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Godano e Stefana live Castiglione delle Stiviere

Data del “Journey Through The Past” Tour, omaggio a Neil Young

Arriva l’estate, e con questa ormai si sfornano duetti e terzetti a non finire. Per fortuna c’è anche chi lo fa con scopi ben diversi dal generare tormentoni estivi. È il caso del progetto che ha fatto tappa a Castiglione delle Stiviere (MN) il 26 maggio al Museo Internazionale di Croce Rossa, all’interno della seconda edizione del festival “Storie d’Umanità” (è proprio la Croce Rossa, grande associazione umanitaria fondata da J. H. Dunant, che organizza e promuove il festival – vi invitiamo a scoprire il ricco programma). Il cortile di Palazzo Longhi, sede del Museo dal 1959, ha fatto da sfondo al “Journey Through The Past” Tour, omaggio a Neil Young a opera di Cristiano Godano, voce e chitarra dei Marlene Kuntz, e Alessandro “Asso” Stefana, chitarrista e leader del gruppo “Guano Padano”.

A voler ridurre il tutto ai minimi termini, facendo di tutta l’erba un fascio, e buttando alle ortiche carriere e storie, si può vedere questo spettacolo come lo show di una qualsiasi cover band: visione limitata e limitante che, soprattutto, non considera i rapporti di forza in campo. Un conto è scimmiottare, tale e quale, l’artista per sostenere la vendita di birra nelle medesime feste, o nelle sagre di paese; altra faccenda è prendere in mando un classico e interpretarlo. A conti fatti, se qualcuno persevera nel non vederci la differenza, poco importa, per queste persone ci spiace, ma fino a un certo punto. Perché noi raccontiamo di due grandi musicisti che, con rispetto e padronanza della materia, hanno preso in mano un artista non facile, con un repertorio che vanta 29 titoli di soli album ufficiali registrati in studio, ai quali aggiungere live, collaborazioni, gruppi, raccolte, archivi e bootleg.

Insomma, un tesoro che solo a pensare a come si possa scegliere una scaletta, in questo caso di 18 brani, fa davvero venire i brividi. Poi, e mi sia concessa questa nota, non va dimenticato che il 2016 è una data spartiacque. Bob Dylan ottiene il Nobel per la Letteratura. Questo fatto cambia le carte in tavola, per tutti i cantautori che hanno raccontato un mondo, storie, esistenze e vite grazie alla loro arte. Non si tratta più solo di canzonette. Neppure di tormentoni. Tanto meno di dischi fatti e sfornati per muovere e far campare lo showbiz. No. Qui ci sono in gioco, per dirla alla Calvino, altre questioni, dato che un classico è ciò che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Pertanto, il concerto di sabato 26 maggio, in un luogo così particolare, non è questione di cover, ma un vero e proprio spettacolo che ha fatto vivere la musica di Neil Young.

Il tutto nasce dalla nostra passione, ricorda Godano. Le cronache, consegnate alle interviste concesse al via di questo tour, raccontano di un incontro, quello fra i due artisti, mentre stavano lavorando all’ultimo album dei Marlene Kuntz. Qui Godano e Stefana scoprono di avere una passione in comune per il grande cantautore canadese. Un animale randagio, un solitario. Non si fece filmare a Woodstock, e ha tenuto fede sempre e solo a sé stesso, racconta Godano che, del duo, è quello che parla al pubblico. Tuttavia, non nasconde una certa emozione, e nel finale lo dirà alla platea, ma anche a chi si è fermato a salutarlo per un autografo. Una location particolare; abbiamo sentito addosso tutta la vostra presenza. Questo è stato, ad oggi, il miglior show che abbiamo realizzato. Chi c’era credo che possa testimoniare l’onestà delle parole del leader dei Marlene Kuntz, uno che ai palchi, piccoli o grandi che siano, c’è abituato, e che non cela le emozioni che ha provato durante il concerto. Tanto che non è perfetto, per ben due volte, e questo rende la serata ancora più magica. Non solo perché si capisce che gli artisti assorbono davvero energia dal pubblico. Ma anche perché è chiaro che questa forza che arriva dalla platea infonde coraggio. In gioco, infatti, c’è molto di più di un semplice omaggio ben fatto. I due lo sanno bene.

