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Banco del Mutuo Soccorso live Prog Festival Cerea

Sul palco c’è Vittorio Nocenzi con ottimi musicisti, per una serata di Prog storico

Banco-del-Mutuo-Soccorso-foto_RobertoFontana2022

Un concerto di grande rispetto, sotto tutti i punti di vista. Rispetto per il pubblico, per gli organizzatori e per chi lavora dietro alle quinte. La band sale puntuale sul palco e non si preoccupa del fatto che non ci sia la folla modello raduno anni ’70. Rispetto per una storia, quella del Banco del Mutuo Soccorso che, quest’anno, taglia il traguardo dei cinquant’anni dall’uscita del “Salvadanaio” e di “Darwin”, album che saranno l’impalcatura portante di questo live e della serie di concerti che si svolgeranno in giro per lo stivale in questa estate 2022. Rispetto per il presente dove, accanto a Vittorio Nocenzi, fondatore e anima del gruppo, suonano e cantano cinque musicisti che sanno far rivivere la magia senza tanti fronzoli, orpelli e inutili mosse.

La nuova band, fedele al Nocenzi pensiero (si veda il libro “Nato libero”), fa le cose per bene, come si addice a chi ha per le mani un repertorio che è conosciuto e rispettato in tutto il mondo. Rispetto per un album, “Il Salvadanaio” (ma in origine era solo “Banco del Mutuo Soccorso”), che viene eseguito integralmente come si conviene a un’opera d’arte degna di questo nome. Lo diceva Fellini tagliereste una tela di Picasso? Spero che la risposta, per tutti e tutte, sia no. E così l’album del 1972 viene suonato intero, come è uscito in vinile cinquant’anni fa. Per gli appassionati: ci sono due versioni, come sappiamo. Quella originale, registrata in su un otto piste, e quella uscita qualche anno dopo, rimasterizzata, su 16 piste. Serve averle entrambe. Credetemi.

Rispetto per un genere, il Prog (con l’aggiunta di italiano, come ricorderà Tony d’Alessio in apertura), che è musica colta e impegnata che implica, esige e impone ascolto. Non è facile trovare un Festival che si occupi di questa musica. Brevi, e noi siamo felici di essere qua ricorda il vocalist. Rispetto, infine, per la musica – come ricorderà nel corso del concerto lo stesso Nocenzi – che ha il compito, come tutta l’arte, di far pensare. Qui a Cerea, provincia di Verona, si capisce subito che non si faranno sconti né alla musica né tanto meno alla performance. Prerogativa dei grandi che non temono pubblico e critiche. Qui si suona, come se ci fossero i 120mila di Vasco a Trento. Si onora l’impegno preso, prima di tutto, con se stessi dato che, qualche anno fa, si è deciso di rimettere in moto la macchina. Ci sono tanti gruppi, ma di Banco ce n’è solo uno ebbe a dire Di Giacomo per i 30 anni di carriera registrati nell’album “No palco”. E questa è la direzione che si continua a perseguire.

Le premesse per una bella serata, insomma, ci sono tutte e queste si rafforzano con le parole di Nocenzi. Per noi i numeri non sono mai stati importanti. Meglio pochi… ma buoni. E ha ragione il maestro che tanto ha fatto per la sua creatura e questa nuova avventura del Banco, che rinasce con il progetto “Transiberiana”, uscito di recente e dopo anni dalla morte di Maltese e Di Giacomo, si è bloccata poi con la Pandemia, e ora finalmente riparte. Questa secondo “vita” coincide con un traguardo importante: le celebrazioni per i 50 anni del “Salvadanaio”. Il progetto si rimette in moto con una formazione che regala un’esecuzione live rodata, ben oliata e che soddisfa anche i fans più preoccupati, in primis i fans storici che sono arrivati a Cerea, in provincia di Verona, per la seconda giornata del Festival Prog organizzato da Orion. Il Veneto è terra di Prog. Dalle band diffuse sul territorio regionale (alcune delle quali in scaletta a Cerea) ai locali, come lo storico “Il Giardino” di Lugagnano di Sona, fino ai Festival che si susseguono nella provincia e nelle città, Verona e Vicenza soprattutto.

