Sum 41 live al Lorenzini District Milano, 28 Gennaio 2020

Ad aprire il concerto dei Sum 41 sono gli Zebrahead, band Rapcore-Punk statunitense nata alla fine degli anni Novanta. Performance frizzante e apprezzata, nell’attesa degli headliner.

Sum41

Il pubblico era infatti al Lorenzini Distric per l’attesissimo concerto dei Sum 41, gruppo canadese esponente di punta del Pop-Punk mondiale, formati nel 1996. Dalla firma di un contratto discografico con la Island Records nel 1999, la band ha composto sette album in studio, due album dal vivo, una raccolta e tre EP. La serata inizia con la prima traccia del loro nuovo album, “Turning Away”, per continuare con brani più di nicchia, in omaggio ai fan storici e i loro primi album, quali “ The Hell Song” e “Motivation” che li hanno resi famosi a livello mondiale.

Sum41

A metà concerto Deryck Whilbley, storica voce , chitarra ritmica e pianista della band, scende in mezzo al pubblico per cantare “Pieces”, uno dei brani più apprezzati dai fan. Un lungo momento di silenzio, poi la band alza le mani al cielo mostrando il numero “24” e invita anche il pubblico a partecipare: parte “Fat Lip”  dedicata Kobe Bryant, grande giocatore di basket appena scomparso.

Poi ancora un omaggio, stavolta ai Queen  con una versione più veloce e più punk di “We Will Rock You”  che ha portato grandi emozioni tra il pubblico, in estasi per tutta la durata del concerto, tra i nuovi e storici brani.

Sum41

I Sum 41 chiudono il concerto con “Never There”; la band ringrazia il suo caloroso pubblico le luci si accendono e i fan iniziando ad uscire, fino a quando si spengono nuovamente le luci  e la band esce sulle note di “So Long Goodbye”, così da salutare il suo pubblico con una meravigliosa ultima canzone a sorpresa.

Set list

Turning Away

Hell Song

Motivation – Bitter

Over My Head

All To Blame

War

Out For Blood

Death In Family

Walking Disaster

With Me

No Reason

Fake My Death

45

SBM

Underclass

Catching Fire

Pieces

People Vs…

Fat Lip

Still Waiting

We Will Rock You

In Too Deep

Never There

So Long Goodbye

 

Articolo e foto di Giulia Guccione