Quando un musicista, con alle spalle una storia importante come quella dei due presenti a Castiglione delle Stiviere, si mette a nudo, senza band, senza orpelli, e solo con chitarra e voce, e lo fa per ficcare le mani dentro la storia di un grande classico, non solo dimostra grande coraggio, ma anche grande voglia di mettersi in gioco. I fan accaniti di Young, alcuni in prima fila, altri seminati fra il pubblico, hanno applaudito sempre; mai li si è visti scontenti di quello che hanno ascoltato. Anzi, hanno cantato tutta sera, senza sosta.

Il concerto predilige una selezione di brani intimi, tralasciando quelli acidi, quelli rock, quelli blues, e quelli più rumorosi. Il duo, infatti, cerca le trame poetiche all’interno di un vasto mondo musicale. Godano, cappello scuro in testa e abito alla Neil Young, dimostra di sentirsi a casa, sia nel cantare in inglese, sia nel percorrere queste 18 canzoni che sono il frutto di un amore, spiega, nato da piccolo quando, a casa di un parente, facevo passare i vinili. Mi capitava in mano Young, e da lì è nata la mia passione.

“After the Gold Rush” apre la scaletta. Brano del 1970, preso dall’omonimo album. Si intuisce fin da subito che c’è una base, nella scelta delle canzoni, ma qualcosa cambia di sera in sera, come è giusto che sia, dato il tipo di progetto presentato, che nasce dal dialogo e dalla passione di due artisti che amano Young e, allo stesso tempo, fanno il suo medesimo lavoro: raccontano, con musica e parole. “Harvest Moon” del 1992 è il brano dove si capisce bene, e in modo evidente, che il concerto costa fatica e concentrazione a entrambi i musicisti. “Harvest Moon”, dunque, è una canzone, presa dall’omonimo album del 1992, che richiama le atmosfere di “Harvest”, capolavoro pubblicato nel 1972 (e del quale vi consiglio di non farvi sfuggire l’edizione dei 50 anni), e che viene arricchita, come sarà per altri brani della serata, dal pianoforte suonato da Stefana.

Un inciso. Il chitarrista bresciano, che vanta una lunga serie di collaborazioni, suonerà piano, chitarra, armonica, banjo, lap steel. Il tutto facendo sembrare che, sul palco, non siano solo in due, ma ben di più. Lo stesso Godano, nella parte finale del concerto, quella dedicata ai suoi brani da solista, glielo riconoscerà. Questo talento puro è il vero valore aggiunto del progetto in questione.

La voce di Godano, ora, dopo gli anni urlanti degli albori dei Marlene (quanta bellezza nei loro primi tre lavori), è sporca quel tanto che serve per ricordare la tonalità di Young. Allo stesso tempo, i cambi di strumenti di Stefana, uno per ogni canzone eseguita, sono il motore musicale di arrangiamenti che non appaiono mai minimali, stanchi, banali e di supporto. “For The Turnstile”, presa da un album molto particolare come “On The Beach” del 1974, sembra davvero quella originale, con un Godano in gran spolvero che dimostra di saper salire e distorcere la voce in modo davvero potente.

Il banjo, poi, fa il resto. Come nella bellissima “Comes A Time”, brano del 1978 che, nella versione originale, è una canzone ricca di suoni. Qui Stefana ha fatto davvero il miracolo, e con il suo banjo non fa rimpiangere la mancanza delle percussioni, dei cori, degli archi, e di tutti gli altri orpelli. Stessa cosa per “Old Man”, canzone acida, che i due eseguono in modo splendido (vertice della serata, senza dubbio), spogliata di tutto e rivestita, ancora una volta, dal banjo di Stefana, e con Godano che si carica il peso di un brano che, nella versione originale, ha molte voci di supporto. Insomma, qua si lavora per sottrazione e, dunque, per far emergere ciò che c’è di nascosto e di vivo. Il risultato lascia senza parole, e il pubblico apprezza e si fa sentire, quasi spellandosi le mani.

