Gian Maria Accusani live Prato

“Da grande voglio fare il musicista”, un’avventura nel mondo della musica di questo artista

     

Gian Maria Accusani torna in giro per l’Italia con “Da grande voglio fare il musicista”, spettacolo atipico per le esperienze a cui ci aveva abituato. Lo abbiamo incontrato il 18 novembre 2021 all’ex chiesa di San Giovanni a Prato, tappa organizzata da Fonderia Cultart. Uniche presenze sul palco infatti sono il cantante, la sua chitarra e la voglia di condividere il racconto di una carriera trentennale, dagli albori della scena post-punk pordenonese all’era Covid, intervallato dalle canzoni più significative del suo repertorio di cui qui vi riportiamo testimonianza.

L’avventura di Accusani nel mondo della musica inizia da bambino, con la passione della musica e un’ottima predisposizione allo batteria, che lo rende subito conosciuto nel giro delle sale prove cittadine. Di lì a poco l’incontro folgorante con il punk rock inglese e i Gigolò Look, band capitanata da un giovane Davide Toffolo, che lo introduce alla scena musicale della città, conosciuta in tutta Italia come The Great Complotto.

Era come essere passati dal mondo dei secondi al mondo dei primi. A quell’età per essere figo o eri forte o un vero delinquente. E io che non ero ne particolarmente dotato, né abbastanza delinquente ero sempre secondo a qualcun altro che decideva cosa fare e dove andare. In questo mondo invece a nessuno interessava se eri dotato o meno, se avevi tredici o trent’anni, l’unica cosa che importava era che tu avessi idee e che avessi la capacità e la voglia di esprimerle. Se poi eri anche bravo a suonare eri diventato il numero uno.

Pordenone laboratorio atipico per la controcultura punk quindi, ma anche cittadina di provincia conformista che esprime riconoscimento per le sue band quando appaiono alla RAI, ma che poi le mal sopporta nel corso della vita di tutti i giorni.

I primi due anni sono stato fermato tutti i santi giorni da polizia o carabinieri, a volte anche due volte nello stesso tragitto. Mi fermavano mi chiedevano i documenti, cosa stessi facendo, dove stessi andando e poi ovviamente mi lasciavano andare, ero un bambino. Ma io lo capivo, io capivo che questi quando mi vedevano arrivare vedevano un marziano perché all’epoca era così. Durante le superiori, quando varcavo la soglia del cortile della scuola, era come attraversare un’orda di barbari. […] Questo succedeva. Era la diversità, non era voluta, ma faceva paura. La diversità tutt’ora fa paura. Purtroppo. Ed è veramente una merda.

Emarginati quindi socialmente, i punk si ritrovavano a condividere gli spazi di tutti i giorni con i loro coetanei risucchiati dall’eroina. Di questi momenti Gianmaria ne racconta su “Betty tossica”, primo brano eseguito durante lo spettacolo. Con il passare degli anni è sempre più necessario cambiare aria, e a quei tempi per farlo si andava in pellegrinaggio a Londra, per vedere i luoghi e i concerti dei propri beniamini. Era un bisogno letteralmente fisico quello di partire in esplorazione, come racconta nella canzone “Ho bisogno di parlarti”.  E dopo l’Inghilterra il sodalizio con la musica è ormai inossidabile. Prima una nuova band con Toffolo, i Futuritmi, che firmano un contratto discografico senza però riuscire a vivere di musica, sciogliendosi quindi di lì a poco, poi il lavoro da tour manager per i nomi più importanti della scena alternativa internazionale. Nell’ambiente professionale Accusani si fa le ossa e la voglia di suonare torna, stavolta però con la chitarra piuttosto che relegato dietro le pelli.

Non sapevo assolutamente fare “Stairway to Heaven”, però sapevo suonare la chitarra in un modo tutto mio e questa diversità mi ha portato a fare delle cose più originali. Io non arrivavo a destinazione percorrendo la strada principale, perché quella strada non la conoscevo bene, ci arrivavo percorrendo strade alternative, che essendo diverse portavano una diversa originalità.

Da qui l’incontro con Eva ed Elisabetta e la nascita dei Prozac+, da cui fioriscono brani come “Più niente”. La band attraversa dieci anni di dischi e concerti, periodo in cui nasce la storia d’amore con Elisabetta, che oltre a essere la bassista della band, diventa una vera e propria musa ispiratrice per Gianmaria.

