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David Marte “Parola di Baustelle”

Volume che odora di mistico, di insegnamento piovuto dall’alto, di discorso intriso di verità

Nonostante l’ultimo album “Elvis”, i Baustelle restano una delle avventure musicali più interessanti degli ultimi 20 anni. Ed ecco che il testo di David Marte centra subito l’obiettivo. “Parola di Baustelle” odora di mistico, di insegnamento piovuto dall’alto, di discorso intriso di verità. Che dire, se non che è proprio così, perché lo stile dei Baustelle è sempre stato questo, fin dall’inizio. Cosa che, come è noto, li rende simpatici o antipatici, al di là della loro musica. Sono la prima band fluida, ante litteram però, dove in molti giudicano più il loro modo d’essere che quello che cantano e propongono. Perché, se si andasse ben oltre la simpatia e l’antipatia umana, si capirebbe che “I Mistici dell’Occidente” è uno degli album più belli usciti negli ultimi 20 anni; a oggi quello che resterà, con “Amen” (ma non tutto, solo alcune canzoni), del loro transito nell’arte terreste.

Il testo, di certo appassionato, cosa che non deve però deporre a sfavore di Marte, dato che viene ripetuto come un mantra in tutte le recensioni fin qui apparse del volume, ha il merito di prendere in esame la patata bollente, e cioè il trittico “La Malavita”, “Amen”, e “I mistici dell’Occidente”, album usciti in un lustro (2005-2010) particolarmente felice e creativo per i Nostri.

Pregi e difetti del libro si equivalgono. Partiamo dai difetti, che poi non sono né una colpa, né un peccato. Detto in modo semplice, i resumé delle interviste dei Baustelle. Oddio, in linea di massima, la cosa ci può stare. Bianconi, soprattutto, da sempre l’idea di non dire parole a caso, o comunque di usare bene l’arte della simulazione, tecnica che pochi suoi colleghi sanno utilizzare. Ecco che riportare le sue parole può avere un valore. Tuttavia, ci si concentra un pò troppo su questo aspetto e, oggi, lo vado ripetendo in tutte le recensioni, un libro di critica musicale ci dovrebbe dare quello che non troviamo già in rete. I fan attenti, quelli cioè che seguono il gruppo e/o il solista, cercano, leggono, tengono da parte, collezionano, e così via. E sono loro che, alla fine, comprano i libri. L’epoca delle fanzine è finita (peccato), ed oggi soffermarsi troppo sulle parole già dette è cosa poco producente.

Pregi. Aver cercato, con competenza, di mettere le mani in tre album dove Bianconi & Co. mescolano bene le carte: da Montaigne e i suoi Saggi; da Zolla (autore de “I mistici dell’Occidente”) a Baudelaire, passando per la lotta di classe, le droghe, San Francesco e tutto un armamentario che Marte padroneggia, ritrova e spiega partendo dai testi del gruppo. Prova a darne interpretazioni, con buon acume; ricerca conferme nelle parole delle interviste, si muove comunque con i piedi di piombo, dato che la materia è delicata, soprattutto sulla perla vera di questo trittico, il già citato album del 2010 che chiude la trilogia, e cioè “I mistici dell’Occidente”.

Direi che le pagine più belle in assoluto del volume sono quelle dedicate a “Le Rane”, canzone del ricordo, omaggio semi-implicito alle lucciole di Pasolini; e a “Gli Spietati”, e cioè la grande canzone dell’indifferenza (da non confondere con quella dei Modena City Ramblers). Non che queste spiegazioni mancassero, ma sono comunque non di facile gestione perché i Baustelle dimostrano, in queste due canzoni, come in tutto l’album, di aver distillato molto materiale, molte letture, e di aver stratificato bene il discorso. Lo dice il Marino, d’altronde: si lavora sempre con il rampino, per raccogliere tirando a sé, ma anche per rubare, afferma il grande poeta e scrittore di fine ‘500; un poco insomma come quando si va a funghi, o si raccolgono le ciliegie.

Altro aspetto positivo del volume, la cassetta degli attrezzi, e cioè la “Nota metodologica”, dove viene spiegato come si è lavorato, e dove Marte mostra tutta la sua competenza figlia di studi classici, carburante necessario per affrontare i testi di questo grande gruppo italiano; e allo stesso tempo la “Bibliografia…”, con annessi, altra deformazione professionale molto gradita, che dimostra come la ricerca sia il pane quotidiano di Marte.

La speranza è che ora questa passione su trasformi in analisi dettagliata, lavoro lungo e complesso senza dubbio, ma che i Baustelle meritano, e che ad oggi nessuno a fatto perché non è cosa facile. Quindi, onore alle armi, e cioè un plauso a Marte che ha redatto un bel primo tassello di lavoro sui Baustelle. Una lettura che non delude.

Articolo di Luca Cremonesi

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