Red Hot Chili Peppers live Firenze Rocks

Un concerto eclettico come ti aspetti da questi artisti eclettici

Red Hot Chili Pepper

18 giugno 2022, pronto per assistere alla terza giornata del Firenze Rocks per una delle band più chiacchierate del Rock mondiale. I Red Hot Chili Peppers sono nati un anno dopo la morte di Lester Bangs, un periodo dove il movimento punk hardcore e la Paisley underground scossero la subcultura americana, nel loro caso quella californiana – non tutti sanno che Flea prima dei Red Hot Chili Peppers ha fatto parte per un solo album dei seminali Fear.

I primi album, i migliori secondo chi scrive, sono il frutto oltre che del talento di un mix di follia adolescenziale/giovanile e dell’abuso di droghe, attitudine che negli anni ‘90 hanno fatto fatica a mantenere, vuoi per la maturità anagrafica, vuoi per un ripetitività delle soluzioni inevitabili in una musica di genere come la loro. Dopo “Mother Milk” la band ha subito un progressivo ridimensionamento della carica iniziale dovuta all’inevitabile maturità acquisita e alle varie riabilitazioni. Da “Stadium Arcadium” in poi il gruppo ha come tirato il fiato, una specie di nuovo inizio ormai al sicuro dalle richieste del music business e non più condizionabili dalla filosofia superficiale e totalmente devota al guadagno della Los Angeles che li ha fatti crescere.  Con queste paturnie in testa mi incammino quindi verso il luogo. Al mio arrivo la situazione è molto più movimentata rispetto a quella coi Green Day, dentro l’arena ci sono tante persone a torso nudo, un chiaro omaggio a Kiedis.

Alle 21:30 Flea, Chad Smith e Frusciante entrano sul palco e cominciano a scaldare l’aria con una lunga intro funky rock acidognola. Il concerto parte col classicissimo “Can’t Stop” e rimango letteralmente sconvolto da come Flea, per l’occasione con calzettoni a strisce rosa trasversali, picchi come un dannato su quel basso che fino a questo momento avevo visto suonare solo su YouTube. In “I Like Dirt” Frusciante dà sfoggio di un solismo che urla a gran voce anni ’60 e dopo “Acquatic Mouth Dance” Flea si mette a gigioneggiare col basso subito prima l’inizio di “Hey Oh”, la canzone con la chitarra che suona 13 note al secondo.

Con “Right in Time” entriamo in territori decisamente più heavy, quasi sabbathiani se non fosse per la chitarra dai toni arabeschi, attesissimo il sentire live i brani tratti dall’ultimo album, performance dove Kiedis sta più a suo agio in tutta la scaletta, traspare proprio la sincerità e il sentimento versato in quelle note. Durante “Give It Away” la folla letteralmente esplode e una ragazza affianco a me si commuove. Il concerto finisce con le fucilate di “By The Way” e io me ne vado via felice di aver visto live un pezzo di storia della musica.

Articolo di Giorgio Cappai

Foto Firenze Rocks Official / Di Vincenzo, Marenda

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