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Thy Art Is Murder “Godlike”

Ritorno con upgrade quello degli australiani, con un’identità nuova e selvaggia

Preceduto da due singoli esce il 15 Settembre “Godlike” per l’etichetta Human Warfare, e appena si preme play si intuisce subito che qualcosa di grosso sta per succedere. Il primo consiglio che voglio darvi è quello di ascoltare il loro precedente lavoro datato 2019 “Human Target” e poi di fare da il paragone tra i due. Nel primo la band è perfettamente calata nei cliché del Deathcore e certamente non è un difetto. Ma in questo “Godlike” si avverte una voglia di staccarsi da dosso un bel po’ di definizioni e di etichette e di avere un suono e dei brani più liberi. Ed è in questo, fondamentalmente, che risiede l’upgrade.

Non so se sia nato prima l’uovo o la gallina, cioè se abbiano voluto fare questa svolta deliberatamente o se sia il risultato di una composizione più istintuale, fatto sta che il risultato è tremendamente a fuoco in un’identità nuova e selvaggia. Una cosa che non manca, per fortuna, e che non è cambiata è la furia dei Thy Art is Murder. Quindi non preoccupatevi se già li conoscevate: va bene un cambio di rotta ma non si sono messi a fare il minuetto.

Il disco è colmo di groove, di segmenti più serrati e break down al limite della denuncia…tutti elementi tipici, direte. Si, ma è il modo in cui sono messi, dove sono messi e come sono suonati a fare la differenza. Non credo di sembrare esagerato se metto questo disco tra i più pesanti dell’anno.

10 tracce senza respiro che conducono in uno stato di apnea in cui disegnare apocalissi, incubi e rabbia. I due singoli precedenti l’uscita dell’album sono “Join me in Armageddon” e “Keres”. Tra i due preferisco il secondo perché grazie alla lettura del testo ho capito di cosa parla non solo il singolo ma l’intero disco che, sorprendentemente, pare rivelarsi un concept.

Hai mai sentito parlare delle Keres nella mitologia greca? Sono gli spiriti della morte, spaventosi e assetati di sangue. Nel poema “Lo Scudo di Eracle”, rappresentano il destino oscuro. Nell’omonimo video dei Thy Art is Murder, vediamo la costante tendenza dell’umanità alla guerra e alla tirannia, come una maledizione immortale. E il bello è che il termine “Keres” si usa anche per descrivere il Destino. “Godlike” suggerisce che, nonostante cerchiamo di diventare come Dei con la tecnologia, siamo già come Dei della distruzione, simili alle Keres, a causa del nostro comportamento. Dovremmo riflettere sul nostro potere e su come ognuno di noi influisca sul totale, sperando di evitare un destino da Keres per il futuro. È come se questo album dicesse: siamo noi la causa di noi stessi.

Dopo questa parentesi semi-filosofica credo che si possa anche chiudere questo articolo che, devo dire, ho scritto con piacere proprio perché mi ha fatto riflettere ascoltando uno dei dischi più spietati e pesanti che in questo 2023… e quando un disco mette in moto certe cose vuol dire che ha fatto assolutamente centro. Sconsigliato a: deboli di cuore, puristi, puritani e fighetti.

Articolo di Bruno Giraldo

Track list “Godlike”

  1. Destroyer of Dreams
  2. Blood Throne
  3. Join Me In Armageddon
  4. Keres
  5. Everything Unwanted
  6. Lesson In Pain
  7. Godlike
  8. Corrosion
  9. Anathema
  10. Bermuda

Line up Thy Art Is Murder: CJ McMahon Vocals / Andy Marsh Guitar / Sean Delander Guitar / Kevin Butler Bass /  Jesse Beahler  Drums

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