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Caligula’s Horse live Milano

Nel bill della serata all’insegna del Prog Metal anche Four Stroke Baron e The Hirsch Effekt

C’è qualcuno a cui non piacciono i purosangue? Creature fiere e maestose dalla grande forza, potenza e bellezza. Bam Booking ci presenta una scala reale di questo calibro, e i purosangue sono gli headliner della serata del 21 maggio al Legend Club di Milano, seguiti da altrettanto potenti opener.
In coda davanti alle porte attendo di entrare e prendere il mio posto in transenna: dopo di questo, io e i primi fan abbiamo ancora un’ora da attendere prima dell’inizio del concerto, e la trascorriamo per lo più fissando il palco, come se da un momento all’ altro potesse materializzarsi una qualche entità, oppure osservando i giochi di luci durante le prove tecniche. Abituata alle resse punk e agli spintoni metalcore, per me è un tranquillo e del tutto inusuale inizio di serata.

Four Stroke Baron

Dopo tutta questa attesa, mentre la sala è già per buona parte piena, puntuali fanno il loro ingresso i primi artisti di stasera, i Four Stroke Baron, formazione di Progressive Metal / Progressive Rock originaria del Nevada attiva dal 2014. Ci presentano una variegata set list con assaggi del loro ultimo album, “Data Diamond” in uscita il 31 maggio 2024 per Prosthetic Records e che prevede, udite udite, nientemeno che la collaborazione di Paul Masvidal dei Cynic (il nostro report del concerto a Milano) in alcuni passaggi.

Four Stroke Baron

Senza tanti preamboli o ricami assortiti, il trio si mette subito all’opera: una elettrizzante discesa nella follia sonora, un viaggio nelle profondità del Rock sperimentale, una raffica di suoni senza pietà che ti stringe le mani alla gola fino all’ultima nota. Questa band fonde sapientemente elementi elettronici e pesanti riff di chitarra, creando un ipnotico paesaggio sonoro che è familiare e nello stesso tempo quasi sconosciuto.

Four Stroke Baron

Il brano “Friday Knight”, singolo di debutto estratto dall’ album “Classics” del 2021, è caratterizzato da inquietanti distorsioni su scoppiettanti riff, mentre il croon del vocalist Witt si libra aggraziato su una sala che li ascolta a occhi chiusi oppure spalancati per lo stupore.

Four Stroke Baron

Del resto, ognuno dei brani presentati è un inno al potenziale illimitato dell’espressione umana, chicche che trascendono i limiti del Rock convenzionale, e anche se gli artisti non spendono molte parole col pubblico, se non per brevi presentazioni, di sicuro hanno l’intento di portare gli ascoltatori in un viaggio dal quale non c’ è ritorno.

The Hirsch Effekt

Se invece vi piace un po’ più di cattiveria, andrete a nozze col gruppo seguente, The Hirsch Effekt da Hannover; dal 2009 portano il loro Progressive Metal condito con tanta tanta energia postpunk in giro per i palchi e anche all’Euroblast di Colonia del 2023 come headliner. Li inquadri subito appena mettono piede sul palco per preparare il loro set: rapidi ed efficienti come nella migliore tradizione tedesca, il bassista e vocalist John Lappin, bello e impossibile, osserva impettito e accigliato i compagni che litigano con la batteria, quasi a suggerire loro di darsi una mossa, c’ è un concerto da mandare avanti.

The Hirsch Effekt

La loro particolare esibizione è stata molto più suggestiva di quelle a cui siamo abituati: luci principali spente, artisti illuminati dai loro fari posizionati davanti e dietro ciascun membro, che evidenziavano i contorni dei loro corpi e conferivano loro un aspetto, se possibile, ancora più aggressivo.

The Hirsch Effekt

Visto da vicino, il tutto creava l’illusione che la band galleggiasse in un mare di oscurità. Il loro stile caratteristico, che mescola elementi di vari generi, ha sicuramente brillato in questo ambiente altamente estetico, un paesaggio minimalista che ha permesso ai presenti di immergersi nella musica: piacciono questi ragazzi dinamici, sempre attivi e in rapido, imprevedibile movimento, il chitarrista e vocalist Nils Wittrock abilissimo a correre e arrestarsi all’ultimo secondo davanti alla transenna fingendo di poter cadere sulla prima fila, provocando indietreggiamenti tra il divertito e il sorpreso di chi sta di fronte.