Comunque, il compito di chiudere questa due giorni (11 e 12 giugno) al Prog Festival all’Area Exp di Cerea è affidato proprio alla nuova band di Vittorio Nocenzi. Perché di questo si tratta, di una vera nuova band che porta avanti la storia del Banco del Mutuo Soccorso, fondato nel 1968, e nel quale sono transitati 22 musicisti (fra i quali anche Maurizio Solieri, chitarra storica di Vasco Rossi). Certo, i puristi storceranno il naso. Scomparsi Maltese e Di Giacomo avrebbero voluto tutti a casa ed esperienza finita. Ma un gruppo è una sintesi, una storia, un divenire di elementi essenziali – e qui, sul palco, c’è Vittorio Nocenzi – e di musicisti che passano e danno il loro contributo oltre a strutturare, con la loro personalità, il corpo di un’idea. Lo diceva già Di Giacomo E mi viene da pensare A quante volte ho scritto canzoni Con la mano piena di rabbia e di convinzioni E l’impossibile era normale Come un’idea che non puoi cambiare. Quindi, fuori dai denti, non c’è nessun tradimento e neppure nessun opportunismo, ma solo ottimi musicisti che portano in tour uno dei repertori più importanti della musica contemporanea italiana (e non solo).

Non c’è nulla di male e nulla di scorretto se si pensa, poi, al fiorire del fenomeno delle cover band. Realtà che, spesso, in alcune occasioni, servono a far pubblico per eventi mondani (feste, sagre, concerti in piazza). E allora perché non portare sul palco gli originali e con questi continuare la storia? A ben vedere è sempre stato così, per tutta la storia di molte band. Poi, per chiudere definitivamente la premessa e stoppare le trombe delle critiche, la sfida più grande e difficile credete che sia quella di rimettersi in gioco con una nuova band, e produrre un ottimo lavoro in studio, oppure chiudere tutto, serrare i ranghi dopo la scomparsa di chi ha contributo a rendere questa storia musicale una delle maggiori espressioni della musica contemporanea? Pensateci bene prima di rispondere, davvero…

Lo show di Cerea, il primo dopo il compleanno del “Salvadanaio” a Roma, si apre con l’esecuzione integrale proprio di quell’album. Nessuno sconto dall’Auditorium di Renzo Piano all’area Exp di Cerea. Così si ha rispetto della storia e del proprio pubblico. Già questo, per chi scrive, basta e avanza per giustificare il costo biglietto. Il concerto si apre, dunque, con sei tracce concepite come un tempo quando la musica e l’arte servivano a pensare, cosa che oggi è sconosciuta a molti ricorda Nocenzi che, nella prima parte dello show, parla con il pubblico. Si faceva così negli anni ‘70: si parlava con  voi, e per voi si suonava. “In volotiene a battesimo il concerto mentre la band sale sul palco e si schiera. Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo E sfrena il tuo volo dove più ferve l’opera dell’uomo Però non ingannarmi con false immagini Ma lascia che io veda la verità e possa poi toccare il giusto…

Nocenzi è in prima linea, in pasto ai suoi fans su un palco piccolo che però diventerà presto l’estensione di un affetto vero da parte del pubblico presente. La sua aurea, una volta seduto, è davvero magica. Lì c’è la storia del grande Prog e il pubblico attende il suo dettare il ritmo. Dopo i due minuti di intro è il giro di “R.I.P” che scalda subito la platea.

Chi è lì presente ha già sentito la nuova voce del Banco. Qualcuno – pochi – non la conoscono sui pezzi storici. Ed ecco che sulla prima parte Tony D’Alessio (alle spalle esperienze nella musica metal) scalda la voce che, però, va detto subito, è già di suo potente, alta e baritonale. Comunque, si scalda con un pezzo non certo facile, per nessuno. Soprattutto quando sei al posto di un tal Francesco Di Giacomo. La sicurezza, però, ormai c’è e si percepisce e D’Alessio fa capire subito che quanto spiegato al tempo del lancio di “Transiberiana” è vero ed ispira il suo cantare: siamo tornati per fare le cose sul serio, e per farle bene era stato ricordato all’epoca.

