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Lucca Acoustic Blues Festival 2022

Una storia Blues avvincente, emozionante e gratificante, un’edizione veramente bella, curata in molti particolari

Lucca Blues Festival foto_Giulia Breschi-2022

Il Blues torna dal vivo e il tempo riparte … a 12 battute.

Raccontare la musica è un privilegio. Rovistare nell’anima per cercare le parole che rendano al meglio le emozioni vissute è un rischio, e nemmeno piccolo, e cogliere gli attimi blues è un sottile gioco fra ironia, gusto e sensibilità.  Negli ultimi due anni, queste libidini della musica dal vivo ci sono state negate, ma eventi che tornano, come il Lucca Acoustic Blues Festival, sono rapidi e abili a catapultare certe consapevolezze verso il cuore.

Dopo l’edizione in live streaming, dello scorso anno, il Festival recupera il suo posto di diritto all’interno del Foro Boario di Lucca; riprende spazio, energia e voglia di raccontare per lasciare tutti a bocca aperta. Due serate, il 12 e il 13 febbraio 2022, di musica dal vivo con pubblico contingentato, ma numeroso; nei limiti degli spazi e delle normative ancora vigenti per evitare assembramenti e spargimenti di bacilli.

“Ciao, ciao a tutti!”, queste le parole del presidente, Giancarlo Marracci, per aprire l’edizione 2022, la nona della rassegna, ed è un saluto semplice, onesto, emozionato e coinvolgente che attira subito nell’atmosfera calda di due serate per cuori ansiosi e affamati di live music.

Come dicevo prima, raccontare la musica con le parole è un privilegio difficile, ma bisogna provarci, anzi, bisogna riuscirci; quindi, proverò anche questa volta con un altro esperimento, partendo dai bordi del piatto, dal contorno, per accentrare sempre più i sapori. L’intero contesto del Foro Boario è impregnato di Blues: la sorridente gestione amichevole e familiare dell’Associazione che ricorda quella di un Juke Joint condotto da una famiglia di generazione in generazione, gli allestimenti dei dischi in vendita col direttore di Punto Radio Cascina, Luca Doni, i libri di Marco Di Grazia e le illustrazioni di Cristiano Soldatich, tutte opere legate al mondo della musica, la partnership di Emergency, sempre molto sentita e riconosciuta, le istituzioni che si muovono in aiuto e a sostegno della cultura: il Comune di Lucca, nella persona del sindaco. Tutti momenti, situazioni e finezze che hanno accompagnato il Blues con amicizia e convivialità, tutto ciò che abbiamo respirato di fronte al palco.

Se siete carichi, iniziamo a mettere sostanza sul barbecue.

Sabato 12 febbraio

I primi a interrompere il flusso di un live streaming e riportare il sudore, dal vivo, sul palco della kermesse non potevano che essere dei briganti. Briganti che, come dei Robin Hood, hanno “rubato” qualche perla fra le stelle del Blues e l’hanno consegnata a noi “poveri” che aspettavamo con voglia la musica dal vivo. Mauro E I Briganti, capitanati proprio da Mauro Briganti, hanno colorato di talento, allegria, sorriso, energia, personalità e ritmo la prima parte del Festival. I quattro formidabili furfanti hanno steso il pubblico con una setlist ricca e ben ricercata, iniziando con una “My Babe” di Little Walter che non ha fatto sentire l’assenza dell’armonica e proseguendo con altre canzoni rivisitate in modo abile, fresco e onesto, come “Two Wings”, “Setting Me Up”, “San Francisco Bay Blues” o “Perpetual Blues Machine”.

