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Verdena live Padova/Firenze

La band non solo ha voglia di suonare, lo vuole fare ribadendo l’importanza della loro presenza nel panorama musicale italiano

Padova 13/11/2022

Serviva il ritorno dei Verdena. Ne sono sempre più convinto. E questo tour, il primo dopo sette anni di silenzio, lo sta confermando. Non solo nei numeri, dato che ogni tappa è da tempo sold out, ma anche nella qualità del suono e della proposta musicale. “Volevo Magia”, l’ultimo album uscito (la nostra recensione), conferma uno stato di grazia della band bergamasca. Il tempo è sempre felice alleato in questo caso. Sette anni sono serviti per affinare una materia che grezza ormai non lo era più, ma che necessitava di affinamento. La differenza fra i nuovi brani e quelli del glorioso passato, in questo giro di live, è evidente. Le nuove canzoni appaiono ancora più mature e ricche di sfumature. Quelle del passato non stonano, ma sembrano avere meno potenza energetica delle nuove composizioni. Una differenza non di poco conto, se si considera che lo show in questione è una carica di pure energia rock, a tinte molto forti.

La data che ho visto è quella di Padova, particolare non secondario, e capiremo il perché. Il Geox domenica 13 novembre era letteralmente pieno come non mai. Solo l’ultimissima fila, dei posti a sedere, aveva qualche posto vuoto. Senza tanti forse, chi era seduto lì era da tempo fuggito, e si era messo nel mezzo del parterre. Il concerto inizia, senza orpelli e in modo diretto, con un trittico preso direttamente da “Volevo Magia”: “Pascolare”, “Crystal Ball” e “Dialobik”. Subito è chiaro un fatto: il ritorno sul palco è per orecchie e stomaci forti. I limiti fra Rock, Punk e Grunge made in Italy sono molto labili.

L’impatto sonoro è destabilizzante. La parte ritmica, quanto meno al Geox, dove in questo caso l’audio non è dei migliori, sovrasta tutto, e il basso picchia sul petto, insieme alla grancassa. La voce arriva più distorta di quanto lo sia in realtà. Le tinte e le luci sono dark (molto più di quanto si è visto, di recente, nel tour dei Cure), e il ritmo incalzante, e sincopato, di “Pascolare” aiuta. Quanto era bello quell’incedere che porta poi alla scritta “Verdena” che risplende alle spalle della band. Molto scenico, pur se con poco, dato che si tratta di una scritta oro su sfondo nero. Poco importa comunque, davvero. Quello che si vede e si sente è pure energia che viene gettata in pasto ai fan.

Le luci ricordano altri show (dai Low, con gli schermi dietro che lanciano colori, ai Queen di Live Killers, con i fari a volta di botte, fino alle sale underground degli inizi di carriere), ma è l’ambientazione buia e cupa, con cambi repentini di luci, che cattura. Era proprio così, un tempo, nei club, nei piccoli teatri tenda, e nelle sedi più disparate, quando cioè non c’erano le luci vere, ma solo impianti posticci. Quell’effetto sotterraneo, clandestino, ruvido, viene così riproposto nella messa in scena (e non solo direi). Ciò che cambia è la quantità di pubblico presente. Che però, nel caso di Padova, non paga in termini di valore aggiunto allo show.

Il Veneto, e in particolar modo Padova, sono piazze dure. Santana, proprio al Geox, nel piazzale all’esterno, si era pure stizzito. Qui, tolto qualcosa nelle prime file, si assiste allo show in modo troppo composto. I fan sembrano invecchiati. C’è attesa, e la si percepisce nell’aria, e all’ingresso. Tuttavia, quando lo show parte il pubblico resta fermo, come se fosse al cinema. Anzi, nelle retrovie, dove mi trovo per evitare un pogo che, purtroppo, ci sarà poco nel prime file, c’è anche chi ascolta guardando e aggiornando i social. Peccato, davvero. Solo nelle prime file sembra che il tempo non sia passato per il vecchio zoccolo duro dei fans L’elemento condivisione, dunque, a Padova è mancato. Non quello però dell’energia scatenata e lanciata dai Verdena.

