12/07/2024

Coldplay, Roma

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Fantastic Negrito, Sarroch

12/07/2024

Ludovico Einaudi, Pompei (NA)

12/07/2024

The Divine Comedy, Peccioli (PI)

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CCCP-Fedeli Alla Linea, Romano D’Ezzelino (VI)

12/07/2024

Marlene Kuntz, Romano D’Ezzelino (VI)

12/07/2024

Motta, Padova

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Lucio Corsi, Castelfranco di Sotto (PI)

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Vinicio Capossela, Perugia

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Tre Allegri Ragazzi Morti, Livorno

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Piero Pelù, Bergamo

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Cisco live Carpi

Una vera sarabanda partita da casa

Buona la “Prima”. Con tanto di applausi, e lacrime agli occhi. Già, perché questo avvio del “Riportando tutto a casa tour” di Cisco, serie di concerti voluti dall’ex vocalist e anima dei Modena City Ramblers, serve, come è stato ricordato anche dallo stesso cantante, per festeggiare l’album uscito nel 1994. Una festa dunque, e non una esecuzione integrale, fedele all’originale, come va di moda oggi. Una vera sarabanda in stile Cisco, che è partita da casa, il 1 marzo, e cioè dall’Arci Kalinka di Carpi, luogo che ha tenuto a battesimo sia lui, sia le avventure live originarie della sua band.

Prima di parlare nel dettaglio del concerto serve soffermarsi su due aspetti, che hanno fatto la differenza in questa “Prima”. “Riportando tutto a casa”, cd uscito nel 1994, è il primo album ufficiale dei Modena City Ramblers. Arriva dopo l’autoproduzione di “Combat Folk”, allora uscito in cassetta, lavoro che detta la linea, e forgia un genere musicale. Serve ricordare che il primo disco ufficiale dei Modena è un album che esce prima di “Terremoto” dei Litfiba, lavoro riconosciuto all’unanimità come disco capace di denunciare e raccontare la corruzione degli anni ’90. Mentre “Riportando tutto a casa”?  Ce lo siamo scordati… Se lo prendete in mano, e guardate la copertina, con attenzione, vi renderete conto che questo è il vero album che detta la linea di una musica che ancora vuole essere impegnata, e capace di passare contenuti.

Detto questo, va aggiunta una seconda questione. A vedere il pubblico della serata, ci si rende conto che questo è l’ultimo lavoro popolare. Un disco cioè capace, nel tempo, di aver conquistato cuori e menti di chi voleva capire le vicende del nostro Paese. Queste canzoni sono diventate popolari, e cioè patrimonio di tutti. Un miracolo che capita a pochi artisti. Fate mente locale, e pensate a quanti album impegnati, dopo il 1994, hanno avuto la stessa fortuna. Nessuno. Ci sono stati grandi dischi. Senza dubbio. Anche di gran lunga migliori di questo per ricerca, suono, testi, avanguardia e chi più ne ha, più ne metta. Nessuno, però, è riuscito a diventare popolare, patrimonio cioè condiviso da molte persone.

Certo, c’è un merito indiscusso, quello cioè di aver inserito nel disco due grandi classici: “Contessa” e “Bella Ciao”. Allo stesso tempo però va ricordato che queste due versioni sono ormai considerate quelle canoniche. Nessuno ascolta più Pietrangeli, e allo stesso tempo l’intro di “Bella Ciao”, con flauto o violino (come nella versione che Cisco porta in questo tour), è attesa da tutti. Nessuno canta “Terremoto” o “Maudit” nelle manifestazioni; ma “Contessa” e “Bella Ciao” alla Modena City Ramblers sì. Come d’altronde alcuni degli altri brani contenuti in quel disco del 1994.

Il pubblico, poi. Dopo quello che si è letto e visto in queste settimane, fa bene godere e stare insieme a un pubblico felice, chiassoso, tanto quanto educato e rispettoso di chi si ha al proprio fianco, e di chi c’è sul palco; che si ritrova in un luogo familiare, senza dover volare in giro per l’Europa, per celebrare un disco, un cantante e un repertorio. Allo stesso tempo, è bello condividere uno spazio che si vede popolato da tre generazioni di persone: nonni e nonne, figli e figlie, nipotini e nipotine.

Quest’ultimi e quest’ultime non c’erano 30 anni fa, ma tutti e tutte indossano la maglia di Cisco; lo inseguono nel backstage; lo salutano come si fa con uno zio; per correre poi sotto il palco, già cantando alcune delle sue canzoni. Balleranno tutta sera, alcune anche sulle spalle dei padri che, sudati, le terranno in alto per tutta la durata del concerto.

Cisco non si sottrae a questa benevola presenza, se non quando è chiamato a salire sul palco. L’abbraccio continua, perché non ci sono transenne. Sudore, calore e voce sono a diretto contatto con il pubblico della sala. Un concerto, insomma, come si faceva 30 anni fa, e come non se ne vedono più, se non in pochissime occasioni, e in locali che si contano su una mano.

Che ci sia da ripartire da qui, citando il Cisco di “Indiani & Cowboy” – fra i suoi ultimi lavori – per tornare a godere, in modo autentico, della musica popolare? Sì. Lo ha dimostrato la serata al Kalinka; l’entusiasmo attorno a questo tour, già con alcune date sold out; e il calore di molte persone che arrivano da varie parti a Nord.

