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Fantastic Negrito live Milano

Il 30 gennaio l’eclettico artista statunitense Fantastic Negrito è tornato dal vivo nel nostro Paese

Il 30 gennaio l’eclettico artista statunitense Fantastic Negrito è tornato dal vivo nel nostro Paese – in attesa delle già annunciate date estive –  con un doppio set live, ospitato nello storico tempio del Jazz meneghino, il Blue Note.

La Cattedrale della Black Music

Un angolo di Greenwich Village trapiantato nel bel mezzo del quartiere Isola: forse un’immagine anche troppo idealizzata della situazione, visto il recente stato di salute della società americana, ma è comunque il primo pensiero che viene alla mente avvicinandosi all’entrata del Blue Note, complici i cartelloni con i prossimi appuntamenti appesi fuori dalla porta di vetro e, in alto, la caratteristica insegna al neon rossa e blu, la quale svetta come il power up di un platform a 8-bit sulle teste dei tanti appassionati che attendono all’esterno, con malcelata trepidazione, la conclusione del primo set per poter entrare e assicurarsi uno dei posti migliori, un lungo biscione umano che con la punta della coda arriva quasi a lambire il confine più lontano dell’isolato.

Non appena viene varcato l’ingresso, ci si ritrova investiti dall’atmosfera rilassata ed elegante che distingue il club milanese: lo sguardo è subito catturato dalle immagini dei giganti del Jazz che occhieggiano dalle pareti, come le icone dei Santi in una cattedrale profana; un gradevole sottofondo swing esce dall’impianto, mentre il pubblico prende posto scegliendo accuratamente tra i tanti tavoli disposti davanti al palco e al piano superiore del locale; nel frattempo, camerieri impettiti iniziano a schizzare come le palline di un flipper per prendere le ordinazioni o portare i primi vassoi pieni di drink. Un moderno Cotton Club all’ombra della Madonnina, fedele ancora oggi, a più di venti anni dall’inaugurazione, a quel modello tutto newyorkese fortemente voluto dal fondatore Paolo Colucci, che ha reso il Blue Note uno dei templi riconosciuti del Jazz europeo, al pari del franchising originale americano.

21st Century Hoochie Coochie Man

Sono passate da poco le 23:00, e lo spettacolo può finalmente cominciare. Dalla porta del camerino a lato del palco appaiono i quattro strumentisti, che con calma raggiungono la loro postazione tra gli applausi entusiasti dei presenti. La batteria dà il quattro, e la band inizia a lanciare il suo incantesimo: quando la tensione diventa insopportabile, una figura slanciata, dinoccolata come Jack Sparrow e con in testa un vistoso cappello dalla foggia stravagante sormontato da un’enorme piuma bianca, sbuca improvvisamente dall’ombra, diretta verso il microfono al centro dello stage, e la voce ruvida, inconfondibile di Fantastic Negrito saluta il pubblico con entusiasmo, mentre il groove scatenato di “Scary Woman” fa battere il piedino a tutta la sala.

Xavier Amin Dphrepaulezz – questo il vero nome dell’artista – è un personaggio affascinante, la cui parabola di caduta e rinascita è così assurdamente improbabile da sembrare uscita dalla penna di qualche sceneggiatore di Hollywood particolarmente ispirato: nasce nel 1968 da una famiglia musulmana ortodossa gestita con pugno di ferro dal padre, dalla quale scappa a dodici anni per finire a vivere in diverse case famiglia e spacciare droga. Appassionato di musica fin dalla giovane età, impara a suonare da autodidatta diversi strumenti, intrufolandosi clandestinamente nelle aule dell’Università di Berkeley per potersi esercitare con il pianoforte, finché, negli anni Novanta, non si trasferisce a Los Angeles, dove attira l’attenzione di Joe Ruffalo, manager del suo idolo Prince, grazie al quale firma un contratto milionario con la Interscope Records.

Purtroppo però, il suo esordio discografico prodotto a nome Xavier, “The X Factor”, è un enorme flop commerciale, e come se non bastasse, nel 1999 è coinvolto in un grave incidente automobilistico che lo fa finire per tre mesi in coma e gli danneggia gravemente le mani, non permettendogli più di suonare: a questo punto viene mollato dalla Interscope e, disperato, abbandona la musica, ritrovandosi a gestire un night club illegale a Oakland, fino a dedicarsi successivamente alla coltivazione di marijuana. La scintilla scatta di nuovo quando suo figlio, bambino, mostra curiosità per una delle sue vecchie chitarre; ispirato dal piccolo, riadatta la tecnica strumentale alle sue mani martoriate e ricomincia a scrivere canzoni, assume lo pseudonimo di Fantastic Negrito e, nel 2015, vince il prestigioso “NPR Tiny Desk Contest”, che rilancia la sua carriera portandolo ad accaparrarsi tre Grammy consecutivi.

