30/11/2023

French 79, Milano

30/11/2023

Karma, Roma

30/11/2023

Naska, Milano

30/11/2023

The Aristocrats, Prato

30/11/2023

French 79, Milano

30/11/2023

Greta Van Fleet, Bologna

01/12/2023

Screamin’ Demons, Roma

01/12/2023

Val Bonetti, Firenze

01/12/2023

Karma, Bologna

01/12/2023

Bud Spencer Blues Explosion, Roncade

01/12/2023

Folkstone, Roma

01/12/2023

The Runaways, Trento

Agenda

Scopri tutti

Emmet Cohen Trio live Padova

Il virtuoso pianista va all’essenziale dello spirito che permea il Jazz: l’improvvisazione

Il 4 novembre 2023, al Centro Culturale Altinate San Gaetano a Padova prosegue con la terza serata il Padova Jazz Festival con una formazione di artisti di altissimo livello: l’Emmet Cohen Trio, il cui cuore pulsante è proprio Emmet Cohen, pianista statunitense che a oggi ha un ruolo di rilievo nel panorama jazz internazionale. Cohen porta con sé un tocco originalissimo e fresco quanto il suo look casual, che, accompagnato al suo sorriso coinvolgente, saprebbe avvicinare al Jazz anche l’ascoltatore più distante da questo genere musicale.

Cohen, durante la pandemia ha avuto un’idea da definirsi, senza dubbio, geniale: in un periodo dove i concerti erano obbligatoriamente sospesi sia negli auditorium che nei teatri, lui è riuscito a organizzare un ciclo di incontri musicali nel suo salotto di casa, invitando ogni volta un ospite di spicco nel panorama musicale statunitense e registrando i live sui canali social per il libero accesso del pubblico sul web.

Lunghi capelli ricci e neri semi raccolti, camicia, maglietta e pantaloni a fantasia: Cohen mette subito a proprio agio, proprio come se il teatro fosse una location familiare e tutto il pubblico fosse ospite di nuovo nel suo salotto. Ma quello che conta è che va all’essenziale dello spirito che permea il Jazz: l’improvvisazione, il sentimento del qui e ora, la voglia che sia la musica e solo la musica ad avere l’ultima parola.

Già dai primi due brani non c’è dubbio che sia un virtuoso del pianoforte; chi lo conosce sa che Cohen mantiene un livello tecnico altissimo, eppure al contempo spicca la sua grande naturalezza sempre accompagnata da una sensibilità che sa evitare gli artifici troppo spinti o ridondanti.

Il terzo brano ripercorre ritmi ondeggiati quasi di samba, a cui si aggiunge improvvisamente una cascata di note legate tali da ricordare in alcuni momenti una partita di Bach e in altri un brano di Gershwin; aggiunge poi un gioco di accordi aumentati e diminuiti tali da far venire la pelle d’oca.

In una pausa di presentazione dei brani, racconta al pubblico quanto sia felice di poter tornare in Italia, uno dei suoi paesi preferiti nel mondo, e presenta gli altri membri della formazione: Joe Ranieri, un prodigio del contrabbasso di soli 22 anni, e Joe Farnsworth, leggenda della batteria jazz soprattutto nel panorama newyorkese.

I brani a seguire sono tutti peculiari per alcune caratteristiche: a volte sforzano molto sulla ritmica della batteria che insiste con un effetto rullato tra i tamburi e i piatti finché pian piano non emerge il basso in modo sempre più prepotente, assieme al pianoforte che gli fa da rimando; altri fanno spazio ad assoli di basso davvero eccezionali; in altri predomina la dolcezza, spesso incentrata sul legato delicato del pianoforte, che sembra evocare un tramonto o un paesaggio autunnale.

In diversi passaggi Cohen sa esprimere al meglio i crescendo e i diminuendo grazie anche a una serie di progressioni utilizzate in modo magistrale; sa cambiare colore alla musica a suo piacere con una facilità spiazzante, quasi come se fosse un gioco: davvero splendido.

Il trio prosegue con altri brani dello stesso calibro per i quali resta la voglia di ascoltarne ancora e ancora, resta quella sete di sapere che direzione avrebbe preso la musica lasciandola libera di farsi spazio tra le loro mani. In questo senso Cohen e i compagni riescono a rendere l’idea di quanto il Jazz si muova come una molla che si dilata lontano verso altri generi musicali per poi avvicinarsi d’improvviso al momento presente, coinvolgendo tanto il cuore dell’esecutore quanto quello del pubblico in sala. Consigliatissimo tornare ad ascoltarli in concerto non appena se ne presenti di nuovo l’occasione.

Articolo di Perla Suppi, foto di Michele Arduini

Iscriviti alla newsletter

Condividi il post!