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Ginevra Di Marco live Mantova

I due ex C.S.I. e PGR, hanno portato uno dei progetti più interessanti della loro carriera post-C.S.I.

Disanima Piano, il Festival mantovano che, da oltre un decennio, porta nella città dei Gonzaga una proposta musicale di alto livello, si è avviato alla chiusura dell’edizione 2023 con il concerto, venerdì 17 novembre, di Ginevra Di Marco. La location scelta è stata Villa Schiarino Lena, alle porte della città, nel comune di Porto Mantovano, struttura che ha dato un tocco di magia ulteriore al concerto, dato che il pubblico, disposto attorno al palco, era a ridosso del trio formato da Di Marco alla voce, Francesco Magnelli alle tastiere, e Andrea Salvadori alla chitarra ed effetti sonori.

A Mantova, i due ex C.S.I. e PGR, hanno portato uno dei progetti più interessanti della loro carriera post-C.S.I. (ma, nel caso di Magnelli, anche post CCCP, Litfiba, Beau Geste), e cioè “Quello che conta”, l’album dedicato a Tenco, uscito nei mesi del Covid, e sostenuto da una campagna crowdfunding. Ho visto, in questi anni, quattro versioni dello spettacolo in questione. E devo confessare che la serata di Mantova è stata l’esecuzione perfetta. La quadratura del cerchio. Lo spettacolo ha raggiunto il suo equilibrio. Di Marco, Magnelli e Salvadori, che negli anni hanno realizzato vari progetti, con i vertici assoluti di “Stazioni lunari” e, soprattutto, “La Negra canta La Rubia”, album che ha portato in Italia l’arte, la poesia e l’impegno della grande cantora argentina Mercedes Sosa, personaggio centrale della cultura sudamericana, quasi completamente sconosciuta nel Bel Paese, hanno fatto loro Tenco. Nel senso, Tenco resta Tenco, ovviamente, ma quelle canzoni, un vero tesoro che la musica Italiana colta ha saputo, negli anni, valorizzare, sono diventate patrimonio genetico di Di Marco.

I nuovi arrangiamenti fanno la differenza. Le canzoni hanno trovato equilibrio sonoro; sono state nuovamente ricalibrate su una voce, quella di Di Marco, che non è solo una delle migliori del nostro panorama musicale, ma è ormai garanzia di qualità. Una voce, in sostanza, che volgarmente si direbbe “che migliora con il tempo che passa”, ma non è questo il concetto che voglio esprimere. Qui non è la questione anagrafica che fa la differenza, ma l’esercizio fatto, profuso, e perpetrato nell’affrontare repertori impegnativi: dalla musica alternativa (e vi consiglio di riascoltare, con molta attenzione, “Live Montesole” dei PGR), alla proposta di un percorso autoriale proprio (che è in corso di ristampa in vinile), fino alla riscoperta di Fenoglio, Sepulveda, la tradizione popolare, il lavoro con Margherita Hack e, come già detto, i progetti di Mercedes Sosa e, alla fine, questo ‘nuovo’ Tenco.

“Una vita inutile”, per fare un esempio, in questa nuova versione permette a Di Marco si estendere la voce arrivando, con naturalezza, a tonalità alte e morbide. Canta senza nessuno sforzo, la voce esce come un fiume che, sereno, si addentra nel proprio letto. Se si pensa alle gridanti giovincelle dei talent, tutte uguali, e tutte clonazioni di una nota cantante che, da uno di quegli show, ha generato il suo successo, allora si resta sorpresi dal lavoro e dell’estensione vocale di Di Marco. Ma, se per un attimo, si pensa alle grandi voci femminili nostrane, da Milva a Mimì, per arrivare a Redighieri e Donà, senza scordare Mina ovviamente, allora si capisce che la musica di casa nostra ha dato voci femminili che hanno saputo andare oltre il semplice e banale bel canto. Come quella di Di Marco, appunto.

“Lontano Lontano”, e il grande classico “Mi sono innamorato di te”, sono state letteralmente ripensate. Non stravolte, neppure per quanto riguarda la prima proposta, e cioè quella proposta negli anni passati. Ma la quadratura, fatta direbbero i francesi, su leggere nuances (e cioè sfumature), hanno permesso alla voce di Di Marco di portare al pubblico il peso specifico di questi testi. “Mi sono innamorato di te”, ad esempio, è diventata un flusso unico, formato da suono e voce, quasi un mantra, una preghiera che entra direttamente nell’anima dell’ascoltatore.

C’è meno pesantezza esistenziale in quest’ultima variante del Tenco proposta dal trio, e lo si capisce anche dal coinvolgimento del pubblico. Nelle prime esecuzioni, infatti, era la parte d’ascolto che era dominante. Era giusto così. D’altronde, Tenco è, e resta, materiale delicato, per tutto quello che vi ruota attorno. Una volta preso e fatto proprio, cantato, suonato e assorbito, si può tirarne fuori anche un lato che chiama al coinvolgimento diretto del pubblico. “Io sì”, sempre a titolo di esempio, lo consente, con la chiamata alla collaborazione diretta degli astanti. Avete un ritmo zigano nel vostro Dna, ricorda Magnelli, al termine di un’esecuzione che strappa il primo lunghissimo applauso. Da quel momento in poi il pubblico di Mantova, solitamente meno caloroso di quello di venerdì 17, è tutto nelle mani, anzi, nella voce di Di Marco. Il finale non può che essere un crescendo.

