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Holding Absence live Milano

Unica data italiana del tour “The Noble Art Of Self Destruction”

Dopo qualche periodo di ferie e riposo, con le macchine fotografiche dormienti nella loro borsa, mi ritrovo con tanta adrenalina addosso che potrei venderla in bottiglia; quale modo migliore per sfogarla, risvegliando così le belle addormentate dal loro sonno, se non con un bel concerto di quelli che martirizzano le ossa? Eccomi quindi in macchina, direzione Legend Club, Milano, dove il 10 novembre mi aspettano gli Holding Absence.

Il locale è già ben animato al mio arrivo, ma la coda di fan si prepara all’ingresso solo quando manca poco tempo all’apertura, che comunque avverrà un pochino più tardi del previsto, e viste le temperature non più estive si saltella per scaldarsi e si scambiano due chiacchiere con i fan: molti vengono dai dintorni, ma sono molti anche coloro che vengono da altre regioni come la Sicilia, per l’unica data italiana degli headliner di stasera. Dove ci sono loro, ci sono io, dice una fan che festeggia il suo decimo concerto degli Holding Absence in prima fila al Legend. Al nostro ingresso veniamo accolti da un palco preparato per le feste: imponenti ed eleganti Marshall bianchi ci promettono decibel potenti e pettinate di capelli, mentre pannelli luminosi e grandi luci strobo, ancora spenti per ora, sono pronti a illuminare a giorno la sala concerti.

Floya

Mi era mancata la transenna dove tante volte ho lasciato i denti: mi avvicino, seguita a ruota dai fan che ancora non arrivano a riempire il locale, ma che ci tengono a stare ben pressati il più possibile in prima fila. Questa è la visuale che offriamo, imbottigliati, rumorosi e festanti, ai primi opener che salgono sul palco, i tedeschi Floya, che tra l’altro vantano sul palco la scritta luminosa col loro nome. Originari di Recklinghausen, questo duo formato da Philipp Bayer alla voce e Marvin Bruckwilder alla chitarra, stasera è accompagnato da un terzo componente alla batteria per presentarci il loro Indie / Alternative Rock.

Floya

Risorgendo dalle ceneri dei gruppi in cui militavano in precedenza, i Floya emergono in tempi recentissimi sulla scena musicale, creando una miscela selvaggia di solide basi rock insieme a moderni elementi EDM. Prima della pandemia, Philipp avrebbe dovuto intervenire come cantante nella precedente band di Marvin, gli Alazka, ma accantonato il tour a causa del covid, si crea una nuova collaborazione, intraprendendo un viaggio di duro lavoro e scrittura di testi.

Floya

In passato, Philipp e Marvin si sono fatti un nome individualmente, come fondatori e cantautori dei loro apprezzati gruppi, e sono diretti adesso in un viaggio nell’ esplorazione dell’estetica del suono in ogni genere seguendo un mantra molto semplice: non ci sono limiti. Dopo una serie di uscite nel 2022, il giovane duo ha pubblicato il nuovo singolo “Willow” nel febbraio 2023, intriso di EDM, una canzone molto emotiva che cattura perfettamente la loro visione artistica.

Floya

I fan sono ansiosi di saperne di più, in attesa di un album di debutto in un prossimo futuro, ma Phil li rassicura dicendo che non dovranno aspettare ancora a lungo, sottolineando l’ impegno dei Floya nell’ assicurarsi che la qualità soddisfi le loro aspettative: un applauso caloroso per questi giovani che si mantengono concentrati sul lavoro fatto bene, in un settore dove spesso accade di pubblicare musica prematuramente per mantenere l’ interesse dei fan. Non tutti in sala li conoscevano già, ma quando lo spumeggiante frontman chiede a chi li avesse già ascoltati di alzare le mani, eccole che si sollevano al cielo accompagnate da applausi: It’ s more than I thought! Esclama Phil che probabilmente nemmeno se l’aspettava.

