Edda live Firenze

Si presenta sul palco con la stessa tuta che indossa la sera in salotto per guardare il film delle ventuno e trenta

Edda

Ci vuole grande determinazione e insolito coraggio per uscire di casa questa grigia sera del 16 novembre, perché c’è la pioggia a dirotto, fa freddo e l’umidità entra nelle ossa. Figuriamoci farlo solamente per vedere un concerto, magari stando anche ad aspettare l’apertura tardiva del locale sotto una pensilina che ripara solo a metà dall’acqua torrenziale.

Sarà per questo che saremo una settantina sotto al palco di Edda al Glue Alternative Concept Space di Firenze, qualche amico di vecchia data che si ricorda dei Ritmo Tribale, altri amici di più recente acquisizione, almeno a giudicare dalle età. Lui si presenta sul palco con la stessa tuta che indossa la sera in salotto per guardare il film delle ventuno e trenta, probabilmente anche le calzature sono le stesse. Si presenta solo con la sua chitarra a tracolla, nient’altro, il palco senza schermi, né video né pseudo installazioni, un microfono solitario e basta.

Forse siamo davvero nel salotto di casa sua, perché Edda inizia a cantare e si interrompe per ridere quando un pensiero o una battuta gli salta in mente, canta e succede che si dimentichi qualche parola di qualche pezzo e che sia costretto a ricominciare, e come se fosse sul suo divano, in confidenza, prende in giro i soliti due colleghi.

La panoramica che ci offre sul passato è comunque soddisfacente, pezzi come “Spaziale”, “Signora”, “Pater”, “Brunello”, già di per sé autosufficienti. Oggi però è d’obbligo presentare per bene il nuovo album “Fru fru”. Spiccano al primo ascolto “Italia gay”, “E se”, “Ovidio e Orazio”. Parole scagliate che si fanno rincorrere, che vanno prese a manciate, senza troppe domande. Fa tutto così Edda, quasi per scherzo, forse chi non lo conosce potrebbe prendere paura del suo non essere abbastanza main stream e lui forse se ne rende conto, perché alla fine ci dà appuntamento a gennaio, quando avrà un gruppo alle spalle ad accompagnarlo.

Noi settanta sotto di lui sorridiamo praticamente tutti e applaudiamo comunque, saremo matti ma ci piace così, diverso da tutto il resto. A un amico poi, si perdona tutto. Soprattutto a uno che ha una voce così, che in certi momenti ti solleva e ti scuote. Provare per credere, o altrimenti starsene a casa ma comprare comunque i suoi dischi.

Edda

Ah, chiedete com’è il suo nuovo disco? Demenziale e provocatorio, come sa esserlo Edda, ma anche energico, tanto pop fino a diventare quasi dance, orecchiabile ma non banale. Solo un po’ fru fru voglio dire, ecco.

Articolo di Marco Zanchetta, foto di Francesca Cecconi

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