“Cara maestra”, brano impegnato, canzone figlia di un’epoca di protesta, arriva dopo tutto questo, e sa fare breccia in molti che, fra il pubblico, sussurrano cavolo, me l’ero scordata, che testo splendido. D’altronde, non va dimenticato, Tenco è stato parte attiva, fino a quando ha potuto, di una scuola, quella Genovese, dove lo sguardo sull’attualità non è mai mancato.  Il set dedicato a Tenco si chiude, poi, con “E se ci diranno”, sintesi di tutto questo spettacolo che si è mosso fra poesia, impegno e, grazie al lavoro di pensiero messo in atto dal trio, capacità di far vivere e rivivere un mondo musicale spesso omaggiato più per timore, concedetemi la battuta raffinata, che per tremore. Perché Tenco, e Di Marco lo ha saputo far vivere in questo modo, scuote anima e corpo. Far accadere tutto questo, in meno di due ore, vuol dire averlo davvero fatto proprio. Assimilato. Pensato. Amato. Trasformato in pelle.

La serata si chiude con alcuni classici dell’importante passato, e presente, del duo Magnelli e Di Marco. “Del mondo” è lo sparti acque che fa capire chi, in sala, è arrivato qui perché questi due grandi artisti sono colonne della musica d’autore italiana. Il brano, per chi non lo sapesse, arriva diretto dal grande capolavoro fondativo dei C.S.I, e cioè “Ko De Mondo”.

Pur se con un eccessiva ironia – sarà che questo brano, per me, una volta letto “Òra” di Ferretti (la nostra recensione), è diventato altro da una semplice canzone buona anche per cori da stadio, dato che GLF ha spiegato che si tratta di un atto d’amore verso la nonna – arriva anche “Amandoti”, canzone presa da “Etica Epica Ethos e Pathos” dei CCCP, ultimo album del gruppo che sta festeggiando a Reggio Emilia (la nostra recensione) i suoi 40 anni di esistenza, storia della quale Magnelli ha fatto parte. Di Marco e lo stesso Magnelli giocano, la fanno cantare in parte al pubblico, e un poco la lasciano sospesa fra il singolo mainstream e la canzone d’autore. Bene così, di certo è il classico brano che tormenta l’esistenza degli artisti, ma è anche un atto d’amore totale, non verso un amato/a/*, ma nei confronti di una forma di vita che se ne stava andando.

“Malarazza” e, soprattutto, “Sólo Le Pido A Dios” di Mercedes Sosa, sono il gran finale. “Gran” perché Di Marco vuole tutti in piedi per cantare un brano che è uno degli atti d’amore, verso chi soffre, più belli mai scritti. Consiglio di vedere i video dei live della Sosa per capire, a fondo, come anche in questo caso Di Marco abbia colto a pieno la potenza di questo testo. Ci sono canzoni che vanno cantate in piedi, tutti insieme, e vanno vissute in una dimensione collettiva. Questa, in particolar modo, ci ricorda che non dobbiamo mai essere lontani, e dimenticarci del dolore degli altri. Non serve fare commenti per comprendere quale sia, oggi, il vero messaggio, ad ognuno di noi, di questa canzone.

Poi, come per incanto, la magia si spegne. Ma se ne accende un’altra.  Di Marco, Magnelli e Salvadori, restano fra il pubblico, per parlare, firmare dischi, e condividere emozioni.  I grandi artisti sono capaci anche di questo. P.S. Lo so, è anomalo quello che farò qui, ma ci tengo. Ginevra, grazie. Alla fine, ci siamo salutati, mi hai riconosciuto, dopo anni di concerti visti. Come per Francesco. Vi ringrazio. E ci tengo a ridirtelo: la tua voce migliora di progetto in progetto, ed oggi tu sei fra le poche che può affrontare qualsiasi sfida. Ci tenevo a che a scriverlo, dopo avertelo detto di persona, mentre mi firmavi un pacco di vinili. Lunga vita.

Articolo di Luca Cremonesi

Per la foto si ringrazia Nicola Malaguti

Set list Ginevra Di Marco 17 novembre 2023 a Porto Mantovano (MN)

  1. Un giorno dopo l’altro
  2. Quello che conta
  3. Una vita inutile
  4. Ragazzo mio
  5. Se sapessi come fai
  6. Angela
  7. Lontano lontano
  8. La ballata dell’eroe
  9. Vedrai, vedrai
  10. Mi sono innamorato di te
  11. Io sì
  12. Cara maestra
  13. Ma dove vai
  14. E se ci diranno
  15. Del mondo
  16. Amandoti
  17. Malarazza
  18. Sólo Le Pido A Dios
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