Mauro Briganti conduce i fili con lo stessa cura con cui esprime il suo finger picking e le sue note, in modo attento e dinamico, con precisione, naturalezza e simpatia, sia sulla chitarra che sul banjo, un vero SuperMario, considerando anche la salopette di jeans che ha dato quel tocco country che tanto amano i desiderosi del Folk; Marco Bachi, Donbachi della Bandabardò, mette in campo il suo contrabbasso con tutte le forme rotonde possibili che questo eccezionale strumento sia in grado di produrre e crea un vassoio arcobaleno dove si adagiano gli accenti blues; la ritmica è completata da Matteo Sodini che, probabilmente, è in grado di vedere una batteria anche in tre piccole pilette di monetine e di suonarle proprio come tale, riuscendo a non farle crollare. Gusto, precisione circolare ed eleganza di tocco. Il quarto brigante è Andrea Baroni alle tastiere, giovane talento con tanta voglia di esprimersi e che è riuscito a calibrarsi perfettamente con tre musicisti, comunque, ben più esperti di lui, segno che la classe non è acqua e che la musica è ancora meritocrazia, chi è bravo, va avanti.

Durante questo primo show, ogni momento è pronto a suggerire il suo sviluppo. Cosa succederà dopo? Anche l’accordatura degli strumenti è e suona come un gran bel Blues. Insieme a loro, c’è spazio anche per la special guest Daniele Pacchini che suona e canta “Perpetual Blues Machine” di Keb’Mo ed è un brigante aggiunto che porta con sé la voglia di essere lì, a condividere palco e serata, la voglia di far capire al pubblico che chitarra, voce e quattro briganti con te hanno il potere di elettrizzare l’umore di chi ascolta.

Il cambio palco è rapido; l’unica vera necessità di tempo è il cambio d’impostazione della batteria fra batterista mancino e destro, ma in poco tempo arriviamo alla seconda band della prima serata, quella di Dany Franchi. Il giovane chitarrista e cantante è ligure di origine, ma cittadino del mondo come bluesman; infatti, è uno dei migliori giovani talenti riconosciuti a livello internazionale e, poco prima dell’avvento del Covid, è riuscito anche a incidere il suo lavoro più recente, “Problem Child”, proprio a Austin, in Texas, patria del Blues texano.

Lui rimane fra i pochi musicisti italiani che sono riusciti a ottenere il permesso di lavoro in ambito musicale negli Stati Uniti e le collaborazioni con alcuni nomi importanti come Ronnie Earl, Kim Wilson o Bob Corritore sottolineano il groove che vive in questa giovane speranza per la musica. Con lui, ci sono Marcello Borsano alla batteria, rientrato nella formazione senza neanche il tempo di provare, ma che ha sempre trovato il tempo e i tocchi giusti per lasciare almeno il dubbio che fossero, invece, decenni consecutivi di serate passate a suonare sempre insieme. Io ancora non ci credo che sia rientrato senza provare neanche una volta (ovviamente, sto scherzando); Michael Tabarroni al basso che è un’altra certezza di tocco e stile. Il Blues deve essere accompagnato e sostenuto dal basso che è quell’amico fedele che sa sempre mettersi in disparte nel momento giusto, ma tu riesci a fare il passo giusto solo perché sai che lui è lì, pronto a sorreggerti e a infonderti sicurezza; Michael conosce questo punto e lo esprime perfettamente e con carisma. Manuel Ghirlanda, invece, è il confidente e consigliere; il dialogo che crea con la chitarra di Dany Franchi è una telepatia aliena che stranamente è comprensibilissima anche a noi umani.

Manuel entra in sintonia con la tastiera Yamaha con la stessa carezza che si desidera fare a un’amante e i brividi che arrivano sulle variazioni basso-alto nel momento dello slow blues non sono per niente “gone”, sarebbero ancora qui anche per BB King. Dany Franchi è uno di quei regali più sorprendenti e inattesi che si ricevono nella vita: un giovane cresciuto a pane e Blues e che, poi, ha aggiunto anche gli ortaggi, perché il sapore della terra è l’humus di questa musica. Le canzoni dell’album, come “Wanna Know” o “Give Me A Sign”, o i tributi a Magic Sam, con anche “All Your Love” e ogni singolo istante creato col pubblico sono stati ispirazione di sollievo e benessere e la base per un gran finale di serata con tutti i musicisti sul palco. Momento di Rock’n’Roll anni ‘50, dove le chiappette, in qualche modo, dovevano sfogarsi, anche per festeggiare il compleanno del presidente dell’Associazione, Giancarlo Marracci.

