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Inner Vitriol + LizZard live Bologna

Le due band in apertura agli ORk trasformano i set in concerti a sé

Siamo all’Alchemica Music Club il 20 aprile per assistere al concerto di un super gruppo i cui membri hanno fatto la storia del Prog Rock internazionale e del Rock alternativo italiano: gli O.R.k (la nostra recensione). A supportarli Inner Vitriol e co-headliner i francesi LizZard.

Inner Vitriol

Gli Inner Vitriol iniziano puntuali alle 20.30, i ragazzi giocano in casa, la band bolognese di adozione ha conquistato i cuori dei metallari della zona e quindi c’è già un nutrito numero di fan davanti al palco. Parte l’intro di “Behind The Electric Veil”, l’interferenza telefonica che ha accompagnato i ragazzi della nostra generazione, sale sul palco Gabriele “Gab” Gozzi, frontman del quartetto, e da qui la band senza fermarsi un secondo ci regala 30 minuti di puro progressive metal, un connubio tra Pain Of Salvation, Dream Theater, Tool, ma anche Pink Floyd, Area e King Crimson.

Inner Vitriol

Gabriele è perfettamente a suo agio nelle linee vocali dei brani, nonostante si scusi per l’improvviso abbassamento di voce che lo ha colpito negli ultimi giorni (in realtà si percepisce a fatica, vista la professionalità del cantante), incita il pubblico che risponde prontamente a ogni suo cenno e riesce a guidare lo show con carismatica scioltezza. Le chitarre di Michele Di Lauro si inseriscono perfettamente nella trama delle canzoni, ora con riff granitici, ora con arpeggi eterei e con assoli tecnici sempre ben bilanciati e mai fini a loro stessi. Arrivano “Slowly She Dies”, poi di “Butterflies”, presente nel loro primo ep omonimo del 2010, brano mai proposto in sede live, ballad dolce e cupa allo stesso tempo, scandita dall’arpeggio di basso di Francesco Lombardo, mente e cuore della band, che con il suo groove trascina la melodia fino ad arrivare all’ultimo pezzo “Endless Spiral”, del quale è appena uscito il video ufficiale, brano che chiude la performance dei ragazzi felsinei tra ovazioni e incitamenti del pubblico.

LizZard

Arriva il momento dei francesi LizZard che tornano a Bologna dopo ben otto anni di distanza, la prima volta li vidi di spalla ai Soen proprio in quel dell’Alchemica. Il trio d’oltralpe si presenta con un repertorio molto più vasto dall’ultima volta. Se al tempo fu una piacevole scoperta, oggi posso apprezzare al meglio la loro esibizione, che possiamo dire impeccabile sotto ogni punto di vista. “Corrosive” è l’opener sia della loro ultima fatica in studio che del loro show di stasera; i LizZard entrano in scena, nessun intro pomposo, è inutile, la gente sa cosa aspettarsi, ossia un’ora di puro Alternative Rock in stile anni Novanta, che si mescola con sonorità progressive, strizzando l’occhio ai Soundgarden, Taproot, Queen Of The Stone Age e Tool, ma mantenendo sempre un loro stile e sound. La voce di Mathieu Ricou, cantante e chitarrista della band è ruvida, incisiva e potente, ma sa anche essere dolce e sognante, come in “Haywire” sempre dell’ultimo album, dove riesce a essere tutt’uno con il suo strumento.

Il supporto ritmico non è da meno, grazie al cinque corde di William Knox e alle percussioni di Katy Elwell, chirurgica dietro le pelli, virtuosa ma mai prevaricante. La set list racchiude il meglio della band, che in questo tour porta l’ultimo album nei migliori palchi d’Europa, abbiamo così brani come “Circles” da “Majestic” e “Min(e)d” da “Shift”, ma è quando la band presenta il loro cavallo di battaglia che il pubblico si entusiasma, ed ecco quindi “The Orbiter” che provoca un headbanging collettivo e porta in scena la parte più dura del gruppo, per poi passare a cullarci con la sognante “Tear Down The Sky” dove l’iconico frontman munito di chitarra e loop station intreccia tapping, arpeggi, riff e assoli diventando il vero protagonista della serata, e moltiplicando il suono come se ci fossero non due ma ben cinque chitarristi sul palco. Arriviamo quindi alla fine dell’esibizione del trio di Limoges, Ricou accaldato ringrazia tutti calorosamente per essere stati presenti alla serata e ci saluta con una meravigliosa “prestazione” di “Singularity”, facendoci sperare di poterli rivedere al più presto.

Articolo e foto di Paolo Nocchi

Set list Inner Vitriol
1. Behind The Electric Veil
2. Slowly She Dies
3. Butterflies
4. Endless Spiral

Set list LizZard

  1. Corrosive
  2. The Decline
  3. Vigilent
  4. Haywire
  5. Blowdown
  6. Circles
  7. Open View
  8. Blue Moon
  9. Shift
  10. Min(e)d
  11. The Orbiter
  12. Tear Down The Sky
  13. Singularity
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