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Jaguar Jonze intervista

Cerchiamo di scoprire i segreti che si celano dietro la versatilità artistica e l’impegno sociale della nuova pop star australiana

Jaguar Jonze


Il 3 giugno Jaguar Jonze ha dato alle stampe il primo album: “Bunny Mode”, fuori per l’etichetta Nettwerk Music Group (la nostra recensione). Cantante, regista, montatrice, fotografa, illustratrice, bandiera del movimento #MeToo … in quest’intervista cerchiamo di scoprire i segreti che si celano dietro la versatilità artistica e l’impegno sociale della nuova pop star australiana.


Partiamo dall’ultimo album: un lavoro d’impatto, variegato, ben prodotto, e veicolo di messaggi importanti. Puoi parlarci della sua genesi? Qual è stato il brano che ha dato il via al processo creativo?

“Not Yours” è stata la prima canzone dell’album. L’ho scritta dopo essere stata aggredita sessualmente, e per aiutarmi a elaborare le emozioni che stavo provando circa il mio corpo. Non pensavo che sarebbe mai uscita e me ne sono dimenticata per 3 anni, ma quando ho trovato il demo e l’ho ascoltato, ho avuto la pelle d’oca. Me ne ero completamente scordata, ma ho sentito l’emozione così forte che è stata una parte importante dell’intera storia di “Bunny Mode”.

La “Bunny Mode” è una condizione da cui è difficile tirarsi fuori, perché riguarda essenzialmente una modalità di protezione istintiva. Nel tuo caso, quanto tempo sei rimasta “nascosta”?

Tutta la mia vita. È stato un processo di sopravvivenza che ho impiegato da bambina per sopravvivere fino all’età adulta. La musica mi ha permesso di avere l’infanzia che mi ero persa e ora sto esplorando e trovando la mia voce, e sono orgogliosa della crescita che ho fatto come persona. “Bunny Mode” racchiude quel viaggio e ho trovato la mia voce.

C’è stato un episodio in particolare che ti ha spronato a scrollarti di dosso quella condizione? A reagire e ad autoaffermarti in piena luce?

No, la realtà è che il trauma è così difficile da superare… ma è possibile. Ci sono voluti tempo ed energia, ma quel viaggio è stato anche incredibile e mi ha reso la persona che sono (e anche l’artista che sono).

Cosa consiglieresti alle donne e alle ragazze che non trovano la forza per reagire, per far sentire la propria voce?

Certi giorni faccio ancora fatica a trovare quella forza. La realtà è che è così difficile, ma non bisogna lasciare che gli altri prendano il controllo della tua vita, o che il trauma ti definisca. La resilienza è un tratto caratteriale che deriva dal superare gli ostacoli e se credi in te stesso e sei in grado di cambiare il tuo ambiente, fallo. Sembra impossibile, ma a piccoli passi ogni singolo giorno sarai presto in grado di tornare indietro e vedere tutte le montagne che sei riuscito a scalare. Consiglio anche di trovare una rete di supporto e di servirsi di un aiuto professionale per ottenere gli strumenti e le tecniche necessarie.

Il tuo personale lavoro sull’album non si limita al versante musicale, ma comprende anche la regia e il montaggio dei videoclip. Rock Nation ha un debole per “Little Fires”, ma tutti i lavori hanno un ottimo impatto visivo e sono il contenitore perfetto per i tuoi messaggi. Tu quale preferisci, e perché?

Sì, sono anche l’art director dietro tutte le opere d’arte, la fotografia e il merchandising. Per me è davvero importante essere un narratore attraverso mezzi diversi e creare mondi in cui le persone possano connettersi e in cui rifugiarsi. “Little Fires” è molto speciale per me ed è sicuramente uno dei miei preferiti. Quel momento dell’Eurovision: il palco dell’Australia Decides e la standing ovation che mi ha tributato il pubblico è qualcosa che non dimenticherò mai. Anche “Drawing Lines” è molto speciale per me, ma “Man Made Monster” è, in segreto, uno dei miei preferiti.

Jaguar Jonze, Spectator Jonze, Dusky Jonze … Quale di queste anime rappresenta meglio Deena Lynch? E in quale dei relativi campi artistici senti di voler crescere di più?