Floya

Molto vivaci e dinamici sul palco, assecondati da effetti luminosi di grande impatto, la loro caratteristica miscela di elementi rock ed elettronici crea la perfetta connessione tra questi due mondi , e soprattutto piace al popolo del Legend che si dimena , aizzato da un frontman che chiama pogo e salti e riscaldati dagli accordi di un appassionato Marvin che, con la sua sei corde, si sposta saltando e roteando da una parte all’ altra del palco. I Floya terminano la loro performance invitandoci all’ area merch e lasciandoci con l’effettiva curiosità di come sarà il loro primo, atteso album.

Thornill

Poco tempo per i saluti però, ora il palco va preparato per il gruppo successivo, che non si fa pregare ad aiutare i Floya a smontare strumenti e luci varie. Vengono da lontano, esattamente da Melbourne, Australia, i Thornill, band alternative metal / progressive metalcore attiva dal 2015, che montano e fanno un rapido check della loro attrezzatura, per poi sparire nuovamente per qualche minuto nel backstage. Nel frattempo il pubblico si è più che raddoppiato e io mi ritrovo impossibilitata anche solo a girare su me stessa: ben piazzata sulla mia mattonella del pavimento, osservo fan ai miei lati sciogliersi in esclamazioni e preparare cellulari per video e foto.

Thornill

Con due album in studio, ” The Dark Pool” rilasciato il 25 ottobre 2019 e  “Heroine” del 3 giugno 2022, sempre per l’ etichetta UNFD, e due EP , si fanno un po’ desiderare per poi fare il loro ingresso in un’atmosfera oscura e misteriosa: per primi il chitarrista Ethan McCann, il batterista Ben Maida e il bassista Nick Sjogren. Qualche secondo ancora ed ecco apparire dal backstage la silhouette del cantante: basta solo quella per far scattare urla, cellulari all’ aria, applausi. In alto i cuori, Jacob Charlton fa il suo ingresso, divo assoluto, che sul palco del Legend sembra esserci nato e lo possiede come se non avesse fatto altro in vita sua.

Thornill

Si capisce subito perché, in alcune date del loro tour, siano proprio loro gli headliner: la band si lancia col nuovo successo, “The Viper Room”, singolo rilasciato il 10 ottobre 2023, urlato dai fan insieme a Charlton, la cui voce è pura gioia melodica per le orecchie, capace di trascinare i presenti, in delirio, in un viaggio emotivo con lui, mentre si muove a passi ritmati e con movimenti di fianchi che sollevano sospiri e fanno battere cuoricini femminili. Come un novello Cupido che tende la corda del suo arco, Charlton tende invece il filo del suo microfono e scocca occhiate profonde, mentre osserva attentamente la folla davanti a lui e ne assorbe l’energia. Di grande presenza scenica, di cui è pienamente cosciente, lo intercetto qualche volta mentre osserva la mia lente, come ad assicurarsi che stia proprio riprendendo lui. La scaletta è ricca di brani di entrambi gli album, come “Arkangel” tratto da ” Heroine”, un lavoro che vede la band impegnarsi in un particolare tributo al cinema americano classico e che rispecchia la missione della band, che all’ epoca della pubblicazione stava ancora esplorando il suo stile.

Thornill

La band, sempre estremamente affiatata, non passa inosservata per la loro attenzione al dettaglio, anche nell’ abbigliamento, nell’ accostamento di colori e accessori, e per mantenere costantemente, anche nei momenti più agitati, una certa aggressiva eleganza, che non li fa mai strafare in atteggiamenti eccessivi; ciò nonostante, è semplicissimo per loro portarci in un viaggio negli inferi e ritorno, come nel caso di “Red Summer”, che si distingue per la sua intensità emotiva ed energia grezza. Questo brano mette in risalto la capacità dei Thornhill di evocare forti emozioni attraverso la loro musica: la melodia inquietante e i testi potenti lo rendono uno dei preferiti dai fan. Charlton ci stupisce tutti mentre si esprime in un lungo, profondo e crudo growl, che fa esplodere la sala in esclamazioni, applausi e complimenti urlati. Dal canto suo, il fascinoso frontman è sempre fresco come una rosa, laddove gli altri artisti hanno sudato sette camicie, dando l’impressione che se solo volesse potrebbe dare tanto di più.

