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Edoardo Bennato live Sabbioneta / Prato

Fedele sempre e solo a sé stesso

Coltivate i dubbi, quelli sono le uniche certezze che mi sono rimaste. Se c’è una sintesi della bella lezione d’autore che Edoardo Bennato ha dato al pubblico del FestiWall di Sabbioneta il 24 giugno, è stata proprio questa frase, che profuma molto di maturità, di relativismo culturale – del quale abbiamo bisogno come il pane – e di sano spirito post-moderno. Sarebbe bastato solo quello per fare della sua serata qualcosa di speciale. Poi ci sono state le canzoni che, messe in fila in una scaletta perfetta, hanno fatto tutto il resto.

Bennato resta, a 76 anni, fedele sempre e solo a sé stesso. Lo dice in modo signorile, senza smentire una storia caratterizzata, fin dagli albori, dall’onestà e dalla denuncia al mondo delle ipocrisie. Il suo capolavoro, “Burattino senza fili”, oggetto di una revisione qualche anno fa (nel 2017), è lì a testimoniarlo. Prima di quel disco, però, c’era “La torre di Babele”.

Questo lavoro, a ben vedere, è ancor meglio del suo capolavoro. Da questo album del 1976, Bennato estrae “Venderò”, canzone con la quale, solo sul palco con chitarra e armonica, apre il concerto. Non servono grandi saluti. La luce si accende, lui è già davanti al microfono e parte, come il Dylan degli albori, senza elettricità, ma solo con la sua chitarra. Il testo, che per giocare un poco con le “corrispondenze” richiama “Quello che non ho” di De André, e “A muso duro” di Bertoli, di fatto detta la linea e rimarca la differenza: Ogni cosa ha il suo prezzo / Ma nessuno saprà / Quanto costa la mia libertà.

Una libertà che Bennato ha sempre visto e cercato nella musica. Sono napoletano, ma per fare la musica mi sono dovuto trasferire a Milano, ricorda nel corso della serata. Con i miei fratelli suonavamo in trio, racconta. Oggi vi posso solo dire che ho molti dubbi, e questi vanno sempre coltivati. Certezze poche. Ma credo sempre e solo nel potere sovversivo del Rock’n’Roll.

Questa libertà d’espressione oggi è davvero di pochi, e non molti la possono sbandierare ancora a testa alta. Così da “Venderò” si passa a “Pronti a salpare”, dove le immagini dei migranti di oggi, che tanto fanno indignare, si mescolano alle immagini dei nostri nonni e bisnonni, che partivano alla ricerca di vita migliore. A seguire “Abbi dubbi”, a rimarcare quanto detto con i primi due brani, e per introdurre la prima riflessione, che guiderà tutta la serata e rappresenterà l’anima dell’intera esibizione. Tutti si preoccupano se oggi sono di destra o di sinistra. Di queste persone, però, qui, non ne vedo, commenta Bennato.

A ragion veduta, direi: perché il gioco al massacro, costruito sui cantautori dell’età dell’oro ancora in attività, è ormai quello di farli apparire non solo vecchi, ma pure rintronati, e incapaci di essere (ancora) vera coscienza critica. Ruolo che ha sempre avuto, nel nostro Paese, questa nobile arte della canzone d’autore. Il mantra ormai è noto, e va da Giovanni Lindo Ferretti (la nostra intervista) fino a Francesco Guccini (la nostra recensione). Senza escludere nessuno. Bennato, per chi ha saputo ascoltare, ha invece fatto capire che sta sempre e solo da una parte, quella del pensiero. Del far pensare.

Lo rimarca anche nel quarto brano in scaletta, altra canzone nota del Nostro, ma che, collocata dopo questa apertura, ha un valore di rafforzativo del discorso impostato da Bennato. E con quanto fiato ho in gola / Vi urlerò, non c’è paura / Ma che politica, che cultura / Sono solo canzonette/ Non mettetemi alle strette

“Sono solo canzonette” è un brano da riscoprire. È ormai diventato così popolare da non essere più pensato. Bennato l’ha proposto nel set acustico iniziale, e non a caso. Sezione che, per l’appunto, si chiude con l’altro grande classico, “Il gatto e la volpe” che, nell’epoca di tormentoni e talent, definirei profetica. Tuttavia, questo termine è ormai abusato, e svuotato di ogni valore. Credo che basti dire come questo brano del 1977 contenga già la fotografia della nostra epoca, e cioè tutta la storia dell’industria musicale di questi ultimi anni. Gli esempi sono fin troppo noti, ed evidenti…