Jaguar Jonze sarà sempre il mio obiettivo, ma tutti mi rappresentano. Gli altri progetti alimentano la mia capacità di esprimermi più liberamente come Jaguar Jonze, quindi ognuno di loro è davvero importante. Spero che crescano sempre tutti anche se in tempi e velocità diverse. Voglio crescere di più nella moda e nel cinema, sono questi i nuovi mezzi di comunicazione che più mi eccitano.

Dopo il tour di lancio australiano ci sono già in programma altre date nel resto del mondo? Approderai anche in Europa, magari qui in Italia?

Sarebbe un sogno che si avvera suonare un giorno in Italia. Spero di poterlo realizzare e di poter entrare in contatto con le persone in Italia faccia a faccia in uno show dal vivo. Se potessi fare spettacoli lì e mangiare cibo italiano tutto il giorno, sarei così felice. Voglio venire, e magari fare anche un tour in Europa. Sono stata in Italia e in Europa solo una volta, quindi spero di poter tornare e portare da voi la mia musica per la prima volta.

Jaguar Jonze interview

On June 3rd, Jaguar Jonze released her first album: “Bunny Mode”, out on the Nettwerk Music Group label (our review). Singer, director, editor, photographer, illustrator, flag of the #MeToo movement … in this interview Rock Nation tries to discover the secrets behind the artistic versatility and social commitment of the new australian Pop Star.


Let’s start with the last album: an impactful, varied, well-produced work, and a vehicle for important messages. Can you tell us about its genesis? What was the song that started the creative process?

 “Not Yours” was the first song on the album. I wrote it after being sexually assaulted and to help me process the emotions I was feeling over my body. I didn’t think it would ever be released and I forgot about it for 3 years but when I found the demo and listened to it, I had goosebumps. I forgot about it completely but felt the emotion so strongly, it was an important part to the whole story around “Bunny Mode”.

The “Bunny Mode” is a condition from which it’s difficult to escape, because it essentially concerns an instinctive mode of protection. In your case, how long have you been “hidden”?

My whole life. It was a survival process I employed as a child to survive into adulthood. Music for me has allowed me to have the childhood I missed out on and I’m exploring and finding my voice now, and am proud of the growth I have made as a person. “Bunny Mode” encapsulates that journey

Was there a particular episode that spurred you to shake off that condition? To react and to assert yourself in full light?

No, the reality is that trauma is so hard to overcome… but it is possible. It has taken time and energy but that journey has also been incredible and has made the person I am (and the artist I am as well). 

What would you recommend to women and girls who don’t find the strength to react, to make their voices heard?

Some days I still struggle with finding that strength. The reality is it is so difficult but don’t let others take over your life, don’t let the trauma define you. Resilience is a character trait that comes through overcoming obstacles and if you believe in yourself and are able to change your environment, do it. It seems impossible but through baby steps every single day, you’ll soon be able to turn back and see all the mountains you were able to climb. I also really recommend finding a support network and getting professional help to get the tools and techniques needed. 

Your personal work on the album is not limited to the musical side, but also includes the direction and editing of the videoclips. Rock Nation has a penchant for “Little Fires,” but all of the works have great visual impact and are the perfect container for your messages. Which do you prefer, and why?

 Yes, I’m also the art director behind all of the artwork, photography and merchandise. It is really important to me to be a storyteller through different mediums and create worlds that people can connect and escape into. “Little Fires” is very special to me and is definitely one of my favourites. That moment on the Eurovision: Australia Decides stage and the standing ovation as the crowd stood with me is something I will never forget. “Drawing Lines” is also very special to me too but “Man Made Monster” is a secret favourite of mine. 

Jaguar Jonze, Spectator Jonze, Dusky Jonze … Which of these souls best represents Deena Lynch? And in which of the related artistic fields do you feel you want to grow more?

Jaguar Jonze is always going to be my focus but they all represent me. The other projects feed into my ability to express myself more freely as Jaguar Jonze so they’re all really important. I hope they always all grow even if its at different times and different speeds. I do want to grow more in fashion and film, these are new mediums to me that excite me. 

Are there any other dates planned in the rest of the world after the Australian launch tour? Will you also land in Europe, maybe here in Italy?

It would be a dream come true to play in Italy one day. I hope I can make it happen, and that I can connect with the people in Italy face to face at a live show. If I could play shows there and eat Italian food all day, I will be so happy. I want to come and do a tour in Europe too. I’ve only been to Italy and Europe once so I hope I can come back and bring my music there for the first time too.

Articolo di Simone Ignagni

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