The Hirsch Effekt

Resta un mistero come quella povera batteria riesca a resistere alla forza distruttiva di Moritz Schmidt: un turbinio di scariche potenti come tuoni si abbattono costantemente sulle pelli, mentre giochi di luce applicati sullo stesso strumento lo illuminano a intermittenza quel tanto che basta per vederlo attaccare ferocemente i suoi piatti e i suoi tamburi, mentre il riffing minaccioso di chitarra trasmette un senso quasi di paura e sconcerto.

The Hirsch Effekt

Grande interazione  e divertimento con i fan, con Lappin che spiega che in Germania il pubblico è sempre un po’ più freddo, mentre qua l’ accoglienza è calda e sentita: and above all, pasta and pizza, dice strofinandosi la pancia in segno di soddisfazione culinaria, pancia peraltro liscia e piatta sotto i pettorali scolpiti. La band sceglie di urlare, growlare e cantare nella loro lingua madre, il significato dei testi resta dunque abbastanza oscuro; posso dire però che attingendo sfacciatamente da una varietà di influenze come il Metalcore, l’Industrial, persino il Pop, nel loro stile camaleontico mostrano di non aver nessun timore di sfidare le convenzioni, navigando abilmente in questo caos con incomparabile precisione.

The Hirsch Effekt

Anche la scelta di utilizzare un idioma audace come il tedesco è una sfida coraggiosa, potrebbe rivelarsi una scelta di poco successo, anche se stasera sembra essere la resina epossidica che tiene tutto insieme. Con grande maestria, i due vocalist riescono a modulare questa lingua fino a renderla dolce e delicata, se serve. Sbalorditivi, e tanto tanto incazzati, semplicemente. Deliziano un pubblico entusiasta che a fine serata li riempirà di complimenti in area merch, e si presteranno volentieri a foto con chiunque voglia farsi immortalare con queste forze della natura.

Caligula’s Horse

Solerti ed efficienti  come al loro ingresso, il teutonico trio smonta tutto e lascia spazio al pezzo forte che tutti stanno aspettando: arrivano da Brisbane, Australia, i Caligula’s Horse, band progressive metal che dal 2011 sforna un successo dopo l’altro ed è attualmente in tour per presentare il loro sesto album in studio, “Charcoal Grace”, rilasciato il 26 gennaio 2024 per Inside Out Music, il primo senza il secondo chitarrista Adrian Goleby, che si è scelto di non rimpiazzare, passando così a una formazione di quattro elementi anziché cinque.

Caligula’s Horse

Un pubblico in festa accoglie Josh Griffin che si accomoda alla batteria, seguito da Dale Prinsse al basso e Sam Vallen alla chitarra, seguiti per ultimo da Jim Grey, vocalist e magnetico frontman che dal primo istante letteralmente ruba tutto quello che c’è da rubare: occhi, cuori, orecchie, attenzione, offrendo in cambio costante energia, ottima connessione con il pubblico raccontando aneddoti divertenti tra un brano e l’altro, ascoltando e interagendo con le persone. La sua voce, potente e dinamica, è tutta un’altra categoria, qua si gioca ai piani alti del Prog Metal, e Jim stasera vince qualsiasi campionato.

Caligula’s Horse

Quando si assiste a un’esibizione live di una band, e di un colosso come in questo caso, succede qualcosa che non puoi catturare dalla registrazione di un album: l’atmosfera che la professionalità degli artisti crea sul palco, l’esperienza viscerale, fisica, pura, di interagire di persona con la musica attraverso tutti i sensi e anche con i musicisti stessi. Jim Grey è in costante scambio emotivo con i suoi fan, condivide pensieri e opinioni, si ferma, osserva, vibra di vita mentre respira a occhi chiusi lasciandosi pervadere dalla propria musica.

Caligula’s Horse

Io, nel mio limbo attaccata alla transenna, per una volta senza nessuno che mi si arrampichi sulle vertebre dorsali, sono sempre alla pazzesca distanza di una manciata di centimetri da lui: quando si porta in avanti potrei facilmente sfiorargli il viso, percepisco il suo respiro, scambio sguardi densi di significato, e queste emozioni nessun album in studio seppur ottimo e di infinito successo può regalare. Jim Grey, tanto potente e guizzante di muscoli sotto la pelle tatuata, tanto delicato ed attento quando la mia attrezzatura entrava nel suo raggio d’ azione, data la distanza quasi nulla tra noi. Si esibisce anche in qualche salto all’ indietro dopo essere salito in piedi sulla transenna con la semplicità con cui io salgo sul marciapiede, sorridente e bello come il sole. Simpatia reciproca a prima vista col vivace bassista, che tra un salto e l’altro trova anche il tempo di posare davanti alla lente.

