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Status Quo live Monaco

Tre cose sono state perfette: prima la musica, poi la musica e infine la musica

Dio benedica il Rock ‘n Roll. Questa potrebbe essere la sintesi del concerto degli Status Quo e l’invocazione di tutti quelli che erano insieme a noi la sera dell’11 dicembre 2022 alla Olympiahalle di Monaco di Baviera. Nella splendida, innevata cornice del Parco Olimpico di Monaco a qualche grado – ma non tanti – sopra lo zero, si è tenuto un evento musicale di vitalità ed energia strepitosi.  L’Olympiahalle, la più grande sala al coperto di Monaco con una capienza massima di 15.000 spettatori, è una location classica per eventi sportivi e musicali. Qui si sono esibiti Rolling Stones, Pink Floyd, Metallica, Tina Turner solo per citarne alcuni.

Stasera siamo probabilmente più di 7.000, non mi azzardo a ipotizzare l’età media, ma il pubblico è composto da molti rocker adulti, con qualche giovane eccezione, a occupare quasi tutti i posti disponibili seduti e in piedi. L’atmosfera è di festa, tutti sono sorridenti, rilassati; molti indossano le magliette del “Out Out Quoing Tour 2022” degli Status Quo.  In giro ragazzi con buffi cappellini e bandierine per farsi vedere sopra la testa della gente vendono birra e cocktail freschi. Il palco è grande ma sobrio, posto a circa 4 metri di distanza dal grande parterre (qui chiamato Golden Circus), nessun megaschermo, nessun effetto visivo (e invasivo) a parte un ottimo impianto luci. Sul palco, dietro ad una prima fila di amplificatori Marshall, dei teli scuri coprono altri strumenti.

Alle 19:25 si spengono le luci e apre il concerto la Manfred Mann’s Earth Band con “Captain Bobby Stout” e “Martha’s Madman” cover dall’album “The Jerry Hahn Brotherhood” dell’omonima band (rispettivamente l’ultimo e il primo brano dell’album (1)). I Manfred Mann’s Earth Band sono ben più di una band di apertura e la loro performance ha la forza e la dignità di un miniconcerto (60′ esatti).

Manfred Mann’s Earth Band

Presentano una collezione dei loro pezzi più riusciti di sempre, tra cui le cover di “Father of Day, Father of Night” (Bob Dylan), “Davy’s on the Road Again” (John Simon) in un crescendo che arriva ai pezzi di Bruce Springsteen “For You” e l’incantevole versione di “Blinded by the Light” con Manfred Mann che, alzatosi dalle tastiere si piazza al centro del palco a cantare insieme a Robert Hart. Intrattengono il pubblico, lo caricano a dovere: professionisti solidi, suoni impeccabili, volumi ben bilanciati, mai eccessivi. Si chiude con “Quinn the Eskimo (The Mighty Quinn)” (Bob Dylan) ed è passata un’ora di puro divertimento tra i duetti di Mick Rogers alla chitarra e Manfred Mann alle tastiere, i giochi col pubblico del cantante Robert Hart. L’atmosfera si è scaldata e siamo certi che sarà una grande serata rock.

Si accendono le luci: è tempo di sistemare il palco per gli Staus Quo. Vengono tolti i drappi scuri e vengono allo scoperto i classici Marshall bianchi.  Non serve neppure un minimo sound (re-)check e alle 21:00 si riparte. Camicie bianche (unica eccezione Francis Rossi che si presenta con un panciotto scuro che presto si sfilerà) e pantaloni scuri, entrano tra gli applausi gli Status Quo. Tre pezzi di seguito “Caroline”, “Rain” e “Little Lady” danno un assaggio di ciò che ci aspetta: Rock ‘n Roll travolgente ed energico.

Francis Rossi saluta il pubblico, scherza sui ragazzi della birra (“chi sono, l’Esercito della Salvezza, oh no!?”, pronuncia qualche frase in tedesco. Spigliato, simpatico come d’altronde tutti i componenti della band che, anche mentre suonano ammiccano, giocano con pubblico, riempiono di musica e spettacolo ogni istante coinvolgendo tutti ma proprio tutti.

In “Softer Ride” “Andy” Bown lascia le tastiere e prende la chitarra (si alternerà più volte nel ruolo di chitarrista – corista e tastierista – corista durante il concentro) e tutti ballano, tutti cantano. Con naturalezza si procede con “Beginning of the End” e “Hold You Back”. Rossi ci coinvolge di nuovo e scherzando dice ho qui un pezzo di hardware tedesco che quindi si suppone funzioni bene … ma mi sa che non sia così tutti ridono di cuore: i bavaresi si lasciano prendere in giro, stanno al gioco. Parte “Rock ‘n’ Roll ‘n’ You” e “Twenty Wild Horses” e noto che c’è un uomo sorridente, calmo, seduto comodamente in mezzo al palco su di un ampio seggiolino di pelle. È Leon Cave, dal 2013 batterista degli Status Quo, che picchia come un fabbro e tiene il tempo come una macchina. Bacchette lunghe e pesanti, non perde colpi mai, neppure quando partecipa ai cori e si vede che quelle canzoni le ha cantate da ragazzino e si diverte un mondo.

