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Fernweh “Tríptiko”

La musica ispirata dai dipinti di Hieronymus Bosch

“Tríptiko”, fuori il 24 febbario, colonna sonora dell’omonimo concerto multimediale in visione fino al 12 marzo 2023 a Milano al Palazzo Reale nell’ambito della mostra “Bosch e un altro Rinascimento”, è una composizione costituita da quindici pezzi, ispirata dalle opere del pittore olandese Hieronymus Bosch (o Jheronimus Bosch, pseudonimo di Jeroen Anthoniszoon van Aken, nato nel 1453 e morto nel 1516), raccolte presso il Museo del Prado.

Il concerto multimediale è stato prodotto nel 2019 dalla Princess of Asturias Foundation, che ogni anno organizza i Princess of Asturias Awards per premiare individualità, gruppi e istituzioni distintisi per lavoro tecnico, scientifico, culturale, sociale e umanitario svolto a beneficio della comunità internazionale.
In quell’anno venne premiato il Museo del Prado (Madrid) e la cerimonia di presentazione organizzata nella suggestiva cornice della Fábrica de Armas de La Vega venne appunto accompagnata dal concerto multimediale dei Fernweh, ispirato da una selezione di capolavori di Hieronymus Bosch custoditi nello stesso museo, concerto realizzato insieme a Karmachina, studio milanese di visual design.

I Fernweh (in tedesco “nostalgia di terre lontane”) sono un gruppo di musica elettronica e di sound design formatosi a La Spezia nel 2015; la formazione è composta dai musicisti Emiliano Bagnato (chitarre e sintetizzatori), Lorenzo Cosci (batteria e percussioni) e Daniel Leix Palumbo (sintetizzatori e tastiere).
L’album Tríptiko traspone in musica il linguaggio figurativo di Bosch, le sue costruzioni oniriche e surreali, le sue creature fantastiche, la simbologia spesso misteriosa ma sempre affascinante, con un diretto riferimento della track list all’opera di Bosch nominata “Trittico del giardino delle delizie”.

In quest’opera il pittore raffigura il destino dell’umanità, dove sui lati esterni del trittico Bosch ha rappresentato a sinistra il terzo giorno della creazione del mondo, quando le acque furono separate dalla terra e fu creato il paradiso terrestre, sulla destra l’inferno, mentre sui lati interni del trittico, dipinti con colori brillanti che contrastano con la grisaglia dei lati esterni, l’artista ha raffigurato tre scene che hanno in comune il tema del peccato.

Quello che rende il trittico particolare è la simbologia raffinata, onirica, ma anche altri elementi particolarissimi: la rappresentazione costante di una fragola, simbolo della lussuria, le proporzioni dei corpi che sono distanti da quelle tipiche rinascimentali, la presenza di così tante figure sulla scena che è sintomatica della tendenza all’horror vacui anch’essa tipica della pittura di quel periodo del nord Europa, la spazialità fornita dalla sovrapposizione dei corpi più che dalla prospettiva.

L’opera musicale dei Fernweh ben rappresenta tutto questo nei vari pezzi della tracklist i cui nomi richiamano sia singoli elementi del quadro di Bosch, che sensazioni che il dipinto suscita nell’osservatore. Connessioni di quest’opera di Bosch con la musica erano già state tentate, magari in modo maggiormente esplicito e non così artistico, come la trasposizione in musica effettuata da Amelia Hamrick, dell’Università Cattolica dell’Oklahoma, che aveva trascritto e poi registrato un pezzo musicale intitolato: “The 500-Year-Old Butt Song from Hell”, che altro non è che la musica annotata sul sedere di un’anima schiacciata da un liuto, raffigurata nella parte destra del trittico di Bosch.

Vanno segnalati alcuni pezzi dell’album, molto bello, che si distinguono per la loro particolarità. “Seven Deadly Sins”, che risulta ben congegnato con riferimento a quel che vuole rappresentare, a partire da quella continua salita e discesa tonale che ricorda la n. 25 delle “Variazioni Goldberg” di Johann Sebastian Bach, anch’essa richiamantesi a una simbologia fortemente religiosa. “The Ascent” che ci mescola sapientemente sonorità ambientali con melodie semplici ma efficaci che richiamano un tempo non misurabile, una sorta di stasi temporale. In “Circles of Hell” l’uso particolare degli arpeggiatori su due gruppi di note che ben si intersecano fra loro e che nel reprise divengono più sostenuti e capaci di imprimere forza al pezzo. “Delighted and Slowly Mesmerized” fornisce all’ascoltatore sensazioni di movimento particolari dovute alla voluta non perfetta collimazione della melodia con la scala tonale, mantenendo un sottofondo ritmico di tipo post-industriale che alla fine prevale.

Rimane da capire dove sia la dichiarata connessione di questa musica con Josquin Desprez (compositore fiammingo francese, il più rappresentativo musicista del Rinascimento) che i Ferneh dicono essere un punto di riferimento per la loro musica. Desprez, autore di circa venti messe, di un centinaio di mottetti e di molte chansons e frottole in francese e in italiano, niente ha a che vedere sicuramente con Bosch, se non altro per la diversa connessione con il sentimento religioso dell’epoca; mentre Desprez è ormai espressione del luteranesimo conclamato, Bosch si muove su un terreno culturale precedente.
Il collegamento fra Desprez e le musiche di Tríptiko lo si può trovare forse nell’uso, in alcuni pezzi e come già sopra segnalato, di motivi discendenti, poi ascendenti e di nuovo discendenti, simile all’uso che si trova nel Salmo 50 (“Miserere mei Deus”), un mottetto del Desprez, dove i versetti del Salmo vengono separati dall’invocazione nell’intonazione gregoriana del III modo, ogni volta appunto modulata a un grado più basso o più alto.

Un album sicuramente di alto valore artistico, non solo musicale, ma anche per le emozioni che riesce a suscitare nell’ascoltatore.

Articolo di Sergio Bedessi

Tracklist “Tríptiko”

  1. Genesis
  2. The Garden of Eden
  3. Animal Symmetries
  4. Adam and Eve
  5. The Ascent
  6. The Garden of Earthly Delights
  7. Delighted and Slowly Mesmerized
  8. Coda
  9. Seven Deadly Sins
  10. Hell – Bosch’s Theme
  11. In Ecstatic Circularity
  12. Circles of Hell
  13. Bosch’s Theme (reprise)
  14. Circles of Hell (reprise)
  15. Cave Cave Deus Videt

Line Up Fernweh: Emiliano Bagnato, chitarre e sintetizzatori / Lorenzo Cosci batteria e percussioni / Daniel Leix Palumbo, sintetizzatori e tastiere

Fernweh online:
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