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Steve Kilbey live Firenze

Concerto di uno dei musicisti più influenti degli ultimi 40 anni

Credo che ormai si possa rivelare, visto che i diretti interessati ne hanno parlato approfonditamente attraverso il loro account sui social networks: Steve Kilbey (il bassista e cantante dei Church) e Hugo Race (c’è bisogno di specificare chi sia?) hanno appena finito di registrare un album insieme a Torre del Lago Puccini (LU), 18 canzoni per un totale di un paio d’ore di musica che magari non finiranno tutte nel prodotto finale ma che sono nate nelle tre settimane di residency in Toscana insieme al chitarrista irlandese Frank Kearns e al percussionista australiano Barton Price; nome della band Speed Of Stars, il disco che è ancora piuttosto lontano dal finire nelle vostre discoteche ma sappiate che succederà.

Anzi, magari ve lo racconteremo in anteprima noi di Rock Nation, visto che ho avuto il piacere di essere chiamato a testimoniare con foto e video la genesi e la realizzazione di questo progetto che, vi anticipo, è una bomba. Comunque, finite le registrazioni e terminato un minimo di editing, Steve Kilbey aveva un paio di giorni prima di rientrare in Australia, ed ecco che l’Associazione La Chute ha organizzato un concerto acustico per la serata di sabato 29 aprile, in una delle sedi abituali in cui hanno luogo i concerti fuori dall’abituale RedRum del Progesso, la Casa del Popolo dell’Impruneta, nei colli del Chianti fiorentino.

A parte la commozione nel vedere un’enorme stella rossa luminosa stagliarsi nel cielo coperto, la sorpresa è stata vedere quanti giovani e giovanissimi frequentino gli spazi della CdP, una bellissima struttura con due terrazze che hanno una vista mozzafiato sulle colline del Chianti. Quando Kilbey sale sul palco, verso le 22, l’auditorium è stracolmo di gente, con qualcuno che è venuto addirittura da Milano per non perdersi il concerto di uno dei musicisti più influenti degli ultimi 40 anni; imbraccia una Epiphone 12 corde e si presenta dicendo il suo nome e la sua data di nascita, dicendo che è uno dei membri di una band chiamata The Church e che il concerto attraverserà in ordine cronologico (quasi) tutti i singoli del gruppo.

Sessantanove primavere portate splendidamente, una voce che con gli anni ha acquistato ancora più corpo e profondità, attacca subito con una versione mozzafiato di “She never said”, raccontando che la prima volta che i Church la eseguirono fu davanti a 7 persone, e che conosceva personalmente ognuna di loro.

Qualche problema con il capotasto gli impedisce di eseguire un paio di canzoni, ma il repertorio dei Church è talmente vasto e ricco di canzoni bellissime che nessuno ci fa caso. Arriva anche il momento del gioiello “Under the milky way”, salutata da un’ovazione, ma anche di altri singoli splendidi come “Tantalized”, “Reptile” o “Summer deep” con i quali abbiamo passato tanti momenti negli anni passati. Unica deroga al tema della serata le due cover, una dei T-Rex ed una di Bob Dylan, Le faccio perché sono due canzoni che amo profondamente.

E quando dopo un’ora e tre quarti, e dopo un encore richiesto a gran voce dalle trecento persone che affollano la sala, Kilbey si augura di tornare e di rivederci tutti per un altro concerto, la sensazione è che forse non passerà troppo tempo: il disco degli Speed of Stars dovrà essere mixato, e magari qualche data del tour promozionale toccherà anche alla Toscana. I sogni a volte si avverano.

Articolo e foto di Michele Faliani

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