Domenica 13 febbraio

Sappiamo tutti che esistono incontri o situazioni che cambiano la vita o, almeno, la prospettiva che abbiamo di essa. Fra questi incontri e queste situazioni, possiamo inserire i momenti con alcuni artisti, o con persone che arricchiscono la nostra anima, oppure consideriamo i concerti. Bene, Fabrizio Poggi, musicista protagonista della seconda serata del Lucca Acoustic Blues Festival 2022, è in sé tutto questo. Nella sue sincere umiltà e umanità, di cui, forse, nemmeno si rende conto, è un uomo e un artista in grado di cambiarti la vita, le prospettive e le chiavi di lettura sul mondo. Lui e la band non creano solo un concerto blues, ma permettono al Blues di modellare il proprio miracolo. Lo stesso Poggi dice “Il grande miracolo del Blues è che è capace di toccare ogni cuore. Il blues è per tutti. Palco e platea non esistono; siamo tutti connessi”. Detto, fatto.

Questo non è un concerto Blues, è un racconto Blues. In un live con Fabrizio Poggi, sembra di assistere a uno spezzone di “From Spirituals To Swing”, quando le canzoni venivano anche raccontate, non solo suonate e cantate; quando avevano una motivazione che voleva essere espressa. Tutto è Blues e Poggi guida le emozioni come un direttore d’orchestra, con le sue espressioni, i suoi toni, la sua ironia, i suoi gesti e i suoi ritmi. Armonica e voce vibrano e comunicano, nel senso che mettono in condivisione, l’anima di un uomo segnato dalla vita e dal coraggio con cui l’ha saputa affrontare, fino ai successi delle nomine ai Grammy Awards e ai Blues Music Awards, fino ai 24 album pubblicati e alle tantissime collaborazioni con artisti di primissimo livello mondiale.

La Fabrizio Poggi Band gioca, sia nel senso profondo del termine, sia in quello leggero e spensierato, con il suo condottiero e sviluppa il suono per una serata immortale. Gino Carravieri, alla batteria, cela sotto la bombetta una mente e un cuore che vivono dei ritmi tribali e ancestrali da cui il Blues ha preso vita, instancabile motore per profonde navigazioni; Tino Cappelletti, al basso, è una gasolina sempre piena, esperienza e calore porgono il suo groove a un livello che farebbe tenere il tempo anche a un ballerino imbranato come chi scrive; Enrico Polverari è in grande spolvero (chissà quante volte gli avranno fatto questo complimento, me ne vergogno per essere l’esimo, ma è la verità), la sua chitarra è una voce che arriva diretta a trafiggere cuori, menti e pance e quando ti rendi conto di essere stato trafitto, è troppo tardi; sei preda del suo Blues. I quattro ragazzi hanno dato molto e credo che stiano crescendo bene. Si sono mossi su alcuni grandi classici come “Soul Of A Man”, “Checkin’ Up On My Baby”, “Bye Bye Bird”, ma anche canzoni originali di Fabrizio Poggi come “I’m On the Road Again”, scritta quarant’anni fa, ma sempre attuale e attuabile.

Concludendo, direi che è stata un’edizione veramente bella, curata in molti particolari, ma senza essere stucchevole. I complimenti vanno a tutti i collaboratori dell’Associazione del Lucca Blues Festival e a tutta la squadra che ogni anno, da quasi dieci anni, rende possibile tutto questo.

Giuro che ho provato a distrarmi per qualche istante, ho provato a staccare gli occhi e il cuore dal palco, lo faccio sempre, come controprova per comprendere la qualità di ciò a cui assisto; è un’abitudine di vita, più che di recensore, ma non ce l’ho fatta, avevo l’impressione che avrei perso qualcosa di troppo prezioso. Confesso che ero un bambino davanti al suo primo gelato al cioccolato … e non era quello di Pupo, ma quello di una storia Blues avvincente, emozionante e gratificante; era quello del Lucca Acoustic Blues Festival 2022.

Articolo di Daniele Gemignani, foto di Giulia Breschi

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