Il videoclip che non c’è: Tori Amos “Happy Phantom”

Soggetti per videoclip mai realizzati: è la volta di Tori Amos

happy phantom

Piccole dita sfiorano i tasti di un pianoforte disegnato a matita. Ne viene fuori una melodia dolce, una sequenza di suoni semplici ma felicemente accostati.   
D’improvviso risuona un urlo rabbioso: “MYRAAAAAAA!!!” 
Le piccole dita si fermano, il motivo s’interrompe.
Tempo un secondo di silenzio e parte un’altra melodia, sempre di piano: quella di “Happy Phantom”.

La piccola Myra osserva gli occhi iniettati di sangue della Madre Superiora, e in quel momento sa che le conseguenze della distrazione saranno dolorose.
Tiene gli occhi bassi sul banco, lungo quei tasti bianchi e neri disegnati con cura.   
Il resto della classe resta immobile, in religioso silenzio, in attesa del peggio.    
La Madre Superiora posa il gesso sulla cattedra, percorre a lunghe falcate il corridoio fra i banchi, schiaffeggia la bambina con un manrovescio e l’afferra per un braccio.

La piccola, urlante e scalciante, viene trascinata per tutta la classe. Cerca di opporre resistenza puntando i piedi a terra e aggrappandosi alle gambe di un banco; incrocia lo sguardo implorante di un’amichetta che volta gli occhi sul muro. La Madre Superiora dà un altro strattone impietoso e la presa di Myra fa rovesciare il banco. Nessuno in classe osa muoversi.
La Suora trascina l’alunna per mezzo corridoio, apre una porticina e la scaraventa dentro il ripostiglio. Intima a denti stretti un ultimo avvertimento allo scricciolo accartocciato a terra nella semioscurità, quindi sbatte la porta e la chiude a chiave.

Myra inizia a piangere, non può farne a meno; è una bambina coraggiosa ma non ce la fa a trattenersi.
Prende lunghi respiri e riesce a calmarsi un po’. Nel buio quasi totale, intravede qualche sedia accatastata e una pila di scatoloni in un angolo. Nient’altro.
Myra si alza piena di rabbia e prende a calci gli scatoloni, a spinte e manate fa cadere quelli più in alto. I cartoni si aprono e ne viene fuori materiale scolastico misto: forniture per la cucina, candele, pacchetti di fiammiferi, pacchi di matite e colori.
La bambina volta uno scatolone formando un appoggio, afferra una candela, l’accende, fa calare la cera sul cartone e vi fissa in bilico la candela al centro. Raccoglie una delle matite rotolate a terra e disegna velocemente un pianoforte.  

Siede di fronte alla sua opera sbilenca, poi lascia andare la testa all’indietro e inizia a suonare.   
La musica ritmata, piena, ha qualcosa di magico, tanto che vediamo la luce della candela crescere, diventare più calda, avvolgente. Ed ecco che in quell’aura, dall’angolo della stanza, emerge la figura di un’altra bambina.
Myra smette di suonare, si alza e fa due passi indietro, finendo con le spalle contro la porta chiusa.  Di fronte a quell’apparizione semitrasparente dai capelli rossi sta per urlare, ma il fantasma porta un dito sulla bocca chiedendole di fare silenzio.   

La surreale creatura sorride, fa un passo verso di lei e le tende una mano.
Myra la osserva meglio… indossa la sua stessa divisa ma è vecchia, strappata in più punti; i suoi tratti appaiono dolci, aperti, ma sono traditi da una brutta tumefazione sullo zigomo e da segni viola stampati sull’avanbraccio. Marchi che lei conosce alla perfezione.
Come in trance allunga la destra tremante, ma nel momento in cui chiude la stretta trova solo il vuoto: la sua mano passa attraverso quella del fantasma. 

Lo spettro scoppia a ridere a crepapelle, indicandola, felice dello scherzo che le ha appena fatto.
Myra arrossisce, è sollevata dal fatto che sia innocua ma non le piace affatto che rida di lei.    
Il fantasma, in tutta risposta, porta una mano al cuore per scusarsi, poi si volta, allunga un braccio, fa un cenno all’insù e immediatamente una matita levita, restando sospesa a un palmo da terra. Lo spettro muove le dita guidando la matita che, lettera dopo lettera, traccia una parola sullo scatolone. 

