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Luppolo in Rock 2023 Day 3

Quella che ci aspetta è la serata davvero cattiva, una discesa agli inferi

Domenica 23 luglio è l’ultima delle tre avvincenti giornate dedicate e vissute in funzione della musica offerte dal Luppolo in Rock edizione 2023, a Cremona. Dopo le prime due serate in cui ci siamo saziati di band storiche e suoni ad alto voltaggio, quella che ci aspetta è la serata davvero cattiva, una discesa agli inferi, e si sa, il boccone migliore si tiene sempre per ultimo, la ciliegina sulla torta. Infernale è anche il caldo che martella sin dal primo mattino.

A pelle ho la sensazione che sarà una domenica impegnativa su vari fronti, e la sensazione si fa certezza quando, arrivata alle Colonie, vedo raddoppiato il personale di sicurezza, ronde di Polizia (che comunque è sempre stata presente per tutte le serate), e un flusso costante di persone, spuntano borchie, pelle nera, capelli lunghi e colorati, metallari di ogni generazione sembra abbiano deciso tutti di riunirsi tutti a Cremona. Gli ingressi non si fermeranno praticamente mai durante tutta la giornata, e all’ora degli headliner avranno raggiunto un numero esorbitante.

Slug Gore

Vi basti pensare che la folla giunta ad acclamare i primi opener del giorno è numerosa quanto quella di band storiche delle serate precedenti, e loro sono gli Slug Gore, giovanissima band Death/ Grind fondata a Ravenna lo scorso anno e che all’ attivo ha, per il momento, un solo ep, ” Extraterrestrial Gastropod Mollusc” uscito questo febbraio, ma già dai primissimi live ha saputo raccogliere un numero considerevole di fan affezionati e devoti, quelli che troviamo appiccicati in transenna sotto un sole che poco perdona.

Slug Gore

Incuranti del caldo, scatenatissimi e seminudi, aspettano la band mentre la security li annaffia a suon di acqua dalle bottigliette, un po’ per rinfrescarli, un po’ per tentare di arginare la loro esuberanza.
I primi a salire sul palco sono il vocalist Poldo e Danny Metal alla batteria, che sono tra l’altro due youtuber che non hanno bisogno di essere presentati, e che il delirio abbia inizio! Quindi, l’occasione è giusta per sudare sotto il sole delle ore 17: fa un cavolo di caldo, fate un po’ quello che vi pare, e sia chiaro che il linguaggio di Poldo è molto più diretto e primordiale del mio.

Slug Gore

I brani presentati parlano di lumache, oppure di vermi giganti per variare il tema, come in “Tremors”:i ritmi sono costantemente forsennati e il pogo è il più incontrollato e selvaggio che io abbia visto negli ultimi tempi, e dire che pensavo di averle viste tutte.

Slug Gore

Vietatissimi ai deboli di cuore, fragili di ossa, delicati di gusti. Ci avviciniamo alla fine del set, picchiatevi ancora un po’, aizza il frontman, ringhiando al microfono il titolo dell’ultima canzone, e brandendo una motosega, fortunatamente senza catena, fa scalpitare i suoi fan, li fa attendere e poi li lascia liberi di scatenarsi in una ennesima bolgia infernale, sorvegliati dalla security e annaffiati da bicchieri di birra lanciati qua e là: il battesimo di questa domenica rosso sangue.

Cripple Bastards

Seguono i Cripple Bastards, gruppo grindcore nato ad Asti nel 1988. Di grande maturità ed esperienza, compaiono sulla rivista inglese “Terrorizer” ai primi posti nella top 20 della discografia essenziale del Grindcore europeo di ogni tempo, dopo Napalm Death e Carcass, per intenderci.

Cripple Bastards

Gli artisti salgono sul palco mentre l’intro recita una citazione dal film “Bed Time” del regista Balaguerò: Felice: è proprio questo il mio problema, che io non posso essere felice. Non lo sono mai stato, nemmeno quando mi sono capitate cose belle, ed è alla fine di questa frase che il fondatore e leader Giulio “The Bastard”, appassionato di cinema thriller, fa il suo ingresso per bruciare con odio violento l’intera zona concerti, mitragliandoci i brani con brutalità e sguardo furibondo.

