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Hugo Race & Fatalists live Verona

Concerto che sarà difficile eguagliare per coinvolgimento e perfezione d’esecuzione

Hugo Race & Fatalists sono tornati in tour in Italia a seguito dell’uscita del nuovo album “I Made It All Up For You”. La tappa al Giardino di Lugagnano di Sona (VR), tempio del Prog e della musica d’autore, non era nata come occasione di live report. Se poi consideriamo che il giorno del concerto era la sera del 24 aprile, a ridosso cioè di un ponte lungo, con giornate ormai estive, tutto lasciava pensare a un live di passaggio, e cioè un’ottima occasione per ascoltare di nuovo un grande artista, dopo la data con Gianni Maroccolo (il nostro live report) ascoltata a Parma.

E invece tutto questo, con l’aggiunta di un pubblico selezionato, ma non per nulla contato e scontato, un’ottima serata di tutta la band e un clima che i piccoli club sanno conservare, ha saputo fare la differenza. Quello che doveva essere un concerto di riporto, pur se Race qui al Giardino è ormai di casa, si è trasformato in uno spettacolo magico; un concerto che sarà difficile eguagliare per coinvolgimento e perfezione d’esecuzione. A quest’ultimo aspetto ha contribuito anche una qualità sonora alta da parte di chi ha curato i suoni della serata. In seconda fila, mio posto ormai fisso al Giardino, credo di non aver mai sentito così bene uno spettacolo: i quattro strumenti puliti, ben assettati, senza suono pastoso e, nell’esecuzione, assolutamente democratici, senza cioè che nessuno abbia dominato sugli altri. Pura maestria del tecnico del suono, al quale va un plauso, oltre a quello che gli ho fatto al termine del concerto.

Race e i Fatalists, musicisti italiani che accompagnano il Nostro in uno dei tanti progetti che lo vedono protagonista, hanno dunque regalato una serata di intensità magnetica. La scaletta ha visto l’esecuzione di tutto il nuovo album, con l’aggiunta di alcuni pezzi di repertorio. Il tutto per meno di due ore di spettacolo che ha saputo tenere incollato il pubblico alle sedie, persone cioè catturate da una magia che è l’essenza stessa dell’arte: la capacità cioè di far trascendere la quotidianità.

Nella musica, va detto, restare orfani è doloroso, ma allo stesso tempo, se ci si muove e si superano i confini del mondo commerciale, è sempre possibile trovare speranza. Per chi è orfano di Tom Waits (anche se un recente risveglio fa ben sperare…) e, soprattutto, di Leonard Cohen, Hugo Race rappresenta, con questo nuovo lavoro e con il live in questione, la speranza. Come Waits, Race regala notte, fumo, atmosfere polverose e meditabonde. Come Cohen, invece, Race regala una vocalità pastosa, piena e sporcata dal tabacco quel tanto che basta. A questo mix, che è già ottima cosa, si aggiunga che Race, già al fianco di Nick Cave in diverse occasioni, ha preso proprio dal conterraneo australiano la magia sciamanica, curativa e catartica.

Di poche parole, tolto un grazie veloce a metà concerto e il ciao finale, Race non ha bisogno di null’altro che della sua musica, della sua chitarra e della sua concentrazione. Quello che canta è dipinto nella sua voce, incollato alla sua faccia, in perfetta osmosi con suoni che oscillano dall’indie all’alternative, passando per un blues sporco – alla Waits appunto, ma senza grandi sperimentazioni – fino al tex-mex e al rock notturno. Momenti eccelsi della serata sono stati “Born to Fly”, che rispetto al disco diventa un rock indie da far invidia, in Italia, ai migliori Afterhours e, nel mondo, ai Calexico. “Broken Love”, nel disco cantata a due voci, nel live diventa una ballata per sola voce dove Race dà il meglio di sé. “Mafia”, brano ripescato dal passato, diventa una vera suite, con un arrangiamento leggermente variato rispetto all’originale, con deviazioni verso l’indie puro. “Against The World” è pienamente compiuta. Non che nel disco manchi di qualcosa, ma qui nella versione live la parte ritmica emerge con più corpo e colore.

A tutti questi passaggi si aggiunge un ritmo di montaggio e composizione che non fa mai perdere la concentrazione. Un filo sonoro che non viene mai interrotto, ma sorretto semmai da ottime chitarre e trame di basso, e da una batteria mai invadente, suonata con ogni sorta di bacchette (spazzole comprese) che ne ovattano il suono, creando così quell’atmosfera fumosa, da veglia notturna di chi si muove sulla soglia fra malinconia e ripensamenti.

Insomma, un concerto nel quale Race dimostra non solo ottime doti da chitarrista, ma una grande e innata capacità di entrare nei sentimenti vivi del suo pubblico. Potere degli sciamani e di chi, come viene ricordato in apertura, è capace ancora di fare dischi belli e di creare musica che sa regalare vere emozioni. Senza artifici. Senza amplificare ansia e turbamenti. Un concerto che si chiude con tre bis e, quando le luci si accendono, non resta che tornare alla realtà che, però, dopo spettacoli di questa portata emotiva, sembra comunque essere diversa. Questa, a conti fatti, è musica e allo stesso tempo un’esperienza che rende migliori. Fossi in voi questo tour, e questo album, non me li farei scappare.

Articolo e foto di Luca Cremonesi

Set list Hugo Race & Fatalists 24 aprile Verona

  1. Bad Dreams
  2. Open Field
  3. Against The World
  4. Born to Fly
  5. Broken Love
  6. I Tread Softly
  7. Symphony
  8. Mafia
  9. The Power of you and I
  10. I Collide
  11. Dream Country Home
  12. 45 In The Shade
  13. Smoking Gun
  14. The Comet Drops
  15. Until You Surrender
  16. Will You Wake Up
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