Thornill

Via di pogo durante “Coven ” e “Raw”, sotto gli occhi compiaciuti del vocalist che ha spronato i fan a scatenarsi: I think you guys have some more, mh?  Ci chiede, mentre a volte siamo rallentati nell’ interagire con lui. Vero è che davanti a tanta capacità tecnica ed esperienza si resta un po’ imbambolati, a volte. La performance si conclude con “Where We Go When We Die”, dall’ album “The Dark Pool”: ancora una volta abbiamo un brano che esemplifica la capacità dei Thornhill di creare musica stimolante, carica di emozioni.

Holding Absence

L’ esplorazione della vita e della morte si connette profondamente con gli ascoltatori, tanto che molti restano a occhi sbarrati, incantati dal testo impegnativo e toccante e dalle doti vocali di un Charlton che, per tutta la sua esibizione, ci ha provocato un tumulto di sensazioni differenti una dopo l’altra.
Nel buio sono arrivati, nel buio se ne vanno, senza tanti fronzoli: è il momento degli headliner, gli Holding Absence, alla loro unica data italiana del tour “The Noble Art Of Self Destruction” (la nostra recensione) durante il quale presentano il nuovo, omonimo album pubblicato il 25 agosto 2023 per Sharptone Records.
La quasi totalità del tempo per il cambio set viene impiegato per montare scrupolosamente, con un gran dispendio di personale, l’imponente batteria di Ashley Green.

Holding Absence

Se prima stavo fin quasi comoda sulla mia mini porzione di pavimento, ora mi ritrovo a condividerla con un numero di fan che sembra aumentare man mano che passano i minuti. Nati nel 2015 a Cardiff, nel Galles, gli Holding Absence vengono classificati in più generi, dal Post-Hardcore al Post-Rock, all’ Alternative Rock con influenze emo. Tre album in studio, due ep, svariati singoli e video musicali che riscuotono un gran successo sulle piattaforme digitali: ecco il biglietto da visita di questi inarrestabili ragazzi che sprizzano gioia e vitalità mentre sono ancora sulla porta del backstage. La loro performance sarà davvero benedetta da alcuni dei suoni più nitidi e chiari che una sala come quella del Legend possa consentire.

Holding Absence

Ognuno prende il suo posto sul palco, le luci strobo si accendono e illuminano a giorno il locale; ecco Lucas Woodland, il frontman forgiato nell’ argento vivo, che prende il comando al microfono, irradiando gratitudine e un fascino quasi fanciullesco con quei suoi sorrisi aperti e freschi e l’ espressione di chi è felice di essere proprio lì, proprio in quel momento. La scaletta è quasi totalmente incentrata sul nuovo album, e Lucas parte in quinta con ” Head Prison Blues”, che è anche il brano d’ apertura del loro nuovo lavoro: simile inizialmente a un urlo nel vuoto, mentre i piatti risuonano in modo dissonante in lontananza prima di esplodere in suoni meravigliosi e impennati, che illustrano molto bene il significato del testo, evidenziando l’abisso creato dalle nostre menti. Riesce a stento a parlare sopra le urla festanti dei fan, Lucas, che ci tiene a ringraziare e a raccontare quanto ami l’Italia e Milano: Being here in front of you tonight è belissimo!

Holding Absence

Il Legend, come animato di vita propria, sembra muoversi a ondate contro la transenna: stasera mi grazierà le costole, ma sono pronta a scommettere che chiunque sarebbe stato pronto a balzare sul palco per abbracciare questo vocalist, che rivela di non essere stato molto in forma ultimamente, si scusa e promette che farà sempre del suo meglio. Non avevamo dubbi al riguardo: pieno di inesauribile energia, proprio non ce la fa a tenere i piedi per terra, e dall’ inizio alla fine del concerto sgropperà e vorticherà su e giù per il palco, scalciando l’aria. Ti aspetteresti che, aprendo una finestra, possa volar via, e fotografarlo significa fare un lavoro di cervicale non indifferente, per seguirlo nei suoi cambi di direzione repentini e imprevedibili.