Cripple Bastards

Noi nel pit e i fan in prima linea ci prendiamo in faccia una scarica di growl gutturale e urla disumane, e ci sentiamo sempre di casa nel profondo degli abissi infernali mentre Giulio ci sputa addosso odio e veleno.
Il batterista Raphael Saini è spietato con le sue sfuriate che tolgono il respiro, tanto che drizziamo le orecchie a una pausa di silenzio non previsto: cambio rullante, ci ringhia Giulio, mentre Saini ci mostra il rullante che ha ceduto e si è rotto sotto la furia dei suoi colpi.

Cripple Bastards

Durante tutto il set gli artisti avranno tirato il fiato sì e no un paio di volte, così come il pubblico non ha mai smesso di darle, prenderle, venire annaffiati dalle bottigliette d’acqua e fare crowdsurfing, specialmente sulle note di “Misantropo a senso unico” e “Il tuo amico morto”, due tra i pezzi forti della band che i fan hanno urlato insieme al frontman.

Cripple Bastards

La temperatura si alza parecchio e non solo a causa del sole, poi i Cripple Bastards, alla fine della loro performance, si congedano velocemente con un saluto rapido e senza tanti fronzoli, mentre il pubblico è letteralmente steso e asfaltato.

Possessed

Cerco di ricompormi un po’ cercando ristoro all’ombra: chissà cosa mi aspetta adesso, penso tra me.
Mi aspettano i Possessed, band thrash/death metal californiana di San Francisco in attività dal 1983.
Di loro ricordiamo che, insieme agli Slayer, sono considerati il gruppo più influente per il Death Metal, tra le prime (o forse addirittura la prima) ad adottare il growl.

Possessed

Su di un palco rovente, inondato del sole del tardo pomeriggio, compaiono strizzando gli occhi i musicisti, seguiti dal loro leader Jeff Becerra. Chi non conosce la storia di Jeff, da sempre colonna portante del gruppo, resta un pochino in soggezione vedendolo entrare in sedia a rotelle, sulla quale vive da oltre trent’anni.

Possessed

Poco più che ventenne, venne derubato da due tossicodipendenti e poi colpito da due colpi di pistola: il primo proiettile gli perforò il polmone, bloccandosi sulla parte interna della colonna vertebrale, il secondo invece colpì la mano, e fortunatamente la pistola si inceppò quando gli venne anche puntata alla testa. La paralisi che ne consegue decreta lo scioglimento dei Possessed nel 1989, e per Becerra seguirono anni tragici anche a causa di alcool e droga, salvo poi risorgere dalle proprie ceneri nell’aprile 2007, riformando i la band e salendo sul palco del Wacken Open Air sulla sua sedia a rotelle. Poterlo vedere così da vicino stringe il cuore: l’autore ribelle di testi oscuri e satanici appare nella sua fragilità, il corpo, seppur ricoperto di aggressive borchie nere e tatuaggi, è magro e fragile, a volte ha difficoltà di movimento. Indossa una benda nera sull’occhio che gli sta dando problemi.

Possessed

La prima cosa che fa, sigaretta in bocca, è prendere lentamente il cellulare per riprenderci live mentre lo omaggiamo tutti con calore. Si sposta davanti al ventilatore e parla ai fan, anche se io non capisco mezza parola, dato che l’ovazione che ne segue copre qualsiasi altro suono. Personalmente non l’avrei fatto esibire sotto un sole così diretto, avrei aspettato un’ora più fresca, ma dopo l’inferno che ha attraversato non saranno certo i raggi del sole a spaventarlo. Sarà anche segnato nel fisico, un leone furente intrappolato in un corpo che non gli obbedisce, ma lo sguardo di Jeff la dice tutta: lui è lì, è sempre stato lì, un vero veterano del Metal.

Possessed

Si inizia con ” No More Room In Hell”, dall’ album “Revelations Of Oblivion” del 2019. Vengono eseguiti anche grandi classici dall’ album di debutto “Seven Churches” del 1985, come “Pentagram”, che si distingue per le memorabili incursioni sulle note alte. Becerra canta con voce vigorosa, muovendosi a tratti sul palco, e non ha perso quel ringhio feroce che è diventato famoso fin dal primo giorno con i Possessed, lo dedica spesso alle prime file ed a noi nel pit. Mi ha regalato un breve, intenso momento, quando ci siamo intercettati a vicenda, con solo il ventilatore tra me e lui: continuando a reggere la macchina fotografica con una sola mano, con l’altra gli faccio il gesto di horns up, Jeff… e lui lo fa, fissandomi con sicurezza e fierezza, per poi dirmi con lo sguardo che elemento che sei. Una manciata di secondi che porterò per sempre con me.

