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Jethro Tull live Breno (Bs)

Il concerto non è il classico show commemorativo perché la band sta portando in giro anche l’ultimo lavoro

Jethro-Tull-foto-Roberto-Fontana2022

Tutto faceva pensare che di acqua – un beffardo destino – i mille presenti il 7 agosto allo stadio di Breno, comune alle porte della Valcamonica, terra bresciana di lavoro, arte e storia, ne avrebbero presa parecchio. Il cielo era grigio, dopo giorni di arsura. Le nuvole incombevano. E invece… la magia del pifferaio magico Ian Anderson ha portato via la pioggia e ha regalato quasi due ore di ottimo Prog.

Certo, il live di fatto era firmato Jethro Tull, formazione della quale resta ormai sono Anderson e della quale, senza tanti forse, lui è sempre stato comunque anima e rappresentante principale. Quindi, perché no, perché non portare avanti un mito che qui a Brescia è di casa come d’altronde in Italia dove l’attuale tour ha fatto tappa per ben quattro volte, a testimonianza dell’amore per il genere e per la band inglese.

Vedere Anderson sul palco, in piena forma, a 75 anni e dopo tutte le voci dei mesi passati sulle sue condizioni di salute, è stato già liberatorio. Ascoltarlo e osservarlo, poi, ancora capace di trasfigurazioni e abile a fare la mossa, e cioè il suo triangolo con le gambe mentre suona il flauto traverso, è stato il gesto rituale che ha fatto star bene i fan e ha saputo scacciare il brutto tempo. Il tutto trasformato in magia, e cioè con la capacità di infiammare ancora una volta la platea.

Il concerto non è il classico show commemorativo perché la band sta portando in giro anche l’ultimo lavoro, e cioè quel “The Zealot Gene” che ha dimostrato la buona salute creativa di Anderson e l’affiatamento del nuovo gruppo che lavora con il musicista e compositore scozzese.

Anderson, fin dall’inizio, fa capire che si fa sul serio e che ha ancora voglia di stupire e di fare buona musica. E meno male che i grandi dinosauri – con un repertorio immenso alle spalle – non si accontento di ‘fare del mestiere’ ma vogliono far divertire e così si pesca dal passato tanto quanto si miscela il nuovo del presente. Una formula che sta dando ottimi risultati, in termini di critica, in tutte le date del tour. E così brani classici come “For a Thousand Mothers” del 1969 convivono con, ad esempio, “Mine Is the Mountain” pezzo del recente nuovo lavoro. L’esecuzione dal vivo rende ancora più bella questo brano che è uno dei vertici dell’album uscito nel 2021.

Anche “Mrs Tibbets”, che apre il recente concept, live è davvero potente e Anderson non nasconde il suo entusiasmo nel suonare questo pezzo. È, senza dubbio, uno dei momenti migliori di questo show accanto all’esecuzione – meravigliosa – della cupa “The Zealot Gene“. Qui, infatti, la scelta di arrangiare il brano con sonorità del passato è davvero azzeccata e dimostra come ci sia voglia di stupire anche mettendo mano al nuovo repertorio. Stessa operazione su un grande classico – minore – della discografia dei Jethro Tull, e cioè “Living in the Past”. Qui la band ricorda a tutti i presenti in platea che cosa sia il Prog e, soprattutto, come Anderson sia uno dei maestri indiscussi del genere.

La musica è di fatto stravolta, il flauto fa sognare e ne deriva una versione che non fa affatto rimpiangere quella originale. Poi, ovviamente, non può mancare “Aqualung” che scalda sempre il pubblico che, a dir la verità, dimostra comunque tutto il suo affetto per Anderson che, vale la pena ripeterlo, a Brescia, e nel suo territorio, è da anni di casa. Non c’è tour in Italia che non passi da Brescia. Amore incondizionato insomma.

Ci sono però alcune note stonate. La voce, ogni tanto, cede, ma si può perdonare tutto dato che non solo Anderson canta, ma suona il flauto e si muove per tutta sera. Gli anni sono 75, e anche questo non va dimenticato. Quindi, fatta la tara, sarebbe davvero troppo severo fare eccessive critiche su questo aspetto a fronte di un concerto rock-prog vero, fino alla fine. Semmai, dunque, il rimpianto è sul fatto che questi artisti dovrebbero godere di un lascia passare per l’eternità e non invecchiare mai. Diversa, invece, la questione della presenza scenica. La scelta della band è di essere nuda e cruda sul palco.

Essenziale insomma. Nessun orpello. Cinque musicisti sul palco con al centro Anderson. Niente di più. Certo, spesso si dice che troppe luci, video e altro distraggono dalla musica. Vero. Però un poco di spettacolo non guasterebbe anche perché l’effetto è quello di una band di esordienti e, invece, sul palco dello stadio di Breno c’è la storia del Rock e del Prog, soprattutto.

Insomma, si tratta davvero di poche note stonate all’interno di un concerto che ha entusiasmato e catturare anche l’ascoltatore più scettico. Chissà se è capace di stare ancora sul palco mormorava qualcuno prima del via ufficiale. Alla fine questa persona non era dove l’avevo lasciata. Peccato. Avrei voluto sentire un suo commento dopo l’esecuzione, ad esempio, di “Aqualung”, anche questa rivisitata con grande maestria, oppure di “Locomotive Breath” che apre il gran finale e che dimostra a tutti, dopo due ore di concerto, come questi quattro musicisti siano i compagni ideali di un grande mattatore che ha ancora voglia di far sognare con il suo flauto, le sue trame sonore e, soprattutto, grazie a un fascino meraviglioso e senza tempo.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Set list Jethro Tull 7 agosto 2022  Breno (BS)

  1. For a Thousand Mothers
  2. Love Story
  3. Living in the Past
  4. Hunt by Numbers
  5. Dharma for One
  6. Clasp
  7. Mine Is the Mountain
  8. Black Sunday
  9. Bourrée in E minor
  10. Too Old to Rock ‘n’ Roll, Too Young to Die
  11. The Zealot Gene
  12. Pastime with good company
  13. Mrs Tibbets
  14. Songs From the Wood
  15. Aqualung
  16. Locomotive Breath
  17. The Dambusters March

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