Eravamo sempre sullo stesso pezzo, una sorta di unità. Tanto che abbiamo passato tutta la vita assieme, 25 anni sempre facendo cose. Passando tutti gli stadi che due persone che si vogliono bene passano assieme.

Per descrivere al meglio questo passaggio riecheggiano le note di “Mi mandi fuori”. Dopo due lustri di Prozac+ la loro esperienza termina e poco dopo nascono dalle loro ceneri i Sick Tamburo, con un disco su da La Tempesta Dischi. Le scalette dei primi concerti sono infarcite di inediti, come “E so che sai un giorno”. Anni di successi e soddisfazioni si susseguono fino all’arrivo della malattia di Elisabetta, un momento drammatico e confuso in cui Accusani riesce a trovare conforto nella musica:

Siamo in difficoltà. Così mi metto a fare l’unica cosa che riesco a fare quando sono in difficoltà. Scrivere. Per me scrivere è sempre stato qualcosa di veramente terapeutico, una sorta di momento catartico che aiuta a svuotarmi delle cose e di questi momenti difficili, o quantomeno ad alleviarli. Così mi metto a scrivere una canzone che parli della malattia dell’Elisabetta, del bene che ci vogliamo e della maniera alternativa in cui questa brutta cosa che ci stava succedendo poteva essere guardata. Da questo momento nasce “Un giorno nuovo”.

Gianmaria inizia a fare tutto quello che è nelle sue possibilità per contribuire a una serena guarigione della sua compagna, passando giorni davanti al computer effettuando ricerche su dottori, specialisti e cure alternative. Poi con naturalezza, dopo qualche tempo, il cantante trova la maniera di riassumere tutte queste conoscenze in una canzone che per Elisabetta, sotto trattamento di chemioterapia, sarà

Un’energia molto più potente di tutte le terapie, degli psicologi, una cosa che in un secondo mi ha fatto riprendere a sperare, mi ha fatto capire che ha senso vivere, che mi ha fatto capire quali sono le cose importanti, che ogni istante che abbiamo dobbiamo prenderlo e goderselo. Il pezzo si intitola “La fine della chemio”.

Forti di questo slancio, per un certo periodo la band riprende la sua regolare attività live, con Elisabetta però sempre più dietro alle quinte, in un’assenza innaturale. Gianmaria è inconsolabile, ma trova la forza di iniziare a registrare un nuovo lavoro, rilanciando nuovi progetti:

Le dico che il disco secondo me dovrebbe intitolarsi “Back to The Roots” – ritorno alle origini – non quelle dei Sick Tamburo, ma quelle dei Prozac+. Facciamo un tour estivo e poi magari riprendiamo fare dischi di inediti, lei è entusiasta. Mi metto subito a registrare il disco nuovo, ma dopo poco purtroppo Elisabetta se ne va. E quindi non ha mai potuto vedere nascere questo progetto. In realtà non l’ho ancora visto nemmeno io perché è arrivato ‘sto cazzo di Covid e tutto si è fermato.

E da qui fino a oggi, Gianmaria continua il suo viaggio nel mondo della musica, continua il suo sogno.

Non vedo l’ora di poter salire di nuovo sul palco coi Sick Tamburo perché significherebbe continuare accompagnato ancora dalla persona con cui ho condiviso la maggior parte di questo viaggio. Il pensiero di salire sul palco equivale all’idea di riprendere per mano questa persona speciale che ho conosciuto tanti anni fa, ed essere lì ancora a fare le cose. Sembro pazzo, ma io questo sento. Spero che tutto questo succeda molto presto.

Non possiamo che sperarlo fortemente anche noi.

Articolo di Francesca Cecconi e Lorenzo Lo Vasco, foto di Giulia Breschi

Set list Accusani, Prato 18 novembre 2021

  1. Betty tossica
  2. Ho bisogno di parlarti
  3. Più niente
  4. Mi mandi fuori
  5. E so che sai che un giorno
  6. La canzone del rumore
  7. Un giorno nuovo
  8. La fine della chemio
  9. Quel ragazzo speciale
  10. Sono un’immondizia
  11. Sei il mio demone
  12. Un fiore per te

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