Altra magia di Stefana è nell’uso, non tanto centellinato, della steel, sonorità che trasfigura per esempio, in modo davvero interessante, “The Needle And The Damage Done”. Chi la ricorda nella versione unplugged saprà che sembra impossibile poter anche solo pensare di eliminare la chitarra. Eppure, la differenza sta qui, e cioè fra le cover band e gli artisti veri. Osare. Far proprio. Cambiare. Sentire insieme. La stessa cosa si può dire e sostenere per “Through my sails”, pari pari. Si va poi verso il finale, e i due regalano “Peace Of Mind”, provata, ricordano, nel pomeriggio, ma che funziona bene, perché ormai l’intesa fra i due, e anche con il pubblico, è ben rodata. Non c’è imbarazzo, e anche quando la voce di Godano fa un piccolo salto, come le dita lo fanno su un giro d’accordi, pochi se ne rendono davvero conto, e lui prosegue con grande tranquillità, perché la magia s’è consolidata fra i presenti.

La parte finale vede quattro canzoni dal lavoro solista di Godano, quel “Mi ero perso il cuore”, uscito a ridosso della pandemia e che, spiega il cantante, non ho mai potuto portare in giro con un gruppo. Tuttavia, suonare con Stefana è come avere una intera band al proprio fianco. Così vi proponiamo quattro canzoni prese da quel lavoro che, per mood, ricorda un poco questo mondo sonoro. Vero. Le quattro canzoni non stonano, anzi. Dato che si tratta di un bell’album, ricco sul fronte dei testi, e inatteso su quello musicale, e per questo davvero molto interessante, vien da chiedersi perché non provare a suonarlo tutto. Non stonerebbe affatto, davvero. La chiusura è con il grande classico “Heart Of Gold”, e così non poteva che essere, con chitarra e armonica a bocca per Stefana. Mentre Godano si concentra sulla voce per dare il meglio su una delle canzoni più note al mondo.

Poi solo applausi. Veri. Sentiti. Con i due musicisti che decidono di restare fra il pubblico per condividere questa passione e, allo stesso tempo, l’atmosfera che questo concerto, ben lontano da uno show di semplici cover, ha saputo creare. Chi c’era ha visto – e chi ci sarà nelle altre date vedrà – come si rispetta la musica, un artista e, soprattutto, un monumento vivente che, ricorda Godano, pur se avanti con l’età continua a regalarci grande musica. Basta ascoltare gli ultimi due album di inediti, usciti in questi 24 mesi, per capire quanto le parole di Godano siano vere.

Il 9 giugno alle 18, il Festival, sempre presso il Museo della Croce Rossa di Castiglione delle Stiviere (MN), ospiterà Gianni Maroccolo, che presenterà il libro “Maroccolario” (la nostra recensione), mentre il 19 giugno alle 21.30 andrà in scena Mauro Ermanno Giovanardi live. Martedì 22 agosto, poi, alle 21, al Memoriale di Croce Rossa a Solferino (MN), il Festival prosegue con il concerto di Remo Anzovino.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Annalisa Ausilio/Croce Rossa Italiana

Set list Cristiano Godano e Alessandro “Asso” Stefana 26 maggio 2023 Castiglione delle Stiviere (MN)

  1. After the Gold Rush
  2. Goin’ Back
  3. You And Me
  4. Harvest Moon
  5. Albuquerque
  6. See The Sky About The Rain
  7. Comes A Time
  8. For The Turnstile
  9. I Believe In You
  10. Helpless Steel
  11. The Needle And The Damage Done
  12. Harvest
  13. Old Man
  14. Through My Sails
  15. Peace of Mind
  16. Out On The Weekend
  17. Revolution Blues
  18. Sei Sempre Qui Con Me
  19. Ti Voglio Dire
  20. La Mia Vincita
  21. Com’è Possibile
  22. Heart Of Gold
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