Myra, sopra i tasti disegnati, vede formarsi il nome SCARLET.    
La bambina lo pronuncia ad alta voce, poi lo ripete guardando negli occhi l’essere sovrannaturale. 
Il fantasma annuisce e le risponde con un inchino.
Myra le indica la porta, chiedendole se può farla uscire. Scarlet scuote la testa, anima di nuovo la matita e traccia sul piano la scritta: TOGHETER.
Lo spettro le dà le spalle, siede di fronte al finto-pianoforte, poi batte il palmo sinistro a terra, accanto a sé, invitando Myra a raggiungerla.
La piccola misura un paio di passi cauti, come temendo ancora qualche sorpresa, ma quando Scarlet le sorride e le fa cenno di sbrigarsi, allora prende posto accanto a lei.
La guarda ancora un attimo, studiando quella strabiliante trasparenza.

Scarlet chiude gli occhi, inizia ad accarezzare i tasti disegnati.
Myra comprende l’invito e, timidamente, dà inizio a quello straordinario duetto.
La musica generata diventa presto una tempesta sfolgorante di note, tanto positiva da far tornare il sorriso sul viso di Myra, e così carica che dapprima fa tremare la porta del ripostiglio, poi fa scattare la serratura.  
Dallo spiraglio entra un fascio di luce, un refolo d’aria spegne la candela.  
Myra si volta verso la porta, si alza.   
Scarlet pilota la matita e scrive: FREE.   
Myra, d’istinto, si lancia verso la porta semi aperta, poi si ferma di colpo.    
Scarlet si alza.
La bambina si volta verso il fantasma: nel suo sguardo c’è chiaramente un piano diabolico.

In classe, la Madre Superiora sta continuando a svolgere la lezione di fronte alle alunne composte e annoiate. D’improvviso l’unica finestra della stanza si spalanca, facendo entrare un forte vento che scompiglia libri, fogli e i capelli delle allieve. La Madre Superiora attraversa la classe, richiude la finestra ma le ante, come impossessate, si spalancano di nuovo, mandandola gambe all’aria.     
Le studentesse scoppiano a ridere, la Madre Superiora fulmina le ragazze con lo sguardo, ed è in quel momento che la porta si apre, piano. 

Incorniciata fra gli stipiti appare Scarlet, sospesa a mezz’aria. Subito dopo la segue Myra, armata del sorriso più impertinente che riesce a confezionare.   
La Madre Superiora sbianca, prova a balbettare qualcosa inutilmente.
Scarlet, fluttuando a trenta centimetri da terra, avanza verso la donna.     
La Suora, ancora a terra, inizia a strisciare all’indietro, scuotendo la testa. Finisce con le spalle al muro e poi, non sapendo che altro fare, imprime in aria il segno della croce.   
Scarlet arriva vicino alla donna e d’un tratto il suo viso angelico muta: le guance s’infossano, gli occhi diventano rossi, i denti aguzzi.   
Il fantasma spalanca la bocca deforme in un urlo mostruoso. La Suora, fuori di sé dalla paura, maldestramente si arrampica sul davanzale e fugge nel cortile.   
Scarlet, tornata con le sembianze di bambina, sorride e la segue.
Myra sprona tutte le amiche ad alzarsi, a seguirla fuori.

Le porte del corridoio si aprono una ad una, dalle classi escono le altre suore, attirate dal trambusto.
Dietro di loro, sparute teste di alunne curiose fanno capolino; presto diventano gruppetti eccitati, sempre più numerosi e sicuri, protetti dalla legge del branco… fino a quando è un fiume inarrestabile di bambine eccitate a sfociare fuori dall’istituto, riempiendo il cortile.

Incredule, le alunne si trovano di fronte allo spettacolo più assurdo che abbiano mai visto: un fantasma che si diverte a inseguire le suore, molestandole con apparizioni e sparizioni improvvise.
Le donne non riescono a far altro che correre urlando, in preda a crisi di nervi, tremori, attacchi di panico, come fossero letteralmente uscite di senno.  

Myra osserva quel regalo inaspettato e pensa che, qualora morisse in quel momento, non se ne preoccuperebbe affatto. Passerebbe nell’aldilà da bambina felice, la sua preziosa musica ancora nella testa, e un grosso sorriso stampato in faccia.  

Soggetto di Simone Ignagni, disegno di Leonardo Vannini

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