Il jukebox umano

Il live show di Fantastic Negrito è un vero e proprio ottovolante emotivo, che fa in qualche modo da specchio a questa sua vita così piena di colpi di scena: si passa senza soluzione di continuità dal Country venato da influenze beatlesiane di “Hillibilly Love”, alle atmosfere tutto miele in stile “Ballo Incanto sotto il mare”di “I Hope Somebody’s Loving You” – che rispetto alla versione in studio è impreziosita da un solo di chitarra in cui feeling e tecnica trovano un equilibrio perfetto – fino alla potenza da inno rock di “How Long?”, dove Prince e il suo yang Michael Jackson si fondono in un brano che risulta essere al contempo sensuale e zuccheroso.

A pensarci bene la musica dell’artista americano, anche se tradizionalmente accostata al Blues e al Soul, non è assimilabile a nessun genere predefinito, e allo stesso modo ha qualcosina di tutto: Fantastic Negrito sembra masticare e risputare con naturalezza tutta la storia del Rock e della Black Music, come fosse un precursore analogico dei moderni algoritmi di intelligenza artificiale. È possibile riprodurre questo eclettismo artistico in concerto solo grazie alla presenza sul palco di una band di accompagnamento solidissima e tecnicamente ineccepibile, per cui è naturale come bere un bicchiere d’acqua passare dal groove indiavolato di  “Beat Salad” – una cavalcata feroce dal ritmo Latin, guidata dallo slap velocissimo del basso e dai fraseggi bluegrass della chitarra – al Soul oscuro di “Honest Man”, dove il band leader si cimenta nell’improvvisare linee vocali sempre più ardite senza mai limitarsi al canovaccio sicuro della versione da studio.

Fantastic Negrito è inoltre un maestro nel fomentare il suo pubblico: il carisma che gli è proprio lo rende un autentico trascinatore di folle, portando gli avventori del compassato jazz club a ballare sopra e sotto i tavoli, come durante la già citata “Beat Salad”,  o in “Chocolate Samurai – Eat Less Sugar”, uno shuffle frenetico che si trasforma in un trip acido, dove il cantante dirige gli spettatori come un direttore d’orchestra, incita il battimani, invoca l’attenzione di tutti strillando ripetutamente la parola Listen! nel microfono in tono di sfida, insomma, tiene in pugno la situazione come solo i grandissimi performer sanno fare.

La serata è quasi alla fine, ma non prima di una personalissima rielaborazione del Folk tradizionale di “In the Pines” a precedere l’Hard Rock venato di soul del classico “Plastic Hamburgers”, ultimo brano previsto dalla  scaletta di stasera prima del bis “The Duffler”, che rispetto alla versione in studio viene qui dilatato da una sezione centrale dal feel quasi Techno, anche se suonata ovviamente con strumenti analogici, che saluta il pubblico del Blue Note con la stessa potenza di un treno preso in piena faccia.

La messa è finita, andiamo in pace

Vedere Fantastic Negrito in concerto è un’esperienza travolgente: oltre alla bellezza delle composizioni e alla strabordante abilità tecnica, del band leader così come degli altri musicisti, ciò che resta impresso è la sensazione di non aver assistito a un semplice spettacolo musicale, quanto a un elettrizzante rito collettivo, una messa laica in cui il predicatore è protagonista tanto quanto i fedeli che si scatenano in trance mistica sotto al pulpito. Un mio show è come una chiesa, ma senza la religione. Riguarda lo spirito, l’energia e la connessione. Amen, fratello.

Articolo di Alberto Pani, foto di Silvia Sangregorio

Set list Fantastic Negrito Milano 30 gennaio 2026

  1. Stepson
  2. Scary Woman
  3. Hillibilly Love
  4. Working Poor
  5. I Hope Somebody’s Loving You
  6. Honest Man
  7. How Long?
  8. Chocolate Samurai – Eat Less Sugar
  9. Beat Salad
  10. Good Feeling
  11. California Loner
  12. In the Pines
  13. Plastic Hamburgers
  14. The Duffler

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