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Måneskin live Firenze

Musicisti generosi, freschi, senza paura

Tra le date del “Rush! World Tour” (e davvero di world tour si può parlare, oltre a tutta Europa dal Giappone al Canada, dal Cile a Singapore, e molto di più), i nostri globetrotter paladini del Rock de’ noialtri sono passati anche da Firenze, città che ha visto, come altrove, una doppia performance consecutiva, 20 e 21 marzo. Tornano a distanza di cinque anni, quando li vedemmo sul palco di un club esibirsi giovanissimi, ancora immaturi, ma con una determinazione forte e chiara. Dai piccoli club a urbi et orbi, e tante, tantissime chiacchiere intorno al loro successo planetario, da molti attribuito meramente allo staff della Sony Music, e/o alla fortuna. Errato, o meglio, non del tutto corretto. I Måneskin sono una band reale, con i controcoglioni, suonano davvero, hanno capacità, grinta, unità, e tra i sani valori quello dell’amicizia. Ingrediente non solo “romantico”, quest’ultimo, ma funzionale a quello che hanno da esprimere. Non posso annoverarmi tra la loro schiera di fan sfegatati, alcuni loro brani mi piacciono molto, altri meno, soprattutto quelli dell’ultimo lavoro, troppo impiastricciato da super-produzione, peraltro non necessaria, secondo me.

Ma sono decisamente contenta di poterli vedere in questo loro momento all’apice, e farmi un mio parere senza pregiudizi.  Mentre attendo l’inizio del concerto nella seconda serata fiorentina, noto che la diceria che siano un gruppo per ragazzini viene subito sfatata; certo, ci sono molto giovanissimi, ma l’età del pubblico è mediamente alta, intorno a me ci sono diverse signore settantenni, con pinze in testa e maglioncini leopardati, scatenate al limite del molesto. E questo potrebbe anche non sorprendere, i loro testi destinati ai giovani sono pienamente validi anche per chi è giovane dentro, perché, si sa, Rock’n’Roll keeps you young … e allora se in “Vent’anni” si dice Dagli occhi di chi è puro siete soltanto codardi, qualcuno di noi resta puro per tutta la vita (anche se è dura).

Il palco è coperto da un enorme telo, che servirà in retroilluminazione per l’apertura del concerto, davvero d’effetto. Ma il primo elemento che impressiona, appena Thomas, Ethan e Victoria toccano gli strumenti per un intro strumentale, è il suono: potente, pulito, perfetto, perfettamente equilibrato, sin dall’inizio. In particolare, il suono della batteria è impressionante, mai sentito suoni così ben fatti dentro un palazzetto dello sport, che per i concerti non è nato e mai sarà davvero adatto. Il telo cala, come un sipario che si apre, ed è un boato accoglie i Måneskin. Due ore di musica a stecca, con pause praticamente inesistenti, e poche chiacchiere, a parte qualche incitamento di Damiano a fare più casino possibile. Ma non pensiate che le poche chiacchiere significhino scarsa interazione ed empatia con il pubblico, perché loro vanno oltre la comunicazione verbale, dove il non verbale e il paraverbale si fondono in un unicum genuino, da manuale della comunicazione efficace, va dritto al coinvolgimento totale, facendo di questo concerto una vera esperienza musicale non sterilizzata, non stereotipata, non ingessata e normalmente somministrata.

E il palco non ha fronzoli, niente vezzi, tutto nero, pedana per la batteria, due ampli Marshall per la chitarra a destra e due ampli Ampeg a sinistra per il basso, le due pedaliere per gli effetti, un’unica asta (spesso tolta) per microfono. Un solo maxi (ma non troppo) schermo verticale alla destra, nient’altro, se non un fantasmagorico impianto luci, una piramide che li sovrasta e valorizza ogni momento dello show. C’è però un dettaglio importantissimo ai lati del palco, non decorativo ma funzionale: due piccole scalinate, che vedranno Damiano, Victoria e soprattutto Thomas calcarle per buttarsi tra il pubblico, continuamente.