La prima sorpresa, però, è sul pezzo centrale di “R.I.P.” Chi scrive considera Di Giacomo una delle voci, con Stratos, migliori della storia della musica (non solo italiana), ma D’Alessio non fa rimpiangere lo storico cantante. La sua timbrica è molto molto simile a quella del giovane Di Giacomo (e cioè all’incisione del 1972) e questo gli permette, senza alcuna fatica fisica, di salire e andare a volare su questa seconda parte. Allo stesso tempo va reso atto a D’Alessio di essere anche fin troppo umile. Fatte le parti vocali si sposta, lascia la scena a Vittorio e a chi non c’è più. Il microfono vuoto è quello di Di Giacomo dunque, accanto a Nocenzi… Ma per quello che, fino a questo momento del concerto si è sentito, D’Alessio può restare senza problemi in scena. Anzi…

Il meglio, comunque, deve ancora venire per la performance di D’Alessio. “Passaggio” e “Metamorfosi” sono occasione di racconto per Nocenzi. Gli studi della Ricordi di Milano, i Salesiani, gli albori, le paure e i sogni. Ero felice di aver portato in porto il primo album con la mia band. Non pensavo ad altro. Neppure ai 5.500 concerti che sono venuti dopo racconta con estrema serenità e umiltà. Sì, umiltà perché non è solo un numero, quello dei 5.500 live. Ci sono band altrettanto longeve in Italia, che ne possono vantare anche di più, ma in piccole piazze di paese.

Il Banco ha suonato in tutto il mondo. Il Banco ha portato la sua musica ovunque nel globo terrestre. Se, di recente, Steve Hackett, storico chitarrista dei Genesis, viene fotografato in Grecia con la maglia del Banco, qualcosa di preciso e d’importante questo vuol dire. Il Banco, infatti, è fra le poche band del mondo che hanno fatto la storia del Prog e che hanno esportato la musica italiana, colta e d’ascolto, ovunque. Ed ecco che le parole di D’Alessio sono importanti non solo per gli organizzatori di Orion e per il pubblico, ma anche per questa storia. Bello essere qua in un festival Prog con l’aggiunta, accanto, della parola italiano. E’ un genere che non paga oggi; è una musica difficile e che impegna. Vittorio illuminaci… E Nocenzi, con sapienza, la butta in ridere: sono senza lampadine, resteremo al buio.

In realtà al buio non si resta perché l’esecuzione integrale del “Salvadanaio” procede con la suite “Il giardino del mago” attesa dai fans per capire come sarebbe stata messa in cantiere. Nessuna paura nel suonare brani da 18 minuti, un’enormità per gli standard attuali. Eppure fra il pubblico non apprezzano solo i duri e puri, ma anche i giovanissimi che trovano ispirazione da questi suoni. Dipingo ascoltando il Banco racconta una ragazza da poco 18enne, i miei lavori sono su Instagram, con tanto di colonna sonora.

“Il giardino del mago”, senza mancare di rispetto alla storia, è uno dei vertici del concerto di Cerea con la band che risulta pienamente affiatata e la voce di D’Alessio che non fa rimpiangere, su queste continue modulazioni, quella di Di Giacomo.

Nel pre-concerto il vocalist, sceso fra il pubblico per bere una birra, aveva salutato i fans con un generico spero di essere all’altezza e non deludervi. E così è stato perché la sua voce, potente, alta e con calore è un’ottima rilettura di quanto fatto da chi c’era prima di lui.  D’Alessio non scimmiotta, non imita e non rincorre. Ci mette semplicemente – per modo di dire – tutto se stesso e lo fa con grande mestiere e naturalezza. Il risultato è davvero bello e solo chi vuole perseverare la via intoccabile della purezza può non apprezzare.

