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Banco del Mutuo Soccorso live Prato

Uno dei gruppi cardine che hanno portato la cultura musicale italiana a grandi lustri internazionali

È già trascorso un anno dall’ultima esibizione fiorentina del Banco del Mutuo Soccorso (il nostro report) e cresceva il desiderio, in un momento in cui il Prog sta vivendo una nuova folata di freschezza, di ascoltare nuovamente in terra toscana uno dei gruppi cardine che hanno portato la cultura musicale italiana a grandi lustri internazionali. Come se il tempo si fosse fermato, questi artisti sanno ancora regalare profonde emozioni e ogni volta che li si ascolta si scopre qualcosa di nuovo.

Il Banco si esibisce in questa tiepida serata di inizio primavera del 22 marzo al Teatro Politeama Pratese. Una grande serata necessita di un mix perfetto tra la bravura di chi si esibisce e la location che ospita, e questo è un posto splendido per ascoltare buona musica, peraltro dall’eccellente acustica. Nel teatro, pressoché sold out, è presente un pubblico in prevalenza maturo, molti fan della prima ora del gruppo, ma anche un buon numero di persone più giovani. Giova ripeterlo perché questo è una conferma che la musica di qualità non invecchia mai e non esistono divari generazionali nel condividere una passione.

Un anno fa la band, fondata a Roma a fine anni ‘60, festeggiava i cinquant’anni di attività, tanta strada trascorsa attraverso album memorabili, veri caposaldi del Prog nostrano; l’occasione di questo live e del tour che l’ensemble sta compiendo lungo la penisola (del quale l’evento in formazione elettrica è la seconda tappa), è un’altra importante ricorrenza: sono trascorsi infatti dieci anni dalla scomparsa di Francesco Di Giacomo e lo spettacolo è un ottimo modo per ricordarlo.

Non può che essere quindi un avvenimento speciale e, anticipando forse un giudizio finale, dico subito che le attese sono state ripagate. Quasi due ore di grande musica, band affiatata che emana una energia unica e non accusa il peso degli anni, condita da sonorità moderne e di gran classe.

C’è comunque un particolare che riporta alle tradizioni, ovvero la formazione che si presenta on stage. Il gruppo si ripropone infatti nella line up originaria, quella con due tastieristi. A fianco del Maestro Vittorio Nocenzi, c’è ora in pianta stabile il figlio Michelangelo, che aveva già dato comunque il suo cospicuo apporto in studio nella creazione degli ultimi lavori; nei suoi interventi Vittorio rimarcherà il proseguire di questa consuetudine familiare iniziata assieme al fratello Gianni negli anni ’70. Si torna a una sola chitarra, quella del talentuoso Filippo Marcheggiani (consolidato membro storico dal 1994) e si conferma dietro le pelli della batteria il bravo Dario Esposito, supportato dal basso di Marco Capozi. Alla voce Tony D’Alessio, il cui splendido timbro lo rende il perfetto successore di Francesco Di Giacomo.

La set list del concerto risulta molto eterogenea, spaziando dai brani del famoso “Salvadanaio” del 1972 e quelli del concept “Darwin” ad alcune hit dei successivi ’80 e più recenti. I pezzi del primo leggendario album vengono però intercalati nella scaletta e non proposti in successione come era accaduto nel precedente tour. Subito ci si immerge nell’atmosfera di quel capolavoro con “Metamorfosi”; la band comincia a tessere le sue magnifiche trame accompagnata da luci sobrie, ma efficaci nel supportare l’essenza del suono. Al termine del brano, il primo intervento di Vittorio Nocenzi che, dopo la presentazione del gruppo, ringrazia il pubblico convenuto e si dichiara felice di poter suonare in questo teatro. Un evento che avrebbe dovuto svolgersi qualche tempo addietro, frenato poi dalla pandemia.