Ecco, questa è la cifra del loro essere musicisti generosi, freschi, senza paura: inizia Damiano scendendo giù, salendo sulla transenna per buttarsi nel primo stage diving, arriverà quasi a metà della platea, continuando a cantare. Segue Thomas, che si lancerà più e più volte in mezzo al pubblico, senza mai, dico mai, mancare una nota; l’abbiamo visto sparire inghiottito in mezzo ai fan per canzoni intere, senza riuscire, e io mi trovavo in tribuna affacciata proprio vicino alla platea, a localizzarlo, ma sempre sentendo le sue sei corde, senza mai uno sbaglio, una défaillance. Passa anche molto tempo a suonare nel pit di servizio sotto palco, molti assoli provengono di lì, da appollaiato sulle transenne. Lo vediamo anche navigare in lungo e largo dentro la platea trasportato sulle spalle di uno degli addetti alla sicurezza. Mi emozionano per questa totale generosità di se stessi, divi-antidivi, che ricercano il contatto fisico della massa, senza filtri. Stage diving ancher per Victoria, sempre sorridente.

Poi c’è l’interazione sul palco, tra loro, in particolare tra Thomas e Victoria, ma di questo conoscete già tutto, li avete visti in qualsiasi performance televisiva, sono proprio così, si cercano, si lanciano sguardi complici. Hanno una sintonia totale, frutto non solo dell’amicizia sincera che li lega, ma cementata da evidenti ore infinite di prove insieme (penso abbiamo lasciato la cantina ma questo cambia poco).

Come già saprete, al centro della serata c’è un piccolo set acustico di tre brani, si svolge su un minuscolo palco, poco più di una pedana rialzata con due fari gialli appoggiati a terra, alle spalle della cabina di regia mixer e luci; dopo alcuni brevi minuti di silenzio sul main stage, appaiono Damiano e Thomas da soli per “Torna a casa”, “Vent’anni” e la cover di “Amandoti” dei CCP. Una situazione molto intima e soffusa, che sposta la massa della platea da una parte all’altra del palazzetto. Appena termina l’ultima nota, i fari si spengono e immediatamente si riaccende il palco grande, con un assolo di batteria e basso davvero d’impatto; pochi minuti e Damiano e Thomas sono di nuovo lì per “I wanna be your slave”, uno dei brani con più tiro, e l’unico ripetuto nell’encore.

Il concerto si chiude con “Cool Kids”, e come dice Damiano sappiamo che questo momento, quello degli addii, non vi piace, allora vogliamo fare una cosa speciale, qualcuno di voi salirà sul palco con noi! E così una trentina di ragazzi delle prime file, quelli che hanno dormito davanti al palazzetto già dalla sera prima per conquistarsi questa postazione (e la notte è ancora parecchio fresca e umida a Firenze), salgono per fare una festa, prima gli abbracci a tutti quanti, che ovviamente continuano a suonare senza perdere colpi e sorridendo, poi inizia una danza spontanea davvero gioiosa, sembra di vedere la sigla di “Saranno famosi” (il telefilm) tanto è l’entusiasmo, addirittura una ragazza si stende sul palco sotto Vittoria che le si accovaccia sopra. Tornano poi per un breve encore, e prima di ripetere “I wanna be your slave” è il turno dell’ultimo successo, “The loneliest”, dove Thomas si cimenta anche con l’EBow, in modo perfetto, magistrale.

Niente selfie dal palco, niente inchini finali, niente dei soliti rituali ormai di tutti: Victoria e Thomas appoggiano le loro corde a terra davanti ai loro ampli lasciando innescare il larsen, che li accompagna verso il retro palco; a questo punto Ethan, per la prima volta, scende dalla batteria, che ha pestato duro tutto il tempo, si affaccia a bordo palco per lanciare le bacchette, per poi sparire anche lui nello sfondo nero.

La magia si è compiuta; un concerto da urlo, posso dirlo senza che mi offendiate? Usciamo sgocciolando sudore, sfoderando sorrisi, e sperando che i Måneskin vadano avanti così, e che tornino live ancora, e ancora, e ancora.

Articolo di Francesca Cecconi

Set list Måneskin Firenze 21 marzo 2023

  1. Don’t Wanna Sleep
  2. Gossip
  3. Zitti e buoni
  4. Own my mind
  5. Supermodel
  6. Coraline
  7. Baby Said
  8. Bla Bla Bla
  9. In nome del padre
  10. Beggin’ (The Four Seasons Cover)
  11. Timezone
  12. For your love
  13. Gasoline
  14. Torna A Casa (acoustic)
  15. Vent’anni (acoustic)
  16. Amandoti (Cccp – Fedeli Alla Linea Cover) (acoustic)
  17. I Wanna Be Your Slave
  18. La Fine
  19. Feel
  20. Mark Chapman
  21. Mammamia
  22. Kool kids
  23. The loneliest
  24. I Wanna Be Your Slave
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