Holding Absence

Ciò che gli Holding Absence hanno portato sul palco, stasera, sono stati brani killer, come li chiamo io: ogni canzone ha avuto la stessa forza e intensità di quella precedente, ed è stato incredibilmente difficile trovare difetti in qualunque cosa facesse la band, non importa quanto cercassi di guardare, non importa quanto, a volte, la fatica trasparisse sul volto di Woodland.

Holding Absence

Il pubblico era lì per loro, per lui, e gli bastava socchiudere gli occhi durante un acuto e incrociare quelli di qualcuno in sala, per curvare le labbra in un sorriso e procedere, o stringere una delle tante mani che si tendevano verso di lui per trarne nuova forza. “Wilt”, brano del 2019, è uno dei pezzi forti della band, che racchiude tutto ciò che questi ragazzi hanno da offrire. La voce schiacciante, caratteristica di Woodland, è accompagnata da un’inquietante sinfonia di toni di chitarra, tenuti strettamente insieme da una sezione ritmica costantemente eccellente. Il ritornello, straziante, trasforma questa canzone in una ballata di proporzioni epiche che toccherebbe le corde del cuore di chiunque: vediamo lo stesso Woodland rabbrividire e fremere.

Holding Absence

Ci sono gruppi navigati che possono solo sognare di avere all’ attivo canzoni come la struggente ” Like A Shadow”, ” Afterlife”, “Scissors” : è evidente dalla reazione di Lucas e del resto della band che anche loro sono sorpresi e felici di quanto bene stia andando la loro musica. Il chitarrista Scott Carey può avere un’apparenza calma e tranquilla, ma non appena impugna la sua chitarra diventa un uomo scatenato dai riff selvaggi, un pò come il bassista Benjamin Elliott, forse il più introverso, ma al quale nessuno potrebbe impedire di lanciare in aria il suo basso e fare headbanging per tutto il set. Il batterista Ashley Green si è rivelato in gran forma: sempre sul punto di decollare e di demolire il suo strumento, ha una furia nelle braccia che persino una serie di pesi e di blocchi, posti alla base della batteria, faticano ad arginare.

Holding Absence

Il frontman passa a stringere più mani possibile, poi ci avviamo alla conclusione sulle note di una bellissima “The Angel In The Marble”, veramente il gran finale, un eccezionale pezzo di scrittura a cui sono dedicate anche le divise degli artisti che recano scritte il ritornello in inchiostro dorato. Un brano che dimostra la capacità dei suoi creatori di spingere le canzoni il più lontano possibile, un commovente monologo che ti fa sapere come, nonostante tutto il disprezzo che un individuo può avere verso se stesso, alla fine tutto può risolversi positivamente.

Holding Absence

E se invece non va bene, non è ancora la fine, come dichiara Woodland con aria di sfida:  I am a puzzle, I am a painting, I am a work of art in the making /  Trust in your hand and trust in the process, I am a work of art in progress. Mentre gli Holding Absence ci cantano che siamo tutti opere d’ arte, una sensazione di commosso stupore aleggia in sala, io sono circondata da braccia tese fin sopra la mia testa, da grida, da lacrime, da un senso di conforto, di consolazione dato da questo brano che tocca davvero il cuore.

Holding Absence

Ora è davvero il tempo dei saluti: ci lasciano questi talentuosi artisti con il desiderio di rivederli presto, mentre il batterista spezza in due una bacchetta e lancia le due metà al pubblico, coprendosi gli occhi con un asciugamano. I fan faticano a lasciare la transenna, me compresa, lo ammetto: speriamo sempre in un rientro a sorpresa, un saluto, e la security ha il suo bel da fare a convincerci a uscire.

Holding Absence

Ci perdiamo nella fredda notte meneghina, ma il calore regalatoci dagli Holding Absence, che stasera ci hanno plasmato il cuore come una scultura di Michelangelo, ci avvolge in un abbraccio e ci fa sentire che, comunque vada, ci sarà sempre una soluzione:  Trust in the process.

Articolo e foto di Simona Isonni

Set List Holding Absence Milano 10 novembre 2023

Head Prison Blues
A Crocked Melody
Gravity
Aching Longing
False Dawn
Scissors
Her Wings
Like A Shadow
Wilt
Celebration Song
Afterlife
The Angel In The Marble










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