I suoni sono perfetti: i ragazzi al mixer stanno facendo un lavoro egregio. Non si perde una nota, tanto che, anche nel più sfrenato Rock ‘n Roll, non c’è mai quell’effetto “marmellata” dove i suoni si rincorrono e mischiano in modo non piacevole. Il volume di ciascuno strumento, così come il volume dell’insieme sono ideali: mai troppo forti. Con “What You’re Proposing” fino a “Mystery Song” parte un medley strepitoso di 8 pezzi: la gente non riesce a star ferma, e tutti si lanciano in passi boogie più o meno riusciti.

Ancora Rossi interviene con ritmo e tempismo a far prender fiato alla band. Vengono ora i brani “The Oriental”, “In My Chair”, “Cut Me Some Slack” e infine “In the Army Now” dove si richiede che noi si facciano i cori. Il pubblico risponde volentieri, intonato e, a questo punto, anche un po’ roco.  È stato un viaggio velocissimo, senza interruzioni, senza ballate a spezzare il ritmo. Meraviglioso Francis Rossi che mima con il viso e con la mano i suoni dei suoi assoli: a vedere lui sembra che suonare così sia un gioco.

Gli ultimi pezzi sono davvero da gran finale “Roll Over Lay Down”, “Down Down” con il bassista John “Rhino” Edwards che corre a destra e a sinistra del palco per sorridere, salutare, ingaggiare la gente che risponde con entusiasmo. Naturalmente i tempi sono maturi per “Whatever You Want” e “Rockin’ All Over the World”. La band saluta ma rientra subito per il bis: “Don’t Waste My Time”.

Applausi, inchini e saluti, applausi a non finire. Che spettacolo! Dio benedica il Rock ‘n Roll. Tre cose sono state perfette: prima la musica, poi la musica e infine la musica. La musica protagonista, ben suonata, rispettata da tutti: sia dai musicisti che dal pubblico.

Lo spettacolo termina alle 22:50, dopo quasi tre ore di musica (due degli Status Quo e una dei Manfred Mann’s Earth Band). Le persone lasciano l’Olympiahalle sorridenti, parlando e ridendo forte. Si può dire una serata memorabile? Sì, credo proprio si possa dire: serata memorabile.

Articolo di Mario Molinari, foto di Francesca Cecconi

Setlist Status Quo Monaco 11 dicembre 2022

  1. Caroline
  2. Rain
  3. Little Lady
  4. Softer Ride
  5. Beginning of the End
  6. Hold You Back
  7. Rock ‘n’ Roll ‘n’ You
  8. Twenty Wild Horses
  9. What You’re Proposing / Down the Dustpipe / Something ‘bout You Baby I Like / Wild Side Of Life / Rollin’ Home / Railroad / Again and Again / Mystery Song
  10. The Oriental
  11. In My Chair
  12. Cut Me Some Slack
  13. In the Army Now (Bolland & Bolland cover)
  14. Roll Over Lay Down
  15. Down Down
  16. Whatever You Want
  17. Rockin’ All Over the World (John Fogerty cover)
  18. Don’t Waste My Time

Line up Status Quo: Francis Rossi chitarra solista voce / John “Rhino” Edwards basso voce / Andrew “Andy” Bown tastiera chitarra voce / Leon Cave batteria / Richie Malone chitarra ritmica voce

Setlist Manfred Mann’s Earth Band

  1. Captain Bobby Stout (The Jerry Hahn Brotherhood cover)
  2. Martha’s Madman (The Jerry Hahn Brotherhood cover)
  3. Father of Day, Father of Night (Bob Dylan cover)
  4. For You (Bruce Springsteen cover)
  5. Blinded by the Light (Bruce Springsteen cover)
  6. Davy’s on the Road Again (John Simon cover)
  7. Bis: Quinn the Eskimo (The Mighty Quinn) (Bob Dylan cover)

Line up Manfred Mann’s Earth Band: Manfred Mann tastiere voce / Mick Rogers chitarra voce / John Lingwood batteria / Steve Kinch basso / Robert Hart voce

(1) L’album “The Jerry Hahn Brotherhood” è del 1970 e i componenti della band erano: Jerry Hahn, George Marsh, Mel Graves, Mike Finnigan.

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