Ma adesso finalmente si torna a esibirsi ed è giusto che sia la musica a parlare e a regalare emozioni. E allora il viaggio prosegue con “Il Ragno”, motivo del 1976 e “Lontano da” datato 1983: D’Alessio incita la platea che coinvolta scandisce il tempo dei brani. È il momento di “Eterna Transiberiana”, pezzo tratto dal penultimo album del gruppo: un brano carico di pathos, nel quale tastiere e chitarra dialogano mirabilmente e che sembra fatto su misura per esaltare tutta la liricità e teatralità del vocalist. Prima di “Cento mani e cento occhi”, proposto da “Darwin” del 1973, Vittorio Nocenzi scherza con il moog, uno strumento croce e delizia per i musicisti prog perché a volte fa i capricci e va fuori fase, ma al quale è profondamente affezionato dopo cinquanta anni di convivenza. In fondo, basta un buffetto per farlo ripartire…

Nell’introdurre “Il giardino del Mago”, il musicista spiega come un brano può essere interpretato in molti modi e come lo vivrebbe una persona invitata sul palco. L’arte non è un concetto assoluto, ma suscettibile della libera creatività individuale che ne può conferire significati diversi. E infatti, mi si perdoni il gioco di parole, il brano è una vera magia. Una suite fascinosa, tastiere scintillanti dove spicca poi nel finale l’assolo di Filippo Marcheggiani, che fa parlare la sua chitarra, inchinandosi verso il pubblico in un sussulto hendrixiano. Neanche il tempo di riprendersi dalle emozioni di questo brano, veniamo catapultati nelle note di “R.I.P.”, altro leggendario motivo del “Salvadanaio”. La band dimostra una coesione perfetta nell’interpretazione. La ritmica di Capozi e Esposito è fluida e talvolta si deroga dalla linea base del pezzo in una sorta di improvvisazione con brevi assoli di basso e batteria, prima del finale epico da melodramma.   

Cavalli, corpi e lance rotte, si tingono di rosso, cita il testo del brano. Purtroppo, è ancora terribilmente vero. Nei cinquant’anni da quando fu pubblicato il disco, è cambiato veramente poco, prosegue Nocenzi. La storia sembra non aver insegnato e la guerra continua a imperversare. Ecco che l’arte della musica può contribuire a unire: il Rock è libertà, fermento che cerca di distaccarsi da una sorta di cementificazione e dai pericoli indotti dal globalismo. Sono i concetti che rappresentano anche il brano successivo “Non mi spaventa più l’amore”, un tango elettrico tratto dall’ultimo album “Orlando: le forme dell’amore”, le cui tematiche cavalleresche risultano per certi versi sorprendentemente attuali. Poesia e musica come percorso di riavvicinamento anche per i contemporanei, in linea con il pensiero del Banco, da sempre pacifista e antimilitarista.

Si entra nella fase conclusiva del concerto, dedicata alle grandi hit degli anni ’80. Dopo “Canto di primavera”, ecco “Paolo, Pa” e “Moby Dick”, due brani dove il pubblico è ancora più coinvolto e oltre a muoversi a tempo canta i ritornelli con grande partecipazione. I classicismi e gli spunti tastieristici di “Traccia” chiudono lo show in un assoluto tripudio. La band abbandona il palco, salvo poi ripresentarsi dopo breve tempo. C’è spazio per un simpatico e tenero siparietto: è il compleanno di Michelangelo Nocenzi. Partono le note di “Happy Birthday to You” e arrivano sul palco torta e spumante, mentre Michelangelo riceve l’abbraccio del padre e dei compagni di gruppo. L’encore non poteva che essere un altro brano mitico del Banco, quel “Non mi rompete” che viene interpretato tra numerose improvvisazioni quasi a simulare una jam session, in un epilogo dai risvolti fragorosi prima della meritata standing ovation.

Che aggiungere? Ogni concerto del Banco ti lascia dentro una sensazione di gioia. È stata una splendida serata in cui ripercorrere la storia di una band leggendaria, i cui suoni riescono a essere sempre spontanei e moderni, ancora capaci di dare tanti punti ai musicisti di oggi e proporsi come assoluto riferimento per il prog internazionale.

Prossima tappa del tour il 19 aprile al Teatro Partenio di Avellino, mentre il 18 ottobre sarà recuperato a Ranica (BG) presso la sala Druso il concerto rinviato recentemente per motivi logistici. Date in costante aggiornamento.

Articolo di Carlo Giorgetti, foto di Irene Arditi

Set list Banco del Mutuo Soccorso Prato 22 marzo 2024

  1. Metamorfosi
  2. Il ragno
  3. Lontano da
  4. Eterna Transiberiana
  5. Cento mani e cento occhi
  6. Il giardino del Mago
  7. R.I.P.
  8. Non mi spaventa più l’amore
  9. Canto di primavera
  10. Paolo, Pa
  11. Moby Dick
  12. Traccia
  13. Non mi rompete
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