Come si diceva, il trittico iniziale fa capire che la band non solo ha voglia di suonare, e di tornare sul palco, ma lo vuole fare ribadendo l’importanza della loro presenza nel panorama musicale italiano. Nella nostra intervista i due fratelli avevano minimizzato il ruolo di guida del Rock alternative che tutti gli vanno ad attribuire. Visti dal vivo, invece, c’è da dire grazie a questi musicisti che si presentano come ci avevano lasciato. C’è l’aggiunta di alcuni suoni che sono stati messi negli arrangiamenti del nuovo lavoro, ma nulla di più. In ogni caso la differenza fra la maturità sonora di “Volevo Magia” e gli altri album è evidente. La band lo sa bene d’altronde, e l’ossatura di questa prima parte del tour, con piccole variazioni ogni sera, è quella dell’ultimo album. A Padova, infatti, si pesca poco nel passato remoto, ma si resta in tempi più recenti.

Anche se mancherà completamente “Endkadenz vol. 2”. Il grande classico “Il suicidio dei samurai” è presente solo con “Luna”, primo brano che spezza il ritmo, con “Starless” (da “Solo un grande sasso”) e “Don Calisto” (da “Requiem”), di un inizio davvero dirompente, e a tinte quasi punk, per potenza di suono. Solo “Chaise longue”, singolo anomalo di “Volevo Magia” aveva fatto rallentare un ritmo serrato e martellante. Suono e musica hanno portato tutti non solo nei migliori anni ’90 e ’00, ma in quella linea rock made in Italy che va dalle esperienze dei C.S.I, e dei lavori promossi come Consorzio Produttori Indipendenti, e poi come dischi del Mulo. Dai migliori Marlene Kuntz, insomma, fino a quelli che potevano essere, per certi versi, gli eredi dei Verdena, e cioè “Il teatro degli orrori”. Eppure quella linea non ha retto, e ha permesso l’avanzata delle armate dell’hip hop e, soprattutto, del commerciale. I Verdena, invece, ribadiscono che il rock non è morto; che ancora si può e si deve fare; che è ancora un linguaggio vivo, e che servono buoni esempi capaci di andare oltre le piccole realtà. Non serve essere mainstream, e ammorbidire i suoni. Allo stesso tempo, però, serve essere connessi con i tempi che cambiano.

La seconda parte dello spettacolo di Padova, con pezzi ben sapientemente mescolati fra “Volevo magia” e il doppio “Wow” e ““Endkadenz vol. 1”, ribadisce infatti che il rock ha ancora margini di ripresa della scena. I suoni, pur se meno duri della prima parte (bellissima e intensa per chi scrive, e tirata tutta d’un fiato), fanno capire che chitarra, basso e batteria sono ancora l’alchimia perfetta. Serve crederci però, e non piegarsi alle logiche dell’ammorbidire per piacere ai più.

Certo, a vedere il pubblico di Padova c’è da chiedersi se non sia questo, in realtà, il problema della crisi che vive questo genere musicale. Forse ci siamo assuefatti. Forse non sentiamo più il bisogno che la musica sia non solo sottofondo, ma occasione di pensiero; fonte di disturbo disturbante a sua volta. I Verdena ce lo hanno ricordato, e lo stanno facendo con questo primo tour che rompe un silenzio troppo lungo. Di certo c’è che, dato il pubblico di cui si diceva, la parte dei bis invece rianima la platea. La scossa arriva, finalmente. La dose di Rock somministrata per quasi un’ora e mezza ha risvegliato gli animi, e ha dato i suoi buoni frutti. L’urlo, al ritorno sul palco della band, dopo la piccola pausa, è quasi animalesco. Finalmente. Qui si va di classici. Da “Muori Delay”, passando per la splendida “Valvonauta”, dove il pubblico finalmente si fa sentire come si deve, fino a “Un po’ esageri”.

