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Alt. “Abeyance”

Impetuoso viaggio sonoro attraverso dieci brani devoti all’Alternative Metal

Nuovo giro, nuova corsa e nuovo debutto. Direttamente dall’Australia, più precisamente da Adelaide (già famosa per aver dato i natali ai Cold Chisel) vi presento gli Alt. La band, nata sul finire del 2019, nonostante la pandemia che da lì a poco avrebbe travolto tutti, sono riusciti a guadagnarsi un nome nel circuito underground della città fino a giungere, dopo un primo ep proprio in pieno lockdown, al full lenght “Abeyance”. Uscito il 16 giugno e pubblicato dalla Resist Records in patria e dalla SharpTone Records nel resto del mondo, è un impetuoso viaggio sonoro attraverso dieci brani devoti all’Alternative Metal più immediato, abbelliti da un tocco estremamente moderno grazie, soprattutto, a un ottimo lavoro in studio del produttore Callan Orr.

Si parte subito con “Parasite”. Violenta cavalcata di poco più di 2 minuti che traduce in maniera impeccabile la tendenza del gruppo: chitarre metal, onnipresenti elementi elettronici, batteria martellante e la splendida voce di Dan Richards capace di passare – con assoluta facilità – da un cantato melodico alla Jared Leto, allo screaming alla Chino Moreno. Senza sosta si giunge a “Wraith”, che esalta definitivamente le capacità dei nostri nel creare eccezionali e melodici ritornelli ornati da pensati riff ritmati. Il tutto arricchito da un piccolo intermezzo elettronico (che non sarà l’unico in questo disco). Prosegue “The Great Depression” dove massicce chitarre d’apertura ci fanno approdare nell’introspettiva strofa ornata da richiami elettro-pop fino a raggiungere un armonioso ritornello che dà la sensazione di non voler esplodere mai.

“A.D.D.” si muove sulla falsariga del precedente con un riff iniziale, riproposto poi nell’intermezzo del brano, che mi riporta alla mente l’inizio di un ben più noto brano dei Refused. “Back To Earth”, invece, impugna una vena più immediata e spensierata, andando ad arricchire il repertorio con qualche ingrediente in più come un veloce e accennato assolo. Più turbolenta “Apep”, capace di raggiungere lande quasi metalcore e dove è possibile apprezzare un’ottima prova vocale di Richards, mentre la malinconica e sofferente “Friendinthedark” sarebbe potuta essere suonata tranquillamente dalla band del già sopracitato Leto. Nessuna differenza per le successive “The Only Good Thing” e la title track “Abeyance”, ma solo l’impressione di un suono che vuole stabilizzarsi in paesaggi più lievi. A concludere “Better Off Leaving” e tutto sembra quietarsi. Meste melodie, ornate dal sofferto cantato e da un perenne tocco elettronico, si fanno strada fino a una addolorante esplosione finale. Cala il sipario. 

“Abeyance” non inventa niente di nuovo ma è, invece, un ottimo prosieguo di puntate già sentite in questi ultimi due decenni (Deftones / Linkin Park in primis). L’ottimo lavoro di mix e master enfatizza ogni angolo, rendendo l’ascolto mai impegnativo. Più convincente la prima parte del disco dove i brani scorrono veloci e originali, mentre nella seconda parte l’elettronica e certe atmosfere più pop prendono il sopravvento. Buon ascolto, rimarrete piacevolmente coinvolti.

Articolo di Giulio Ardau

Track list “Abeyance”

  1. Parasite
  2. Wraith
  3. The Great Depression
  4. A.D.D.
  5. Back To Earth
  6. Apep
  7. Friendinthedark
  8. The Only Good Thing
  9. Abeyance
  10. Better Off Leaving


Line Up Alt.: Daniel Culler Richards voce / Simon Aistrope chitarra / Daniel Wells-Smith chitarra

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