Caligula’s Horse

Dopo circa un anno dall’ultima volta dei Caligula’s Horse a Milano, stasera il pubblico fa un vero e proprio viaggio temporale nella discografia e nella storia di questi giganti del Prog. Ogni brano è un solido pezzo di abilità tecnica, la voce di Grey sempre potente, pulita, a tratti fin quasi angelica, complemento perfetto alla magia musicale nascosta sotto i testi. Si vedono occhi lucidi di emozione durante l’esecuzione di “Bloom”, si canta insieme il ritornello di “Oceanrise”, e si salta sui pezzi più movimentati come “Golem”.

Caligula’s Horse

Grey non vuole sentire scuse: I want everyone in this fuckin’ room to jump! Can you do it?  Ok, prove it! Questo frontman carismatico sa come gestire il pubblico e in men che non si dica qualunque essere vivente presente in sala inizia a saltare a tempo con gli artisti. I said, everybody jump!  Lo intuisco che sotto sotto si rivolge anche a me, che per ovvi motivi osservavo il tutto ben ferma sui miei piedi, ma quando Jim Grey ti chiede di saltare tu cosa fai, lo contraddici?  No, se lui ti chiede di saltare, tu salti. Con le macchine fotografiche in mano, tu salti. Anche se sembri una scappata di casa, tu salti.

Caligula’s Horse

Il pubblico va in estasi osservando ciò che la band sembra fare meglio, ovvero intrecciare un suono incredibilmente compatto, lirismo poetico e cambi di tempo vertiginosi che caratterizzano tanti brani della band. La sezione ritmica di Dale Prinsse al basso e Josh Griffin alla batteria ha assicurato ritmi tonanti e straordinariamente serrati e l’importante base sotto ogni mutevole indicazione del tempo del set. Esecuzioni sempre superbe di Dale e il suo splendido Dingwall a cinque corde, mentre il batterista beh … si stava facendo davvero il mazzo, non è semplice mantenere una band di questo calibro in modo affidabile nel tempo, ma lui ci riesce con precisione guidata dal laser traccia dopo traccia.

Caligula’s Horse

“Dream The Dead” è stato un altro momento culminante per me, a partire dal solo lavoro di chitarra del guitar master Sam Vallen, che ci ha viziati con riff, flutter, piccoli passaggi strutturati eseguiti divinamente e come in uno stato di trance. Ogni singola nota ha colpito con precisione ogni cuore, esattamente come previsto; da parte sua, Jim ha creato splendide trame vocali eteree durante i passaggi strumentali più lunghi, ricordandomi quanto sia angelica la voce del ragazzo, a volte.

Caligula’s Horse

Il tempo passa veloce e questa galoppata dei nostri scalpitanti puledri australiani giunge al termine; i saluti sono calorosi, Jim ci fissa negli occhi, Josh Griffin ci riprende col cellulare, non ci sono lanci di plettri o bacchette, ma le set list cartacee sono ambitissime e fanno gridare di gioia i fan che le ricevono.
 essuno vorrebbe andarsene, rimaniamo ancora un po’ in transenna come a voler assorbire le ultime, residue vibrazioni che aleggiano sul palco.

Caligula’s Horse

Non si provano spesso sensazioni del genere, ed è un’emozione davvero speciale da assaporare in ogni sua sfumatura. Proprio come l’argomento portante di “Charcoal Grace”,  i Caligula’s Horse ci hanno dato molto su cui riflettere, sensazioni da esprimere, e ricordi da custodire nel cuore per sempre, sperando che non ci sia troppo da attendere prima del loro prossimo concerto.

Articolo e foto di Simona Isonni

Set list Caligula’s Horse Milano 21 maggio 2024

  1. Intro
  2. The World Breath With Me
  3. Golem
  4. Bloom / Marigold
  5. Dream The Dead
  6. The Hands Are The Hardest
  7. The Tempest
  8. Slow Violence
  9. Oceanrise
  10. The Stormchaser
  11. Mute
  12. Daughter Of The Mountain
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