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Turin Brakes intervista

Approfondiamo la loro evoluzione musicale inarrestabile

Turin Brakes

I Turin Brakes superano il ventennio di carriera rilasciando il loro nuovissimo “Wide-Eyed Nowhere” (la nostra recensione), un album che dichiara a grandi lettere un paio di fatti sconcertanti: 
1 – Ascoltarsi dentro è la vera chiave di salvezza nei momenti più difficili.         
2 – Si può trovare pace anche nel vortice di una reale catastrofe.            
Rock Nation li ha raggiunti per chiedere quale sia stato il processo di consapevolezza che li ha portati a sviluppare questi concetti e, soprattutto, per parlare della loro evoluzione musicale inarrestabile, entrata ormai nel quinto lustro.

“Wide-Eyed Nowhere” suona come un’opera benedetta dalla pace, dalla sospensione, dalla positività. Com’è venuta fuori, in un momento storico in cui il denominatore comune è composto da rabbia repressa più voglia di riprendersi il tempo perso per via della pandemia?

A volte le canzoni sembrano essere l’opposto di tutto ciò che accade intorno a loro. Forse questo album è stato la nostra fuga da tutte le cose terribili che accadevano mentre lo facevamo. Possiede una sensazione di pace ma dice sempre qualcosa anche sul mondo, sulle foreste in fiamme, sulla solitudine o sulla paura e sulla speranza, su tutte le cose umane.

A proposito di Tempo… la sensazione che traspare da molte delle canzoni è quella di una pausa in musica. Una pausa, ma non uno stallo. Un momento in cui il tempo è fermo ma si riesce a godere delle cose positive che tale rallentamento porta con sé. Si tratta della descrizione di un’esperienza vissuta, oppure di un approccio che volete consigliare al pubblico?

Penso che il lavoro proponga un’idea per trovare un modo per stare bene dentro, mentre fuori il mondo sembra bruciare. Suppongo di credere che nessuno possa salvare il mondo finché non ci sarà equilibrio all’interno. Sugli aeroplani indossiamo la nostra maschera prima di aiutare gli altri in caso di emergenza, quindi forse può essere la stessa cosa.

Da quale canzone in particolare ha avuto inizio tutto il processo creativo? Da dov’è partita la scintilla?

Di solito ho la sensazione di avere una canzone dentro; ho avuto quella sensazione nel 2018 e ho deciso di tirare fuori il mio vecchio registratore a cassette a 4 tracce, così sono arrivati alcuni nuovi sapori. Sembravano funky e avevano un’atmosfera intima “fatta in casa”, ma le parole continuavano a dipingere immagini drammatiche. Ero affascinato dalla notizia di tutti gli enormi incendi in California in quel momento, e dal video di persone che guidavano silenziosamente attraverso le fiamme e le città abbandonate dall’altra parte. Era quasi tranquillo e da sogno, ma ovviamente anche orribile. Da queste canzoni e immagini abbiamo scelto di fare il disco a casa, e non in uno studio commerciale.

I Turin Brakes sono ormai giunti al nono album in studio, avete superato i 20 anni di carriera, ma la vostra musica suona ancora fresca, spontanea, mai artefatta. In confronto alle briciole del “New Acoustic Movement”, i Turin Brakes sembrano essere vivi e vegeti, consapevoli e realmente a fuoco. Qual è il vostro segreto?

Siamo molto risoluti, credo. Avevamo una missione 23 anni fa per onorare il nostro istinto musicale artistico e non abbiamo mai permesso a nulla di ostacolarlo, qualunque cosa sia accaduta: questa è la chiave. Abbiamo ancora fiducia nel nostro processo creativo; il fatto che le mie canzoni si uniscano alle idee musicali di Gale e poi vengano suonate con la nostra band è il sistema di filtri che, crediamo, non possiamo davvero perdere. Siamo molto fortunati ad avere una grande chimica come esseri umani, come vincere alla lotteria, anche dopo tutti questi anni ci sorprendiamo a vicenda. Inoltre, non abbiamo mai avuto un piano B. Quindi non abbiamo avuto altra scelta che andare avanti!

Ho avuto la fortuna di vedervi dal vivo, in Italia, per due volte, in entrambi i casi a Roma. L’ultima presso il Circolo Degli Artisti, durante il tour di supporto a “We Were Here”, e fu un concerto splendido. La prima volta fu al Centrale Del Tennis, insieme a The Coral e Coldplay. Ricordo benissimo che alla fine dell’esibizione, durante “Pain Killer (Summer Rain)”, ebbi la sensazione di essere parte di qualcosa di speciale, un brivido che arrivò a tutto il pubblico. Questa in realtà è più una richiesta che una domanda: quando tornerete a esibirvi in Italia?

Torneremo all’inizio del 2023 per suonare canzoni vecchie e nuove, e per creare ancor più magia.

Turin Brakes interview

“Wide-Eyed Nowhere” sounds like a work blessed by peace, suspension, positivity. How did it come out, in a historical moment in which the common denominator is made up of repressed anger, plus the desire to take back the time lost due to the pandemic?

Sometimes songs seem to be the opposite of whatever is happening around them. Maybe this album was our escape from all the terrible things happening while we made it. It has a feeling of peace but it’s always saying something about the world too, about the Forrests on fire, about loneliness or fear and hope, all the human things.

And speaking about “Time” … the feeling that shines through many of the songs is: a pause through music. A pause, but not a stall. A moment in which time stands still, but you can enjoy the good things that this slowdown brings with it. It’s a description of a lived experience, or an approach that you want to recommend to the public?

I think it’s putting forward an idea of finding a way to be ok inside while on the outside the world seems to be burning. I guess I believe no one can save the world until there is balance on the inside. On aeroplanes we put on our mask before helping others in an emergency so maybe this can be the same thing.

From which particular song did the whole creative process begin? Where did the spark come from?

I usually get a feeling that there is a song inside, I got that feeling in 2018 and decided to pull out my old 4 track cassette recorder, some new flavours came out. They seemed to be funky and had a ‘homemade’ close feeling but the words kept painting dramatic images. I was fascinated by the news of all the huge fires in California at the time and the video of people just quietly driving through the flames and abandoned towns to the other side. It was almost peaceful and dream like but of course also horrific. From these songs and images we chose to make the record at home and not a commercial studio. 

Turin Brakes have now reached their ninth studio album, you have passed your 20-year career, but your music still sounds fresh, spontaneous, never artificial. Compared to the crumbs of the famous “New Acoustic Movement”, Turin Brakes seem to be alive and well, aware and really on focus. What’s your secret?

We are very single minded I think. We had a mission 23 years ago to honour our artistic musical instincts and we’ve never allowed anything to get in the way of that, no matter what, that is the key. We still trust our process, that my songs joining Gale’s musical ideas and then being played with our band is the filter system and if we trust that we can’t really lose. We are very lucky to have great chemistry as humans, like winning the lottery, even after all these years we surprise each other. We also never had a plan B. So we had no choice but to keep going!

I was lucky to see you live, in Italy, twice, in both cases in Rome. The last one at the “Circolo Degli Artisti”, during the tour of “We Were Here”, and it was a splendid concert. The first time was at “Centrale Del Tennis”, with The Coral and Coldplay. I remember very well that at the end of the performance, during “Pain Killer (Summer Rain)”, I had the feeling of being part of something special, a thrill that reached the whole audience. This is more a request than a question: when will you return to perform in Italy?

We will be back in early 2023 to play the new and old songs and to make more magic haha x

Articolo di Simone Ignagni

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