Il finale è un cerchio che si chiude, perché i Verdena tornano all’ultimo lavoro con due brani di “Volevo magia”. “Sui ghiacciai”, ancora un pezzo tirato e potente, prima della chiusa con il brano omonimo, “Volevo magia” appunto. La magia, se la si vuole, c’è, è firmata Verdena. Ed è di nuovo in giro…

Firenze 14/11/2022

Già il giorno dopo, i Verdena sono di nuovo su un grande palco, al Tuscany Hall di Firenze. Tour di 14 date, di cui appuntamento doppio per Milano e Roma, 13 diversi opener, fanno due aperture soltanto gli /Handlogic, e mi sembra una decisione, una scelta, manifesto: promuoviamola la musica originale, senza chiacchiere, con i fatti. Nella data fiorentina, mentre ancora la venue si sta riempiendo, abbiamo avuto i Dead Visions, e spendiamo volentieri due parole per loro. I Dead Visions sono la band di Francesco Maria Mandelli, voce, noto volto del piccolo (MTV) e grande schermo (I soliti idioti), regista, autore e musicista. La sua creatura musicale guarda al garage rock degli Stooges e coinvolge tanti nomi toscani, il loro nuovo singolo “A matter of time” è uscito giusto una settimana prima del concerto. Bene tutti i musicisti, ma ovviamente l’attenzione è catalizzata dal frontman, che non si risparmia nel regalare uno show di livello, 13 brani, un vero e proprio mini-live. Ci chiede Siete qui per vedere i Verdena, non noi, giusto? Sì, anche noi siamo qui per vedere i Verdena! Aggiungo solo qualche nota rispetto al concerto di Padova.

Ed eccoli alle 21:30 in punto, per due ore di musica a stecca, senza chiacchiere, intro, presentazioni, neanche una parola nemmeno per introdurre le canzoni dall’ultimo album. Solo una breve pausa prima dell’encore, che pareva quasi un secondo set, visto che sono arrivati ancora 5 brani, per sforare le due ore di concerto. La set list pare inizialmente uguale a quella del giorno precedente, ma dopo i primi 10 pezzi cambia sensibilmente, per poi chiudersi in grandiosità sempre con “Volevo magia”. Rispetto al concerto padovano però ci sono dissimilitudini più grandi: un tutto esaurito anche qui, ma veramente esaurito, dopo miriadi di concerti in questo teatro posso dirvi che non avevo mai visto una cosa simile, neanche il tour finale dei Litfiba c’era riuscito, la gente in piedi in tripla fila anche dietro le sedie della balconata, la platea stipata fino all’ingresso, pure dietro al mixer da dove non si vede molto.

Un pigia pigia caldo, caloroso, mani alzate tutto il tempo, cori, canzoni cantate per intero a gran voce, pogo da tempi antichi. Una città solitamente sonnacchiosa, intrappolata in un torpore causato da politiche musicali e giovanili praticamente inesistenti se si esclude i soliti fondi pubblici riversati dalle istituzioni ai soliti amici e ai soliti giri per i soliti amici e i soliti giri, finalmente si è presa la rivincita. Ci siamo potuti sentire vivi in una città culturalmente moribonda (qui si confonde “turismo” con “cultura” ahimè). Il miracolo l’hanno fatto i Verdena, e speriamo che qualcuno abbia preso nota.
Intanto ci prenotiamo per riavervi qui quanto prima possibile.

Articolo Padova di Luca Cremonesi e foto di Roberto Fontana, articolo e foto Firenze di Francesca Cecconi

Setlist Verdena Padova 13 novembre 2022

  1. Pascolare
  2. Crystal Ball
  3. Dialobik
  4. Chaise longue
  5. Cielo super acceso
  6. Paul e Linda
  7. Viba
  8. Starless
  9. Luna
  10. Don Calisto
  11. Certi magazine
  12. Trovami un modo semplice per uscirne
  13. Razzi arpia inferno e fiamme
  14. Paladini
  15. Loniterp
  16. Caños
  17. Puzzle
  18. Scegli me (Un mondo che tu non vuoi)
  19. Was?
  20. Muori delay
  21. Valvonauta
  22. Un po’ esageri
  23. Sui ghiacciai
  24. Volevo magia

Setlist Verdena Firenze 14 novembre 2022

  1. Pascolare
  2. Crystal Ball
  3. Dialobik
  4. Chaise longue
  5. Cielo super acceso
  6. Paul e Linda
  7. Viba
  8. Starless
  9. Luna
  10. Don Calisto
  11. Nei rami
  12. Angie
  13. Razzi arpia inferno e fiamme
  14. Paladini
  15. Loniterp
  16. Caños
  17. Diluvio
  18. Miglioramento
  19. Muori delay
  20. Valvonauta
  21. Un po’ esageri
  22. Sui ghiacciai
  23. Volevo magia

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