Forse, ma è chiaramente solo una provocazione, se Cisco non fosse salito sul palco per cantare, la festa ci sarebbe stata ugualmente. Tutti insieme. Il pubblico era lì per celebrare un modo di fare musica che non voleva essere avanguardia, provocazione, e tanto meno arte che dialogava con i massimi sistemi. Quella dei Modena City Ramblers è sempre stata musica popolare, di e per tutti.

Di chi voleva cantare e divertirsi, ma senza per forza scadere nel totale disimpegno; come di chi voleva utilizzare la musica per buttare fuori un malessere, quello degli anni ’90, che stava cominciando coagularsi, a prendere forma, e a dare i suoi frutti ammalati. A questo si aggiunga che questa musica era figlia di un’onda granda, citando sempre Cisco, che permetteva al pubblico di pensare e sperare di poter affrontare tutto quello che accadeva, insieme, e cioè come collettivo, come gruppo. Non certo come cellula isolata, o come piatti da portata dai quali fare la rivoluzione, dentro le proprie belle cucine.

Tutto questo spirito collettivo, pubblico, festa e ambito popolare, lo si è rivissuto a Carpi. Non credo che la magia sia avvenuta grazie solo al fattore campo, e cioè che Cisco giocava in casa, sul suo palco, nella sua Carpi e nella sua terra d’Emilia. Visto il pre-concerto posso affermare che il clima era quello che Cisco, con grande professionalità e umiltà, tiene vivo da sempre, e cioè l’atmosfera di festa (non tour dunque, ma festa) che anche questa volta verrà portata in giro per luoghi e locali particolari, dato che il tour terminerà, almeno per ora, a Taneto di Gattatico (RE) al Fuori Orario, il 7 aprile. Sono convinto, in conclusione, che tutta questa magia sia contenuta in questa musica.

Ciò detto, e non è poca cosa, ma ciò che ha fatto davvero la differenza, va ricordato che il concerto è formato dai brani di “Riportando tutto a casa” e “La grande famiglia”, i primi due lp dei Modena City Ramblers. A questo tesoro popolare, nell’accezione fin qui descritta, Cisco ha aggiunto “Ebano”, dall’album del 2004 “Viva la Vida, muera la muerte”, e “Riportando tutto a casa”, canzone proposta da solista nel 2021, e, nel finale, la cover “If I Should Fall From Grace With God” per omaggiare i The Pogues e ricordare Shane MacGowan.

Cisco si è speso fino all’ultima goccia di sudore. Al termine della prima sera era letteralmente esausto, ma visibilmente felice. Tutto ha funzionato bene. Non certo in modo ottimale, sul fronte dei suoni soprattutto, ma è stato bello così. E deve essere così, perché tutto è iniziato in quel modo. Non che questo repertorio non meriti rispetto, anzi. Lo merita a tal punto che deve essere mantenuto vivo, non mummificato in una forma definita, pulita e lustra.

Altro pregio dello spettacolo è che Cisco non rifà i Modena, e questo è un altro segno di rispetto. Cisco porta a casa sua le canzoni dei Modena, e le fa sue con suoni e interpretazione. Nella prima parte dello spettacolo, fino a “Onda Granda”, Cisco è proprio un capobanda. Su “Ebano” le cose cambiano, anche grazie a una tromba che rimanda al mondo dei Calexico. La parte centrale è più canonica, ma sempre con un tocco che non è quello dei Modena. In sostanza, meno Irlanda, senza scordarla, e più combat folk, con due ottimi violini al posto dei flauti, e una fisarmonica non troppo invadente.

Il concerto ufficialmente si chiude con “La strada”, brano che salutava il secondo lavoro dei Modena, e cioè “La grande famiglia”, prima della ballad finale “La mia gente”, non presente in scaletta, come d’altronde, ed è l’unica pecca di questo tour, manca “Al Dievel”, brano meraviglioso, dedicato a Germano Nicolini, il Comandante Diavolo. Speravo che a Carpi, quanto meno, fosse in scaletta. Tuttavia, in scaletta, c’è “La Locomotiva” di Guccini, cover presente anche nel secondo album dei Modena, eseguita con i Gang.

La festa funziona, anche se è chiaro fin da subito che per questo repertorio serve avere il fisico. Sia per il pubblico, sia per chi lo porta in giro. Cisco ce la mette tutta, e gli va fatto davvero un grande applauso. Il pubblico merita lo stesso applauso, anche se, a differenza di Cisco, un po’ d’aria, in tanti, la vanno a prendere. Non ce la faccio più a stare sotto il palco, dicono molti. D’altronde, ci diciamo ridendo, mentre facciamo passare chi, madido, esce dalle prime file, non sono passati 30 anni solo per le canzoni. La differenza è che queste sono rimaste intatte, fanno presa, e hanno mantenuto la loro forza.  Noi siamo invecchiati. E se lo abbiamo fatto bene, un poco è anche merito di queste canzoni, di questa musica, e anche di Cisco.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Set list Cisco 1marzo 2024 Carpi

  1. Giorno di pioggia
  2. Tant par tacher
  3. Ahmed l’ambulante
  4. Riportando tutto a casa
  5. La fola dal Magalas
  6. Le lucertole del folk
  7. Il bicchiere dell’addio
  8. Onda granda
  9. Ebano
  10. L’unica superstite
  11. I funerali di Berlinguer
  12. Morte di un poeta
  13. La banda del sogno interrotto
  14. 40 anni
  15. Clan Banlieue
  16. Grande Famiglia
  17. Canzone dalla fine del Mondo
  18. La strada
  19. Contessa
  20. If I Should Fall From Grace With God
  21. La Locomotiva
  22. Bella Ciao
  23. A m’in ceva
  24. Ninnananna
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