Jaguar Jonze

Jaguar Jonze “Bunny Mode”

Opera convincente e multi-sfaccettata, ironica e impegnata


Deena Lynch, in arte Jaguar Jonze, è un artista taiwanese-australiana sorprendente, versatile, evidentemente più che pronta per l’imminente debutto sulla lunga distanza. Il 3 giugno 2022, infatti, l’etichetta Nettwerk Music Group consegna al mondo “Bunny Mode”, un’opera convincente e multi-sfaccettata, ironica e impegnata. il grido levato dalla cantante nei confronti dell’aggressione sessuale subita da parte di due produttori musicali muove tutto il materiale emotivo e interiore che compone l’album. Ma la Nostra non sta a piangersi addosso vestendo i panni dell’eterna sopravvissuta, anzi, inanella una serie di attacchi e invettive che riverberano naturalmente fino a raggiungere l’intero universo femminile (femminista e non), e non sorprende che Jaguar Jonze risulti come figura di spicco nel movimento australiano #MeToo.  

“Know My Name” avanza cadenzata e forte delle proprie convinzioni tematiche e musicali, si discosta dalla classica struttura pop per affermarsi in uno splendido crescendo reso sontuoso dalla prova vocale di Deena, che aggredisce i falsetti come gestendo la voce piena. “Who Died And Made You King?” senza giri di parole si rivolge direttamente ai titani dell’industria musicale, e nella voce sguaiata e selvaggia sembra di ascoltare un mix perfetto tra Sleater-Kinney e la prima Tori Amos d’assalto. Anche il videoclip, diretto e montato dalla stessa Jonze (la creazione di contenuti multimediali è un altro dei suoi mille talenti) non lascia adito a fraintendimenti: è circondata da decine di corpi femminili identici a lei, che si muovono come marionette. Ribellarsi e denunciare non è affatto un gioco, e per una singola Jaguar Jonze che riesce ad esprimere il suo sdegno, ce ne saranno altre centinaia (uguali a lei, perché donne) che subiranno senza tirare fuori la testa dal guscio.


“Swallow” è una scarica adrenalinica tenuta su da un bel giro chitarristico alla The Black Keys, e fila via potente lasciando in bocca la voglia di ascoltare ancora, di più. “Drawing Lines” è la prima traccia che strizza l’occhio alla ballad, ma con un’anima prettamente elettrica e un uso di arrangiamenti mai banali. Con “Trigger Happy” siamo nel cuore dell’album, e non a caso ecco emergere il significato del titolo attraverso il videoclip. La Jonze infatti è vestita come una coniglietta, ma il riferimento è tutt’altro che riconducibile ai sex symbol di “Playboy”. In natura i conigli sono dolci, vulnerabili prede; Deena, in conseguenza di un abuso infantile, è rimasta per gran parte della vita in modalità “coniglio”: bloccata dal pericolo, pronta a nascondersi alla prima emozione riscontrabile nella sua anima. Eccolo, allora, il “Bunny Mode”: in quest’ottica l’intera stesura del disco non diventa altro che una maniera costruttiva per lasciarsi quel mood alle spalle, reagendo in maniera prepotente e definitiva.
     
“Loud” è carica di consapevolezza, autoaffermazione, voglia di essere se stessi al di là di tutto, soprattutto delle supponenti “voci di popolo” capaci solo di additare e giudicare. “Little Fires” è una dedica per tutti coloro che sono sopravvissuti a una situazione di abuso, e che hanno deciso di mettere al servizio della causa la propria esperienza dicendo la verità, a costo di esporsi e rovinarsi per sempre. Dei nuovi videoclip, questo è senza dubbio il più evocativo e convincente, con Deena intrappolata nella rete di paure dentro cui è rimasta per anni, appesa su quello che le sembrava un vuoto, ma che una volta aperti gli occhi si è rivelato essere l’esistenza stessa, ostinata a scorrere in basso senza aspettare nessuno, figuriamoci lei, congelata per anni nel ruolo di spettatrice.
           
“Punchline” è un brano chitarristico incisivo e d’impatto, che ti spinge ad alzare il volume e a battere il piede. “Cut” è provocatoria e infuocata, e se avevamo qualche dubbio fra il “taglio simbolico” evocato e il “taglio fisico” suggerito, il videoclip elimina ogni dubbio a riguardo. “Not Yours” è il brano più intimo e introspettivo, a tratti sofferto, e parla in maniera diretta dell’evento di cui abbiamo narrato in apertura: l’aggressione sessuale. L’invettiva è cristallina ma non urlata: non sono tuo, non sono vostra. Appartengo a me stessa, e concedo ciò che voglio a chi voglio.
          
Chiude l’album “Man Made Monster”, un ultimo urlo espresso nei confronti di quella cultura misogina che permea la società in maniera subdola. Perché molto spesso è qualcosa d’inconsapevole, di radicato in noi, in tante piccole convinzioni, in atteggiamenti ormai consolidati e scontati. Inconsciamente possiamo generare ingiustizia, dolore, anche laddove non opprimiamo in maniera evidente, anche nei momenti in cui crediamo di non usare violenza (o così abbiamo l’arroganza di credere).
                     
Vincitrice degli AIR Award nella categoria “Outstanding Achievement”, nominata da Cool Accidents tra gli “artist to watch”, illustratrice (sotto la variante Spectator Jonze), fotografa (sotto la variante Dusky Jonze) e regista, Jaguar Jonze sembra non porsi limiti, e riesce a confezionare ogni prova in maniera vincente dimostrando gusto, padronanza dei mezzi espressivi e capacità comunicativa

Articolo di Simone Ignagni

Track List “Bunny Mode”
1. Know My Name
2. Who Died And Made You King?
3. Swallow
4. Drawing Lines 
5. Trigger Happy
6. Loud
7. Little Fires
8. Punchline
9. Cut
10. Not Yours
11. Man Made Monster

Line up Jaguar Jonze: Jaguar Jonze voce / Joe Fallon chitarra, archi / Aidan Hogg basso, synth   Jacob Mann batteria

Jaguar Jonez online:
Official Site – https://jaguarjonze.com
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Bandcamp – https://jaguarjonze.bandcamp.com/album/antihero

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