Terminata l’esecuzione integrale del capolavoro del 1972 Nocenzi annuncia che c’è spazio per spizzicare in una carriera di 50 anni. Mai averi pensato di arrivare ad avere una lunga strada percorsa nel mondo della musica. Ero felice, terminato il master del “Salvadanaio” che fosse uscito. Ed era davvero ben più di quanto sperassi. Se penso agli oltre 20 album fatti dopo mi spavento. E qui, però, Nocenzi, ricorda che la musica del Banco, citando noi stessi, è nata come musica per pensare. “Prova, prova a pensare un po’ diverso” è il primo verso de “L’evoluzione” in Darwin. Quello volevamo fare con la musica e con l’arte e di questo restiamo e siamo convinti. Oggi nessuno ha voglia di pensare e di avere un pensiero diverso. Serve resistere alla globalizzazione che vuole tutto appiattire e omologare. Noi siamo convinti che l’arte e la musica abbiano un compito diverso nella vita dell’uomo. E se questa è da sempre la direzione della musica del Banco, chi è fra il pubblico – a Cerea ma anche chi lo sarà nei prossimi show – è chiamato ad uno sforzo che verrà ampiamente appagato e ripagato. Il concerto lo facciamo noi e voi, insieme ricorda Nocenzi.

La musica proposta dal nuovo Banco è di ottima qualità; il passato è onorato senza diventare revival stile “Rotonda sul mare”, e il presente, che appare in “Eterna Transiberiana”, una delle tracce migliori (ma non l’unica) dell’ultimo “Transiberiana”, non stona e si amalgama bene in questa cavalcata di cinque decenni. C’è spazio anche per improvvisare e lasciare le briglie sciolte ai musicisti che dimostrano non solo affiatamento ma grande rispetto per questa storia.

Prima di chiudere, però, ci sono ancora alcuni momenti davvero intensi. Fra i quali la bellissima “Il ragno”, canzone che dimostra come D’Alessio abbia grande padronanza e personalità soprattutto sui brani storici. Il vertice massimo, però, lo raggiunge con “La conquista della posizione eretta” e “Canto nomade per un prigioniero politico”. Credetemi, ad occhi chiusi potevate essere in presenza di Di Giacomo. Ma non sarebbe corretto, perché D’Alessio ha saputo – e sa – far rivivere quella musica nella sua timbrica e nella interpretazione che dà nuova vita a quelle canzoni. Non serve essere Di Giacomo, ma conta essere se stessi, con tutto quello che si può fare ed essere. E D’Alessio dimostra di aver fatto suoi quei brani. Esecuzioni ottime che non fanno rimpiangere nulla e nessuno. Interpretazioni impeccabili, magiche. Stessa cosa per “Moby Dick”, canzone che in studio lasciava un poco d’amaro in bocca per quella svolta pop e che qui, invece, appare come una ciliegina sulla torta dopo che si apprezzato tutto il confezionamento creato per un ottimo dessert d’alta pasticceria.

C’è spazio, nel finale, dopo 2 ore e 15 minuti di concerto senza soste, anche per un’improvvisazione – vi svelo un segreto, il chitarrista che improvvisa lo fa sempre in Mi maggiore scherza Nocenzi – che porta a una versione blues di “Non mi rompete” che, però, prima del finale, verrà ripresa nella sua forma di grande ballata poetica. Anche in questo caso D’Alessio dimostra ottime doti vocali, sia nella prima che nella seconda interpretazione.

Al termine del concerto, dopo il ritorno in scena per i bis, c’è spazio per autografi, foto e chiacchiere. Il pubblico lo consente come d’altronde la stessa band che non si sottrae. Sono io che ringrazio voi, è un onore poter suonare per un pubblico così attento ricorda Nocenzi mentre sigla cd e libri.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Set list Banco Mutuo Soccorso Cerea 12 giugno 2022

  1. In volo
  2. R.I.P. (Requiescant in pace)
  3. Passaggio
  4. Metamorfosi
  5. Il giardino del mago – 18:24
  6. Traccia finale di R.I.P
  7. Il ragno
  8. Cento mani e cento occhi
  9. La conquista della posizione eretta
  10. Eterna Transiberiana
  11. Canto nomade per un prigioniero politico
  12. L’evoluzione
  13. Non mi rompete – blues version
  14. Moby Dick
  15. Non mi rompete

Banco Mutuo Soccorso line up: Vittorio Nocenzi tastiere, voce / Filippo Marcheggiani chitarra / Nicola Di Già chitarra / Tony D’Alessio voce / Marco Capozi basso / Fabio Moresco batteria

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