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Ben Harper live Brescia

Torna la Festa Radio Onda d’Urto con un concerto grandioso

Ben-Harper-fotoRoberto-Fontana2022

Sinceramente? È stato un concerto tanto atteso (rimandato per due anni) tanto quanto bello, ben suonato e intenso. Sinceramente? Fatico a capire le severe critiche sia sull’ultimo album “Bloodine Maintenance” che, di fatto, non è neppure l’ossatura portante di questi show in Italia (e non solo), che sulla scelta di portare in tour una scaletta che spazia da suoni blues a sonorità soul, passando per ritmi funk e raggae oltre, ovviamente, a mescolare il tutto insieme in un ottimo mix.

Se tutto questo lo avesse proposto un artista, senza dubbio geniale, come Fantastic Negrito, allora si sarebbe gridato al miracolo (e giustamente, data la qualità proposta), se invece il buon Ben Harper, dopo due progetti di matrice blues con al fianco un gigante come Charlie Musselwhite, decide di mettersi in gioco e non riproporre la solita minestra, allora tutto appare degno di critica e figlio di scarse idee, per di più poco organiche. Chi era a Brescia l’11 di agosto alla Festa Radio Onda d’Urto ha potuto invece sentire, vedere e ascoltare un concerto intenso dove i continui cambi di ritmo e di genere non hanno affatto spaesato lo spettatore e, soprattutto, a nessuno è stata resa l’idea di scarsa creatività da parte del chitarrista e cantante di origini statunitensi.

Anzi, va detto subito che il clima speciale e magico dell’unica festa veramente underground che è rimasta nel Nord Italia, legata a una radio libera che si finanzia, da 30 anni, con questa kermesse lunga 18 giorni, e con un pubblico ricco di soggettività veramente fluide, ha contaminato e non poco lo stesso Harper. L’osmosi è riuscita e lui, sul palco, con gli Innocent Criminals al fianco, si è lasciato contagiare dal clima e dai fumi di questa festa. Il pubblico poi, per contro, ha fatto la sua parte e lo ha accolto con un urlo liberatorio che da tre anni era soffocato in gola. Sì, perché Ben Harper alla festa di Radio Onda d’Urto è già un evento nell’evento ed è destinato ad essere un concerto che resterà nella storia di questa emittente. Senza dubbio tutto questo lui lo ha percepito e non si è tirato indietro, con anima e corpo. Più anima che corpo, nella prima parte dello spettacolo… va detto.

E così il primo brano, quella “Below Sea Level”, che apre anche il nuovo album, sembra essere eseguita alla ben è meglio e, invece, è un mettersi a nudo davanti a una platea che, solitamente, è abituata ad altri ritmi. Ci vuole coraggio, insomma, a partire con solo voce e cori, senza musica. Davvero. Ce ne vuole parecchio. Oppure, e propendo per questa interpretazione, lo si fa per stabilire un patto: sono qua, finalmente, con voi e sono davvero qua, non solo per contratto, ma per far sentire la mia voce, da statunitense che però ha nelle vene sangue misto fra Europa e Nativi; ma anche per mostrare come i confini e le frontiere, anche fra i generi musicali, vadano rotti e si possa vivere una serata di buona musica senza tante ricerche stilistiche e note a margine.

E così la scaletta è una cavalcata nella produzione di Harper, dagli anni ’90 ai giorni nostri. Si fa buona pesca nel repertorio, e anche dalla sua tradizione blues, quella che piace poco ai puristi, come nel caso di “Don’t Give Up On Me Now” del 2011. Oppure si passa alla bellissima esecuzione, anche con toni reggae e r&b, di “Jah Work“ del 1997, primo vero vertice della serata. La scaletta, poi, lascia spazio anche al Ben Harper musicista, che non va ne dimenticato e tanto meno sottovalutato (e chi lo ha ascoltato nel tour con Musselwhite sa bene di cosa sto parlando).

La chitarra viene tolta dalla spalla e si trasforma in lap steel guitar per “Steal My Kisses” e, soprattutto, “Need To Know Basis” presa dall’ultimo lavoro che, in versione live, è splendida. Ma i due momenti dove ci si è davvero gustati il suo talento musicale sono state le frazioni del concerto dove, solo sul palco, Harper si è dedicato alla lap steel guitar per poi chiudere questa fase del concerto con un passaggio acustico. Magico, davvero. In entrambi i casi era solo sul palco. Il patto, fatto all’inizio con il pubblico, ha tenuto dunque, ed è stato rispettato fino alla fine.

C’è stato spazio anche per ricordare che o si è cristiani o si è razzisti, non esiste compromesso. Detto in un contesto come quello della Festa di questa Radio, impegnata da oltre 30 anni a dare voce alle minoranze, quello di Harper diventa un messaggio ancora più pesante perché qui davvero la musica può fare la differenza. Lui, come tutta la band, lo ha colto e così si è lasciato andare anche ad apprezzamenti sul Black Live Matters. Non ultimo, quasi ormai si sentisse a casa fra queste oltre 6 mila persone tutte catturate dalla sua musica, ha raccontato che il legno di questa chitarra acustica viene dalla Guinea, ma le mani che l’hanno lavorato erano italiane. Insomma, come la sua musica è contaminata così anche la sua storia di musicista è ricca di contaminazioni. Come quella di tutti noi che lo stavamo ascoltando d’altronde.

Il finale, che è arrivato troppo presto per un concerto così bello e intenso, è stato con i suoni reggae di “Finding our way” e con il pubblico che, ormai, era tutto propenso a ballare e pronto ad accompagnare Harper nella chiusura dove, prima che gli strumenti cessassero di suonare, si è potuto ringraziare il pubblico, con anima e, questa volta sì, con tanto corpo, per aver portato in fondo, insieme, questo bel concerto. Ben Harper si toglie la cuffia e si lascia andare a due scatti per salutare tutta la platea. Salta e balla, come una vera rockstar, e l’ultimo atto è con il classico salto dalla piattaforma della batteria. Una gioia vera, non posticcia, per chi sa di aver portato in porto una bella serata, non facile sulla carta, e dove il pubblico ha saputo apprezzare commistioni, buoni suoni e messaggi. Insomma, cosa si può pretendere di più da un artista di questo calibro? Sinceramente fatico a capirlo.

P.S. Sì, mi sia concesso un post scriptum. Se lo show di Ben Harper è la conferma della qualità di questo musicista, la vera sorpresa della serata sono però Il Muro del Canto che, prima di Harper, aprono la fase live della Festa. Nati nel 2010 a Roma, Il Museo del Cantopropongono un Folk Rock che, fin dalle prime note, conquista il pubblico e chi li ascolta per la prima volta (e cioè chi scrive). Che dire? Una bellissima scoperta che merita attenzione e ascolto. Non solo fanno ballare, ma sanno far riflettere e propongono un cantare in dialetto romano che è musica meravigliosa per le orecchie. Da ascoltare, scoprire e sostenere acquistando i quattro album in studio (fatto!).

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Setlist ben Harper 11 agosto 2022 Brescia

  1. Below Sea Level
  2. Burn to Shine
  3. Don’t give up on me now
  4. Jah Work
  5. The Will to live
  6. Steal My Kisses / Basis
  7. Burn one down
  8. We need to talk about it
  9. Faded / Te Ocean / Lebanon
  10. Solo lap
  11. Solo acustico / Waiting on a Angel
  12. Diamonds on the Inside
  13. How dark it gone
  14. Finding our way
  15. Amen omen

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