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Palps “Black Heart”

Debutto con un concept album appassionato sul disagio mentale e sulla solitudine che comporta

Il 7 ottobre 2022 è uscito “Black Heart”, album d’esordio dei Palps.  La band, originaria dell’Essex, regione a nord est di Londra, si è formata nel 2018 e ha pubblicato un ep “Letters To You (That I’ll Never Send)” nel marzo del 2020. I quattro componenti dei Palps danno vita alla classica formazione due chitare, basso e batteria. Alex Gray cantante, chitarrista è anche autore dei (notevoli) testi.

È particolare il nome scelto dalla band: “palps” in inglese vuol dire palpitazioni ma anche “palpi”, organi tattili sensitivi posti prima della bocca di alcuni insetti e invertebrati, organi quindi che “anticipano” il gusto prima che il cibo arrivi alla bocca. D’altro canto, è anche facile sentire l’assonanza con “pulp”, polpa o cellulosa, quella dei vecchi “pulp magazines” stampati su carta da quattro soldi – pulp appunto – vecchie riviste americane di narrativa a basso costo pubblicate da inizio ‘900 alla fine degli anni Cinquanta.

“Black Heart” mantiene una certa uniformità a livello sonoro con i lavori precedenti ma ne rappresenta una importante evoluzione. È chiaro che si tratta di un’opera preparata a lungo e ben costruita su differenti livelli: tema, narrazione, continuità tra i brani e creazione di video per ciascun brano. Si tratta di un concept album composto da 8 canzoni, che compongono altrettanti capitoli di una storia, narrata anche in video pubblicati sia sul sito della band che su YouTube. Il tema che l’opera affronta in modo profondo e appassionato è il disturbo mentale e di come le persone che ne sono affette “contagino” chi gli sta intorno provocando sofferenza muta e irriducibile.

Il protagonista Matt cerca inutilmente nella compagna (Rose prima Charlotte poi) “il proprio pezzo mancante” in un susseguirsi di eventi che lo portano in modo circolare e discendente sempre più in basso e lontano da coloro che lo amano. Davvero Matt non sembra in grado di liberarsi dal disprezzo di sé stesso e da “un male di vivere” non universale come quello di Montale ma profondamente proprio, intrecciato in ogni fibra con la propria storia personale. Male, quello di Matt, impersonato dall’inquietante “Dottore della Peste”, maschera del carnevale veneziano, completamente coperta da un pesante mantello nero, un cappello a falda larga e una maschera che all’interno conteneva un mix di erbe aromatiche che doveva servire a rendere più pulita e meno nauseabonda l’aria circostante in tempi di contagio.

“AVA” brano dall’apertura quasi gioiosa vira subito con il testo di Alex Gray che ci riporta ad una realtà ben diversa. “I could never put in words, just how sorry I am”, non potrei mai esprimere a parole quanto mi dispiaccia. E poi nel ritornello “If this is right, then why does it hurt so much?”, Se questo è giusto, allora perché fa così male? Belli i cori e la batteria potente. La domanda centrale del brano e forse dell’intera narrazione “Are you the piece that makes me whole?”, sei tu il pezzo che mi rende completo? È quasi lasciata in secondo piano. Il finale grave, nero, pesante descrive l’abbandono di Rose e l’inerzia di Matt.

“Love Always” parla dell’illusione che il tempo possa guarire le ferite della mente e del cuore. L’arpeggio iniziale pieno di speranza viene cancellato dal suono potente della realtà attraverso un riff di chitarra e batteria incalzante: come un muro di suono, solido e impenetrabile. Il protagonista Matt inizia a comprendere che quanto è fatto non si può disfare. Belli i cori e la doppia cassa martellante.

“Consenquences” riparte con tutta la forza di cui i Palps sono capaci. Contrappunto chitarra batteria: è efficace, il brano è veloce e orecchiabile. Torna il tema delle canzoni scritte ma mai fatte ascoltare Tutto quello che faccio, è scrivere canzoni su di te, sperando che tu non le senta mai. A metà canzone il ritmo si spezza in 6/8 e inaspettatamente compare una voce femminile (Rose) che si rivolge direttamente a Matt “This needs to stop”, tutto questo deve finire. Coinvolgente e fa effetto. “Messages” riporta al centro la passività di Matt: riceve messaggi dalle persone che gli vogliono bene ma non è sufficiente per risalire il pozzo profondo in cui si è gettato. Forse nessuno capisce veramente e l’amore del compagno/a, degli amici o dei familiari non è la chiave che possa aprire tutte le porte. Riff e sezione ritmica molto solidi. Nel video viene rappresentato l’incontro con Charlotte.

“In my head” è un pezzo forte a tratti vero e proprio Metal. Sembra ripartire tutto con Charlotte, che sembra avere tutto ed essere perfetta per Matt: dolcezza bellezza e un amore profondo. Ma in fondo il pezzo mancante rimane. Molto belli i tappeti di doppia cassa e rullante di Hayden Crease. È tutto nella testa ma non per questo non è reale. “Imprint” sesto degli otto capitoli era uscito come singolo il 5 agosto 2022. Il brano più orecchiabile dell’album e notevole per cura sonora e ritmo. Charlotte chiede a Matt di sposarla ma la reazione è agghiacciante: una smorfia, un silenzio imbarazzato. La verità è che My heart wasn’t yours, because my heart wasn’t mine to give, il mio cuore non era tuo perché il mio cuore non era mio da dare. È la permanenza di Rose nel cuore di Matt o qualcosa di più profondo. La canzone sfuma sulla sola voce e i cori con un effetto toccante. “Before the black” prelude ad una fine tragica perché I fili spezzati sono troppi per riannodarli. Notevole l’assolo di chitarra. Il finale sospeso di chitarra distorta attende solo di essere ripreso nel brano finale.

“Dead” conclude nel modo più drammatico la storia ma non il dolore di chi ha voluto bene a Matt tra cui Rose e Charlotte. Matt si trova solo con unico compagno il suo disagio incarnato nel “dottore della peste”, parte di Matt e motore ultimo. Il canto di Gray diventa recitato e poi riprende con la musica: nuovamente un muro di suono che prelude alla decisione finale. E una volta che la decisione è presa c’è ancora il tempo di dire molto e il recitato con il sottofondo musicale appena accennato.

Sebbene “Black Hearts” racconti una storia oltre ai limiti “normali”, se consideriamo che nella nostra società il disagio mentale, la dipendenza da psicofarmaci e la frequentazione dello psicologo/ psicoanalista è diventata esperienza di molti, l’album assume un significato più ampio e parla di temi meno infrequenti di quanto ci faccia piacere ammettere. Forse ci suggerisce che “normale” è una parola vuota e abbiamo tutti bisogno di ridefinire in modo più equilibrato la nostra individualità, la nostra unicità e la nostra relazione con gli altri.

Articolo di Mario Molinari

Tracklist “Black Heart”

  1. AVA
  2. Love, Always
  3. Consequences
  4. Messages
  5. In My Head
  6. Imprint
  7. Before The Black
  8. Dead

Line up Palps: Alex Gray voce e chitarra / Liam Kelly chitarra / Dan Chapman basso / Hayden Crease batteria

Palps online:
Facebook: https://www.facebook.com/palpsband
Instagram: https://www.instagram.com/palpsband
website: https://www.palpsband.co.uk/

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