Possessed

La caratteristica nobile di Becerra è che possiede ancora il cuore, l’anima e la gratitudine di essere sul palco. Interagisce spesso e osserva i fan che si dimenano in un headbanging spericolato. All’inizio chiede al pubblico stesso come fosse il suono, dicono che sia solito fare così durante i suoi concerti! Un leader indiscusso che farebbe rabbrividire gli esorcisti, ma che si dimostra estremamente attento ed amichevole con i fan: ti adoriamo, Jeff.

Possessed

Ancora una volta ci osserva assorto, alla fine del set, poi chiede: One more? E One more song, one more song! reclama il pubblico accaldato, furibondo, impegnato a farsi riprendere dalla security e a far sperare noi che la transenna regga tutta quella foga, quel pogo, quel delirio che Becerra e i suoi compagni scatenano a suon di riff e mazzate di batteria. Adesso te lo dico io, che elemento che sei.

Soulfly

I fan prendono ora un po’ di respiro mentre il palco viene allestito per la quarta band, i Soulfly, che sono ardentemente attesi e chiamati a gran voce. La band di Max Cavalera, che conosciamo per aver fondato i Sepultura nel 1984, è sempre emozionante da vedere dal vivo. Max è l’epitome di una rock star con tutte le carte in regola; umile e alla mano, sembra vivere e respirare musica a ogni passo. Molti fan si arrampicano sulla transenna sperando di vederlo ancora più da vicino, alcuni chiaramente stanchi, ma troppo testardi per rinunciare al loro posto.

Soulfly

We are going to show Italia what a Soulfly show is all about! Tuona Max al suo microfono decorato di munizioni. Credo che chiunque non abbia mai smesso di saltare da lì in poi, il ritmo è serrato, le casse vibrano talmente forte da sentirle rimbombare fin nelle viscere, e non esagero; si vedono volare bicchieri, spruzzi d’acqua, chi fa crowdsurfing e chi letteralmente sulla gente ci si rotola, braccia e pugni alzati alternati, qua e là, da gambe nude e piedi al vento: l’anarchia regna sovrana mentre Zyon Cavalera, figlio di Max, si impegna ad infrangere il muro del suono con le raffiche dei suoi tamburi.

Soulfly

La scaletta della serata è ricca ed esplosiva: il nuovo chitarrista Rizk non si risparmia su assoli, lead e shredding, accompagnandoci in quella che è una galoppata a velocità folle su ritmi tribali; troviamo brani tratti dall’ultimo lavoro dei Soulfly e che dà il nome al tour che li vede impegnati in molte date in giro per il globo, “Totem”, dodicesimo album in studio pubblicato per Nuclear Blast il 5 agosto 2022, arrivato dopo l’uscita di scena dello storico chitarrista Marc Rizzo.

Soulfly

“Superstition” fa battere forte il cuore ai fan che li seguono da sempre, volumi assordanti e brutali  la contraddistinguono; “Scouring The Vile” è  feroce come un animale selvaggio, Max qua enfatizza molto le sue origini death, rabbiosamente entusiasta; Zyon distrugge il suo kit senza remora alcuna. Si cavalca anche a ritroso nel tempo, con “Eye For An Eye” , “No Hope = No Fear” e ” Bleed”, dall’album “Soulfly”, primo full lenght della band uscito nel 1998.

Soulfly

Circle pit right now! comanda Max mentre tutti aspettavano di tornare un attimo a respirare, e invece si va a concludere con “Jumpdafuckup”, brano tratto da  “Primitive” del 2000, primitivo come il nome dell’album, che fa urlare, esaltare, infuriare i fan, scuotere i corpi in una danza primordiale.

Soulfly

Che dire, dopo l’esibizione dei Soulfly che danno l’impressione di poter andare avanti a massacrarci per tutta la notte ancora, i fan si trascinano chiamando a raccolta le forze rimaste per applaudire Max che indossa la maglia ufficiale della U. S. Cremonese, da lui richiesta e consegnatagli prima del live.
Sorride Max, ancora pieno di grinta; io decisamente meno. Tutto sommato ci è ancora andata bene, non ci sono arrivati fan in testa nel pit, si rallegra con me un collega fotografo. C’è sempre tempo per concludere in gloria questi tre giorni, penso tra me; avevo ragione e ancora non lo sapevo … ma questo è un altro articolo.

Soulfly

Articolo e foto di Simona Isonni

Soulfly




















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