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Dragonflies – “Dragonflies”: Elettronica organica e Space Rock fuori dalle formule

Dhani Harrison e Nigel Godrich costruiscono un album in cui scrittura, produzione e tecnologia procedono insieme

Dhani Harrison e Nigel Godrich pubblicano il 18 settembre per Dark Horse Records/BMG, “Dragonflies”, album omonimo che inaugura la collaborazione tra il musicista e il produttore britannici. Un progetto nato da un incontro progressivo, sviluppato lontano dalle dinamiche abituali dei rispettivi percorsi e costruito attorno alla possibilità di lasciare spazio all’imprevisto. Harrison e Godrich si conoscevano già e seguivano da tempo il lavoro l’uno dell’altro, ma è durante il periodo di isolamento della pandemia che il rapporto prende una direzione diversa. Harrison si rivolge a Godrich per confrontarsi sul materiale che sarebbe confluito nel suo album “Innerstanding” e da quella conversazione nasce l’idea di provare a lavorare insieme. L’appuntamento successivo è nello studio di Godrich a Brixton, dove i due iniziano a costruire musica attraverso loop su nastro e intuizioni sviluppate rapidamente, senza un progetto definito a priori. Il metodo di lavoro diventa così parte integrante del risultato. Un’idea viene lanciata, l’altra viene raccolta e trasformata, in un processo nel quale composizione e produzione finiscono per sovrapporsi. Per Harrison significa anche rinunciare, almeno in parte, al controllo che aveva esercitato nei propri progetti precedenti e assumere un ruolo più diretto come cantante e chitarrista.

Un suono costruito per stratificazione

“Dragonflies” nasce dall’incontro fra strumenti suonati e componenti elettroniche, senza stabilire una separazione netta tra le due dimensioni. I groove vengono costruiti attraverso percussioni e strumenti suonati a mano, mentre loop, dispositivi elettronici e lavorazione in studio intervengono sulla materia sonora senza cancellarne la componente fisica. “Slower”, brano d’apertura, introduce questa impostazione attraverso un lavoro nel quale il ritmo non sembra avere soltanto una funzione di accompagnamento, ma contribuisce alla costruzione dell’atmosfera. Harrison si muove tra voce e chitarra, mentre Godrich interviene direttamente sull’architettura sonora. Le percussioni aggiuntive di Joey Waronker ampliano ulteriormente questa struttura, mantenendo il rapporto tra elemento organico ed elettronico costantemente mobile. Gli arrangiamenti per archi di David Campbell aggiungono un ulteriore livello alla costruzione dell’album. È una presenza che lavora sulla profondità e sulle proporzioni, inserendosi all’interno di un impianto nel quale ogni elemento sembra avere una funzione precisa. Il riferimento a una dimensione spaziale è quindi comprensibile, ma “Dragonflies” non ha bisogno di effetti psichedelici per suggerire distanza o sospensione. Il suo spazio nasce soprattutto dalla sovrapposizione degli elementi e dalla scelta di non portare sempre in primo piano la componente melodica, impreziosita dalla voce di Harrison.

Nuovi ruoli

La particolarità dell’album emerge soprattutto osservando il ruolo assunto dai due musicisti. Harrison, abituato a gestire direttamente buona parte del lavoro in studio, si trova davanti a un produttore che interviene nella costruzione del materiale mentre questo viene ancora elaborato. Godrich non arriva alla fine del processo per definire il suono di composizioni già concluse: è presente nel momento in cui quelle composizioni prendono forma. Per Harrison si tratta di una condizione nuova. La voce e la chitarra diventano il centro di un lavoro nel quale la produzione non è più soltanto uno strumento per organizzare materiale preesistente, ma una componente attiva della scrittura. La conseguenza è un album nel quale la distinzione tra musicista e produttore risulta meno netta del consueto. Anche il modo in cui sono state costruite le canzoni contribuisce a questa sensazione. I loop su nastro e la rapidità delle sessioni favoriscono una musica che non sembra nascere dalla ricerca della perfezione formale, ma dalla capacità di riconoscere un’idea quando arriva e svilupparla immediatamente. È un approccio che permette a Harrison di assumere una posizione diversa rispetto ai suoi lavori personali. Non si tratta di cancellare ciò che è stato fatto in precedenza, ma di accettare una forma di confronto nella quale l’identità individuale viene continuamente modificata dalla presenza dell’altro.

Trasformazione e consapevolezza

Il titolo “Dragonflies” (“libellule”) richiama per Harrison un simbolo di trasformazione e consapevolezza. Al di là del significato attribuito al nome, è proprio l’idea di trasformazione a descrivere meglio la genesi dell’album. Harrison si trova in una fase diversa della propria vita artistica, dopo molti anni trascorsi soprattutto a Los Angeles e dopo il lavoro con thenewno2, Fistful of Mercy e nelle colonne sonore per cinema e televisione. Godrich, a sua volta, ha ridotto negli ultimi anni la propria attività legata ai tour e alle registrazioni. “Dragonflies” nasce quindi in una condizione di relativa distanza dai rispettivi percorsi precedenti. Non cerca di ricostruire ciò che i due musicisti hanno già fatto, ma utilizza la collaborazione come uno spazio nel quale modificare il metodo di lavoro.

Il risultato è un album costruito sull’equilibrio tra materia e trattamento, tra strumenti acustici ed elettronica, tra una scrittura riconoscibile e un processo che lascia spazio alla trasformazione. La sua identità non dipende da una singola scelta stilistica, ma dalla continua interazione fra questi elementi. Più che l’incontro fra due carriere, “Dragonflies” racconta dunque un modo diverso di lavorare. Harrison accetta di perdere parte del controllo, Godrich entra nella composizione invece di limitarsi a definirne il suono e la musica nasce proprio dalla tensione fra queste due posizioni. È qui che l’album trova il suo centro: non nella ricerca di una nuova formula, ma nella possibilità di costruire un linguaggio comune senza cancellare le differenze di partenza. E il risultato è stupendo.

Articolo di Francesca Cecconi

Track list “Dragonflies”

  1. Slower
  2. Setting Sun
  3. Straight line
  4. Heart or Head
  5. Ophelia
  6. The Weight
  7. In Between
  8. End of World

Dragonflies online:
Instagram: https://www.instagram.com/dragonfliesuk

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