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Slam Dunk Festival 2026

Sul palco: Knocked Loose, Boston Manor, Paleface Swiss, Stand Atlantic, Gorilla Biscuits, Hawthorne Heights, Holywatr, Fiks, Raw Power, Shoreline, WEL

Il 1 giugno Hub Music Factory ha portato al Circolo Magnolia ancora una volta l’edizione italiana dello Slam Dunk Festival, appuntamento consolidato per gli appassionati di Punk, Hardcore, Metalcore e Alternative Rock, con una line-up distribuita tra Main Stage e Stage 2. Fin dall’apertura dei cancelli era evidente come il pubblico vivesse il festival in modi differenti: da una parte chi si spostava continuamente tra i due palchi per non perdere neanche un’esibizione, dall’altra chi aveva già scelto una posizione strategica davanti al Main Stage in attesa dei nomi più attesi della giornata.

WEL

Ad aprire le danze sul palco secondario sono stati i WEL, capaci di portare immediatamente sul festival l’energia del Punk italiano. La band ha saputo coinvolgere il pubblico, grazie ad una presenza scenica dinamica e a un frontman costantemente in dialogo con le prime file.

Shoreline

Poco dopo è stato il turno degli Shoreline, che pur trovandosi davanti a una platea inizialmente più contenuta hanno compensato con una performance intensa e una notevole padronanza del palco. Il bassista, instancabile per tutta la durata del set, è stato uno degli elementi più riconoscibili di un’esibizione sostenuta da luci gialle, rosse e arancioni.

Raw Power e Fiks

Sul Main Stage i Raw Power hanno inaugurato la giornata con un set diretto e rumoroso, caratterizzato da un frontman costantemente in movimento. Il pubblico ha seguito con attenzione, premiando ogni brano con applausi convinti, mentre Fiks ha successivamente trasformato il palco secondario in uno spazio decisamente più imprevedibile.

Tra atteggiamenti volutamente provocatori e una fanbase particolarmente coinvolta, l’artista ha costruito uno show perfettamente coerente con la propria identità.

Holywatr

Con il passare delle ore anche l’atmosfera del festival ha iniziato a cambiare. Gli Holywatr hanno contribuito con una performance metalcore intensa e fisicamente coinvolgente, sostenuta da luci bianche e blu che hanno esaltato ulteriormente l’impatto dello show. La sensazione era quella di un festival che stava finalmente entrando nel vivo.

Hawthorne Heights

Sul palco secondario con gli Hawthorne Heights la partecipazione è stata evidente: cori, telefoni alzati e una platea pronta a cantare ogni parola hanno accompagnato una performance solida e coinvolgente. Se fino a quel momento il pubblico aveva alternato momenti di osservazione e partecipazione, con gli Hawthorne Heights il coinvolgimento collettivo è diventato uno degli elementi centrali della giornata.

Gorilla Biscuits

Alle 19 il Main Stage è stato invece travolto dall’arrivo dei Gorilla Biscuits. Il frontman ha scelto di comparire direttamente in transenna, senza passare dal palco, abbattendo qualsiasi distanza con i presenti. L’effetto è stato immediato: i primi crowdsurfer della giornata hanno iniziato a muoversi sopra la folla già dalle prime canzoni e l’energia sotto palco è cresciuta rapidamente attraverso pogo e movimento collettivo. Uno dei momenti che hanno segnato definitivamente il passaggio dalla fase pomeridiana alla parte più intensa del festival.

Stand Atlantic

Con l’arrivo della sera e il sole ormai basso, anche la componente visiva degli show ha assunto un ruolo sempre più importante. Gli Stand Atlantic hanno dimostrato di essere una delle sorprese più interessanti della giornata, trascinati dalla presenza scenica della loro frontwoman e da una band perfettamente a proprio agio sul palco. Il pubblico si è lasciato coinvolgere tra salti e partecipazione costante, mentre le luci alternavano rosso, verde e blu adattandosi ai diversi momenti dello show.

Paleface Swiss

A seguire, i Paleface Swiss hanno firmato una delle performance più travolgenti dell’intero festival. Fin dalle prime note la band svizzera ha imposto il proprio ritmo con una presenza scenica feroce e una capacità rara di costruire un legame autentico con il pubblico. Tra un brano e l’altro hanno contribuito a creare un clima di dialogo e partecipazione con i presenti che ha reso la performance ancora più intensa. Sul palco i musicisti si sono dimostrati inesauribili, sostenuti da un impianto luci capace di alternare blu, rosso, arancione e verde acqua in perfetta sintonia con la musica. Tra gli elementi più caratteristici dello show ha spiccato anche l’asta del microfono a forma di catena, dettaglio scenico estremamente efficace e perfettamente coerente con l’immaginario della band. Una performance capace di coinvolgere tanto i fan di lunga data quanto chi si trovava ad assistere per la prima volta a un loro concerto.

Boston Manor

Anche i Boston Manor hanno beneficiato dell’atmosfera ormai completamente notturna. Sul palco secondario la band ha costruito uno show intenso e partecipato, accompagnato da controluce e da un’alternanza di tonalità calde e fredde che hanno valorizzato ulteriormente la performance. Nonostante le dimensioni più contenute dell’area, il pubblico ha risposto con circle pit e pogo continui, confermando ancora una volta come il secondo palco non abbia mai rappresentato una semplice alternativa al Main Stage, ma una vera e propria anima parallela del festival.

Knocked Loose

A chiudere la giornata sono stati i Knocked Loose, attesissimi headliner dello Slam Dunk Festival. Fin dalla canzone d’apertura il pubblico ha risposto con entusiasmo, dando vita a crowdsurfing continui e mantenendo altissima l’intensità per tutta la durata del set. La band ha scelto di limitare al minimo le interazioni con il pubblico, lasciando che fosse la musica a parlare. Una scelta perfettamente coerente con la loro identità artistica e resa ancora più efficace da un impianto luci dominato da potenti effetti strobo e da un’atmosfera ormai completamente immersa nel buio. Il risultato è stato uno show aggressivo e coinvolgente, capace di chiudere il festival con la stessa energia con cui era stato atteso.

Lo Slam Dunk ha confermato la propria capacità di riunire anime diverse della scena alternativa contemporanea. Un festival in cui il palco secondario non si è mai limitato a fare da contorno e in cui ogni fascia oraria ha saputo offrire qualcosa di diverso. Una giornata che ha trasformato il Circolo Magnolia in un punto di incontro per migliaia di appassionati e che ha dimostrato, ancora una volta, quanto la musica dal vivo sappia costruire legami ben oltre la durata di un singolo concerto.

Articolo e foto di Laura Vecchio

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