Chiara White “Pandora”, Suburban Sky Records 2021

Il mito è l’espediente, universale e senza tempo, con cui l’uomo ha in ogni epoca cercato di rappresentarsi ciò che trascende la sua conoscenza: attraverso di esso noi comprendiamo la realtà che ci circonda. E soprattutto comprendiamo noi stessi.

In questo senso la cantautrice Chiara White ha inteso “Pandora”, il suo ultimo disco uscito il 7 maggio 2021 per Suburban Sky Records, che è un vero e proprio concept album basato sul mito: il racconto di un viaggio interiore in nove canzoni. Sette di questi brani riguardano mostri – tratti dalla mitologia, ma non solo – i rimanenti due li racchiudono in una elegante cornice. Un mostro per brano, uno alla volta, da affrontare con attenzione e circospezione, come affrontiamo i nostri lati oscuri e le nostre paure.

Chiara White

E così “Pandora”, il secondo album della poliedrica artista fiorentina – oltre che cantante è attrice, poetessa e ricercatrice – , è dichiaratamente una sorta di psicoterapia personale in cui si esplorano gli abissi alla ricerca dei mostri interiori, per riconoscerli e, più che affrontarli, accettarli. E magari farseli amici – che può far comodo, non si sa mai.

Sul fondo, in mezzo ai mostri, neri artigli e denti aguzzi, macinano le ossa, triturandomi. Ho attraversato l’inferno. Un percorso non facile, che ha portato a un’evoluzione personale e, di conseguenza, a una rottura musicale: grazie anche alla collaborazione con Elia Rinaldi (Finister, Nervi) che ha arrangiato e elaborato un sound che rinnova le radici acustiche della cantautrice.

Nove brani semplici e lineari, immediatamente accattivanti, in cui le influenze di Rock, Elettronica, Pop – fondendosi con gli strumenti classici – donano un sapore più scuro e irrequieto all’opera rispetto al precedente “Biancoinascoltato”, in cui la ricerca, mai superficiale, risultava senz’altro più candida.

“Pandora” apre le danze, scoperchiando il vaso. “Eden” le chiude, dando la chiave di lettura di tutta l’opera. Nel mezzo, attraversiamo piccoli e grandi orrori di ogni tipo, presi in prestito dalla cultura greca, dal mondo dell’infanzia o da leggende nordiche: “Dedalo”, la canzone forse più triste dell’album, vede un’Arianna persa nel suo labirinto, senza più un filo da seguire. Arianna, la donna abbandonata per eccellenza, la donna che Teseo lascia non per un’altra donna, ma perché semplicemente dimenticata. Quindi invisibile. In un immediato collegamento con la canzone seguente, “Neroseppia”, in cui è il mostro marino Kraken – metafora della depressione – a concretizzare questo senso di invisibilità e di perdita del sé.

Ma il disco apre anche squarci di luce in queste tenebre e, così, “Regina Mida” si ritrova a trasformare tutto quel che tocca in fango, sì, ma un fango che è fertile e che genera il nuovo: in quel fango c’è cambiamento e vita, nuove identità, gas che danza contro la stabilità. E in “Valse à la nuit”, dal sapore di fiaba e di ninnananna, c’è un babau nascosto nell’armadio. C’è davvero: ma fa paura solo finché non capisci che voleva soltanto giocare un po’ con te. La soluzione è farseli amici, insomma, come dicevamo.

Il disco si chiude con “Eden”: Arianna è di nuovo nel labirinto, ma adesso sa la strada. La Pandora che aveva scoperchiato il vaso, facendone uscire di tutto, alla fine, conosciuti e accettati i suoi mostri, diventa Eva, si ricostruisce e costruisce un mondo nuovo, rivelando così quello che potrebbe sembrare un lieto fine in questo tormentato viaggio.

Articolo di Ilaria Staino

Track list “Pandora”

1. Pandora
2. Dedalo
3- Neroseppia
4. Girotondo
5. Il mio nome non è nessuno
6. Regina Mida
7. Valse à la nuit
8. Lochness
9.Eden