A questo punto entra la band, con il fedele Gennaro Porcelli (la nostra recensione dell’ultimo album e la nostra intervista) alla chitarra, e il concerto decolla a ritmo rock, con tinte blues. Il brano che lancia l’arrivo del gruppo è “La torre di Babele”, seguita subito da “A cosa serve la guerra”. Cala il silenzio. Il 24 giugno era giornata triste per quello che stava accadendo in Russia e Ucraina. La musica, però, ha anche questo compito: farci riflettere. Quindi un plauso a Bennato che, nella bassa padana, non ha rinunciato e non ha abdicato al ruolo di cantautore, e lancia sul suo pubblico questo testo forte. La guerra è sempre la stessa / Ognuno la perderà / E a ogni soldato che muore si perde / Un po’ di umanità

Serve recuperare ritmo, Bennato lo sa bene, e questo lo porta a riprendere in mano “Burattino senza fili”, per estrarre “Mangiafuoco”, altro grande classico, e “Mastro Geppetto”, Padre artigiano che si confronta con la nuova generazione di figli. Perché non l’ho scritta prima? Non so, erano altri tempi… Qui, forse, Bennato non vuole andare dritto fino in fondo, ma potrebbe. Perché è chiaro che il tema del testimone fra genitori e figli non è solo uno dei più vecchi al mondo. Dai tempi di Enea che si caricò il padre Anchise sulle spalle, fino al Clint Eastwood di “Gran Torino”, padri con figli e figlie sono in perenne lotta. Oggi, però, l’attualità ci regala una cronaca dove non solo non c’è più questo scontro, ma c’è stupore attonito dei padri davanti a quanto realizzato, per gioco, per dei like, dai propri figli. “Mastro Geppetto”, dunque, diventa attuale più di quanto si possa credere.

Voi neanche immaginate / quante me ne ha combinate / non sapevo più che cosa far… /Ma pian piano bene o male / è riuscito a imparare / tutto quel che cera da imparar…

Il concerto scorre, poi, fra classici del passato e brani più recenti, con momenti decisamente meno intensi di quanto proposto fino a questo momento. Prima del finale, però, dopo un bel pezzo blues come “A Napoli 55 è ‘a musica”, dove Porcelli mostra tutto il suo talento da vero bluesman made in Italy, Bennato torna a raccontare chi siamo. Lo fa con una canzone che ricorda una delle vicende che è, per molti di noi, ancora un pugno nello stomaco. Il fatto che questa notizia di cronaca dia ancora così fastidio è sintomo che, per davvero, questa storia nasconde un lato inquietante, oscuro, direi malefico. Si tratta di “La calunnia è un venticello”, canzone dedicata al caso Tortora. Sono passati 40 anni… ricorda Bennato, mentre sullo schermo scorrono le immagini del ritorno di Tortora in Tv, con il famoso Dunque, dove eravamo rimasti… Poi spazio ai video del processo, mentre Bennato, dall’input de “Il Barbiere di Siviglia”, propone una canzone uscita nel 2015, nell’album “Pronti a salpare”.

Può bastare / È una notizia per sentito dire / Va in prima pagina di un giornale / E poi diventa verità ufficiale / La calunnia è un venticello / Ma in un lampo diventa una tempesta / E produce un’esplosione come un colpo di cannone /Un terremoto che fa tremare

Il concerto procede verso il finale, con “Rinnegato”, che regala ai presenti un momento di partecipazione attiva allo spettacolo (pubblico non troppo caldo quello del basso mantovano, in generale però, non solo per il Nostro). “La chitarra” serve per far ricordare a Bennato gli albori della sua carriera, altro filo rosso che ha tenuto insieme lo spettacolo. Un concerto dove il cantautore napoletano non ha nascosto le sue idee, la sua critica e la sua visione del mondo, e nel quale si è messo a nudo, raccontandosi parecchio. “Il rock di Capitan Uncino” chiude il set ufficiale, e qualcuno accenna anche ad alzarsi dalla sedia.

Il finale, nonostante le grida per “Viva la mamma”, è invece con un brano dal suo primo album del 1973 (compie 50 anni nel 2023), e cioè “Non farti cadere le braccia”. La scelta è per la ballata “Una settimana… un giorno…”, canzone d’amore che chiude un concerto vero, denso e ricco di senso, figlio di un grande cantautore e di un vero artista che, con coerenza, non ha mai abdicato al suo ruolo di coscienza critica. Di tutti noi.

Articolo di Luca Cremonesi (Sabbioneta 24 Sabbioneta), foto di Francesca Cecconi (Prato 4 settembre)

Set list Edoardo Bennato 24 giugno 2023 Sabbioneta (MN)

  1. Venderò
  2. Pronti a salpare
  3. Abbi dubbi
  4. Sono solo canzonette
  5. Il gatto e la volpe
  6. La torre di Babele
  7. A cose serve la guerra
  8. Mangiafuoco
  9. Mastro Geppetto
  10. Cantautore
  11. Stop America
  12. Lo zio fantastico
  13. A Napoli 55 è ‘a musica
  14. La fata
  15. La calunnia è un venticello
  16. Rinnegato
  17. La chitarra
  18. Il rock di Capitan Uncino
  19. Una settimana… un giorno…
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