scena. Tutta la performance ha per lo più un’impostazione aggressiva ma Colavolpe riesce ad alternare con versatilità eccezionale canto “arrabbiato” e melodico. La formazione a due chitarre non fa rimpiangere la presenza del basso non solo per la potenza di Paulovich dietro ai tamburi, ma anche per i riff complessi e intricati, con cambi di tempo sorprendenti, e i soli alternati tra Di Gioia e Salati.

Destrage

I Destrage qui a Milano sono di casa, lo show prende il pubblico, intrattiene e prepara allo show serale degli attesissimi Soen e Meshuggah. I testi dei Destrage spaziano dall’alienazione sociale alla riflessione sulla natura umana, ma Colavolpe riesce a interpretarli con un tocco di sarcasmo e umorismo. La band chiude dopo circa 45’ con “Italian Boi” e la canzone descrive ironicamente il “ragazzo italiano”: “prende il suo cibo così seriamente, prende sua madre così seriamente, sottomesso sì, famiglia: priorità”. Mi guardo intorno e vedo questi ragazzoni sorridenti, capelli lunghi e maglie nere con la copertina di centinaia di dischi metal differenti, tante ragazze in vestitini attillati, che ballano divertite ed eccitate. Forse Colavolpe e i Destrage hanno ragione: nonostante tutto e nonostante le apparenze alcuni “valori” – o zavorre, fate voi – sono ancora lontani da essere superati. Forse.

Destrage

I Destrage raccolgono applausi ed entusiasmo generale: la performance è piaciuta e l’atmosfera si è scaldata. I rodies si affrettano a sistemare il palco per il prossimo gruppo.

I Soen iniziano il loro concerto alle 20:50 appena qualche minuto dopo l’orario previsto con il brano “Monarch”. C’è qualche problema tecnico con l’in-ear del bassista “Zlatoyar” Kobel ma i fonici riescono a risolverlo prontamente. La band non ha bisogno di grandi presentazioni e anche chi non li avesse mai sentiti, questa sera ha l’opportunità di ascoltare un estratto del loro migliore repertorio, da “Martyrs” a “Savia” fino a “Antagonist”. E stasera, è la serata giusta per innamorarsi dei Soen.

Soen

Ekelöf berrettino calcato sulla testa e occhiali scuri, è sorridente e in piena forma: canta ogni brano al massimo di melodia e intensità. Ciò che canta, a mio modo di vedere, sostiene ed è parte della forza della musica dei Soen. I testi affrontano temi come la solitudine, lo sfruttamento, la mancanza di innocenza in ognuno di noi, l’inimicizia con l’élite di uomini e donne che si sentono superiori, divini e pertanto liberi di fare agli altri ciò che vogliono.

Soen

La sezione ritmica “Zlatoyar” – Lopez è solida come una roccia. La batteria è sempre potente, precisa e impeccabile, mentre il basso sostiene egregiamente le armonie complesse delle chitarre. Lars Enok Åhlund si alterna fluidamente tra chitarra e tastiere mentre gli assoli di chitarra di Ford vanno oltre il puro virtuosismo.

Soen

I Soen fanno spettacolo e creano un’atmosfera e mood positivo tra tutti i presenti. I brani passano da momenti di pura energia e potenza a sezioni più delicate e atmosferiche, creando un equilibrio perfetto tra dinamica e melodia.

Soen

Ekelöf in “Antagonist” invita tutti a cantare “Fire up your guns” e a preparare le armi contro i tiranni. È un momento forte, partecipato dalle persone sotto al palco come da quelle nelle ultime file. Siamo tutti conquistati. Il concerto si chiude con la profonda ed emozionante “Lotus” dall’omonimo album che è un inno allo stare insieme e a trovare la forza e la serenità gli uni negli altri. E ora ci aspettano i Meshuggah, ma questa è un’altra storia e un prossimo articolo.

Soen

Dissonance è stato un evento di alto livello musicale e di intensa partecipazione. Avrei ascoltato tutti i gruppi per almeno il doppio del tempo ma, oggettivamente, mi rendo conto che avremmo finito oltre l’una di notte. Mi ha lasciato ricordi – e immagini – di ottima musica, grandi professionisti e un senso di festa e partecipazione. Grande Dissonance.

Soen

Articolo di Mario Molinari, foto di Simona Isonni

Soen

Set list Soen 3 giugno Milano

  1. Monarch
  2. Martyrs
  3. Savia
  4. Modesty
  5. Antagonist
  6. Lotus
Soen
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