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Dirty Loops live Milano

Una sorpresa continua: inventivi, sbalorditivi

A volte i sogni diventano realtà, anche se bisogna in qualche modo andargli incontro: questo ho pensato la sera del 12 aprile, davanti alle porte della Santeria Toscana 31 a Milano, ascoltando e scambiando pensieri con le persone che, in fila, aspettavano di vedere i Dirty Loops nella unica data italiana del loro tour europeo, un fantastico sold out  targato Hellfire, dopo ben cinque anni dal loro ultimo passaggio nel Bel Paese. C’è praticamente tutta Italia, adolescenti scatenati, adolescenti nell’anima, genitori con figli anche piccoli al seguito, e qualcuno persino da Oltralpe: alcuni fan francesi erano con me in prima linea sottopalco, carichi a mille. Tutti quella sera hanno fatto sì che il loro desiderio si avverasse, anche se è costato un lungo viaggio, giorni di ferie, permessi e quant’altro.

Dopo l’apertura delle porte, c’è da aspettare un’ora almeno prima del concerto, un’ora e mezza in realtà: la sala nel frattempo si riempie al limite dell’immaginabile, io lavorerò tutto il tempo con le persone praticamente sulle spalle, rendendo il tutto un pochino più impegnativo, ma altrettanto divertente. I fan, col passare dei minuti, diventano incontenibili: chi minaccia simpaticamente di andare in camerino a prenderli per le orecchie, chi in preda all’emozione di vederli dal vivo si lascia andare a esclamazioni e grida non appena passa qualcuno sul palco, chi allunga il collo per sbirciare dietro l’ingresso del backstage e smania a ogni ombra che si muove;  ma arrivano? ma a che ora cominciano? ma bisogna tirarli giù dal letto?  Si sente ripetere in ogni angolo della sala gremita. Ormai i fan sono una bomba a orologeria pronta a esplodere.

Non ci sono opener, la serata è tutta per loro, e ve la lascio indovinare la reazione di tutti quando i Dirty Loops fanno, finalmente il loro ingresso trionfale sul palco: ho ringraziato il cielo di aver già messo gli ear plugs, perché il boato di applausi e di urla, secondo me, si è sentito facilmente anche da fuori il locale. Roba da tirar giù i muri, ma seriamente. Eccoli i beniamini della serata, raggianti ed evidentemente felici di essere lì, davanti ad un pubblico calorosissimo e adorante.

Una sorpresa continua, inventivi, sbalorditivi: il trio svedese, nato a Stoccolma nel 2008,  stasera vede anche un quarto elemento alle tastiere e ai cori e sono una sfida sonora con elementi funk, R & B, persino electronic dance. Accanto al vocalist Jonah Nilsson, che fa strage di cuori con la sua voce suadente, i suoi sorrisi e gli occhi di cielo, il batterista Aron Mellengard fa ogni tanto capolino da dietro una serie impressionante di piatti della sua batteria posta dietro il plexiglass, e il bassista Henrik Linder, nel suo abbigliamento goth, gli occhi scuri messi in risalto dal make up e un sorriso contagioso, saltellava e percorreva il palco con i suoi bassi a  sei corde.

Non c’era un brano in particolare che fosse atteso dai fan: qualunque brano era atteso, richiesto a gran voce, e accolto col solito delirio di urla e applausi che non si è affievolito mai durante la serata.
Per esempio ” Accidentally In Love “, un esuberante inno pop, ha visto saltare la sala intera, seguito dalla zuccherosa “Sayonara Love”, che ha sfoggiato uno dei tanti, potenti assoli di basso di Linder.
Tutti i musicisti sono di alto livello tecnico, ogni brano carico di assoli, cambiamenti strutturali vertiginosi e la voce di Jonah affronta cambi di tonalità con leggerezza e professionalità.

Boato seguito da un silenzio raccolto, che persino l’otturatore della macchina fotografica esitava a disturbare, per la ballata “It Hurts”, dove Jonah alle tastiere  muove alle lacrime molti che sono attorno a me: le emozioni letteralmente messe a nudo. Il vocalist, che ha iniziato a cantare da bambino e suona il piano dall’età di undici anni, mostra tutta la sua passione e professionalità in una performance da pelle d’oca. La band di tanto in tanto fa una pausa parlando col pubblico, incitando (anche se non ne ho visto granché bisogno, in realtà ) per cantare con loro alcuni ritornelli. Vi piace il nostro nuovo sfondo? chiede Nilsson, indicando lo sfondo del palco, rosa confetto con arcobaleni e Mio mini pony: è così che ci sentiamo noi stasera … e via di applausi e risa.

La scaletta offre generose porzioni sia di materiale autoprodotto che di cover apprezzate dal pubblico, ad esempio “Just Dance” di Lady Gaga, “Circus” di Britney Spears, “Wake Me Up” di Avicii,  “Baby” di Justin Bieber.  Persino “Thriller” del leggendario Michael Jackson, dove Henrik sfoggia un basso rosa molto bello. I fan erano strafelici ed esultanti a ogni brano e ogni assolo, e hanno richiesto a gran voce il bis quando la band finge l’uscita dal palco.

La serata si conclude con “Hit Me”, un’ esplosione pop molto orecchiabile che ancora una volta fa tremare il pavimento della sala con persone che saltano e festeggiano, mai stanchi e mai sazi di musica.
Al momento dei saluti gli artisti passano a bordo palco a raccogliere una vera e propria ovazione, stanchi, ma ancora più raggianti che a inizio concerto; stringono mani e scambiano sorrisi con i fortunati delle prime linee e ci riesco anche io, prima di venire spalmata sul bordo da alcuni fan che, dal fondo, reclamano la loro stretta di mano.

Henrik dà appuntamento a tutti all’area merch, dove la band si fermerà ad autografare magliette, dischi, e tutto quello che viene loro messo a portata di penna, e sono davvero molti quelli che si fermano ad attenderli. Dirty Loops, un sogno che diventa realtà.

Articolo e foto di Simona Isonni

Set List Dirty Loops Milano 12 aprile 2023
Follow The Light
Accidentally In Love
Sayonara Love
Just Dance (Lady Gaga cover)
It Hurts
World On Fire
Lost In You
Old Armando Had A Farm
Next To You
Coffee Break Is Over
Wake Me Up(Avicii cover)
Circus (Britney Spears cover)
Baby (Justin Bieber cover)
Rollercoaster (Justin Bieber cover)
Breakdown
Work Shit Out
Thriller (Michael Jackson cover)
Rock You
Hit Me

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