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Litfiba live Milano

L’ultimo concerto dell’ultimo girone

Addio ai Litfiba. W i Litfiba. Ora comincia la loro (seconda) eternità. Quella vera, però. Certo, nel 1999 Ghigo e Piero avevano già detto addio alle scene. Lo avevano fatto, come è noto, in un modo sgradevole per tutti. Poi, dieci anni dopo, l’11 dicembre 2009, tutto ripartiva e, gridava Piero al termine del live doppio cd “Stato libero di Litfiba”, la storia dei Litfiba non si fermi mai più. E invece nel 2022, ad inizio anno, l’annuncio del nuovo addio. Solo che questa volta, al netto dei leoni da tastiera che non credono più a nulla, le condizioni sono cambiate.

In primis l’età. È pur vero che il Rock mantiene giovani, ma Ghigo ha compiuto i 69 anni pochi giorni fa, e Piero ne farà 61 a breve. I calcoli sono facili da fare (al netto della variabile Rolling Stones). Poi le condizioni in sé: la volta scorsa ci fu una rottura plateale, con tanto di cocci che vennero raccolti, e pure male. Finì come sappiamo, e cioè Litfiba con Ghigo, e una nuova voce, e Piero solista. Questa volta, almeno per quanto i fan possono vedere e sapere, si chiude e si congela il tutto definitivamente. Se ce ne sarà occasione, dunque, in caso di evento unico e raro, si potrà scongelare il prodotto Litfiba, e trovarlo, questo va detto, ben conservato. Sì, certo, ben conservato perché Piero e Ghigo hanno salutato come si deve il loro pubblico, e le scene che li hanno visti protagonisti per 40 anni (più 2 dovuti al Covid).

Un tour ben fatto, tante canzoni portate in giro, tappe europee, nessun comune snobbato e gran finale a Milano (come la prima volta), ma con un clima decisamente diverso (chi scrive c’era anche a Monza nel 1999, quindi può fare paragoni). A margine si può anche dire che, nel 1999, i due uscirono con due libri (“Litfiba” (Ghigo, non direttamente però) e “Perfetto Difettoso” di Piero) nei quali si proseguiva la guerra con altre armi. Ora, invece, i libri sono usciti prima (“40 anni di Litfiba” di Ghigo, libro bellissimo, tanto quanto genuino (il nostro articolo); e “Spacca l’infinito” di Piero (il nostro articolo), volume che sembra negare in toto il precedente, e non sembrano affatto il proseguo di una guerra, ma il racconto di una storia da due punti di vista. Poi certo, a ben vedere ci sono elementi che fanno capire che questa storia doveva finire. E doveva proprio accadere ora. I 35 anni di “Desaparecido” e “17 Re”, i due più importanti album della musica rock e new wave italiana, sono stati completamente ignorati (pure Guccini ha fatto un’edizione deluxe per i 50 anni di “Radici”, sottolineo, Guccini…). Nessuna riedizione, nessun extra, nessun cofanetto se non infinite edizioni (tutte uguali) di vinili colorati in 500 copie. Nulla di più. Come mai?

Ma veniamo al presente appena passato. Un tour dunque, quello del 2022, bello, con un Ghigo in forma splendida e una sua chitarra che, così, non si è mai sentita. Un batterista, Luca Martelli, in stato di grazia (già ben rodato negli anni), e un sound che nella data di Milano è stato ribadito essere quello ‘firmato Litfiba’ negli anni 2009-2022. Piero è una forza della natura ed è per questo che, citando una nota canzone, il popolo rock lo ama alla follia. Andiamo con questo cazzo di tormentone ha gridato Piero prima di “Regina di Cuori”, hit e singolo vero tormentone. E sarà l’unico della scaletta, dove non compaiono “Ritmo 2” e neppure “Il mio corpo che cambia”.

E così si capisce che i Litfiba sono e restano rock, di certo non più new wave, perché quella fase è da tempo chiusa, pur se fatta rivivere nel progetto “Trilogia”, ma è ormai parentesi sepolta. Ed ecco, appunto, il terzo elemento. Questa storia è affare fra Piero e Ghigo, e loro dovevano chiuderla. Chi (come il sottoscritto) si aspettava la comparsata di Aiazzi e Maroccolo, resta deluso. Gli ex hanno scritto suoi social nel pomeriggio del 22, da Maroccolo a Magnelli, fino a Bruno Casini, ma nulla di più. Questa storia doveva essere portata a compimento da loro due, con la loro presenza scenica. Rispetto a Monza 1999 i due si guardano (poco), si toccano (pochissimo), ma quanto meno fanno quello che devono fare, da grandi professionisti, senza far trasparire nessun sentimento, sia esso di rabbia, noia, tristezza o semplice sconforto e gioia. Questa sera si gode ciccio, non si piange ricorda Piero a un fan in lacrime.

Perché che questa non sia una festa è chiaro fin dal più triste set rock del mondo, quello di una nota radio nazionale che apre le danze prima del concerto. Poi la scaletta. Tutti si attendono cose diverse da quelle andate in scena nella serie dei concerti europei, e invece di diverso poco c’è.

Il concerto si apre con “Proibito”, canzone che segnò anche il ritorno sui palchi dei due nel 2009 (“Stato libero di Litfiba”) e si chiude con “Gioconda” (l’addio, poi, sarà con “Cangaceiro”, il vero e unico bis). Di fatto “El Diablo”, album della consacrazione, disco che segna il passaggio simbolico dalla cantina della new wave, al rock di palazzetti e stadi, è lo spartiacque di uno show di 24 brani che tocca tutta la produzione pre-reunion del 2009 (esclusa ovviamente la fase apocrifa di Cavallo). I Litfiba sono lì, sono quella musica lì, sono quel sound.

Si pesca nel passato con grande gusto, e dopo 11 brani, quando arriva il magnifico solo di “Spirito”, sembrano trascorse ore tanto il suono, e lo spettacolo, sono stati intensi, pieni e ricchi. Invece è passata si e no un’ora nella quale Piero ha dato tutto quello che aveva, con tanto di contorsioni al microfono, e piegamenti, all’indietro. Ghigo non ha mancato al suo ruolo, ed è l’unica chitarra sul palco, regge tutto da solo. Maestro, vero. La sua chitarra imperversa. Se si pensa, chiudendo gli occhi, che un tempo ne aveva due di supporto, viene da piangere perché di chitarristi così, con anima blues, pancia rock e genuina arte del virtuosismo, ce ne sono pochi nel Bel Paese. “Spirito” risveglia da un viaggio con toni e sound anni ’80 e primi ’90, senza però suoni nostalgici ma con arrangiamenti, ormai rodati, di Rock a tinte cupe, e non troppo accondiscendenti.

C’è spazio per “Tex”, per una splendida “Resta”, “Eroi nel vento” è molto vicina all’originale (e lontana dalla versione remix); con “Istanbul” c’è spazio pure per la rara cover di Bowie “Yassasin”, pezzo ricercato dai fan, fino al “Volo”. Unico spaesamento, ma necessario forse per la voce di Piero, è “Vivere il mio tempo”, brano da “Infinito”, messa lì nel mezzo. “Spirito”, dunque, riporta in carreggiata e conduce a “Regina di cuori”, dove Piero gioca con il pubblico, e questo con la band. Sarà l’unica concessione al mainstream. Poi si torna duri e puri rock. “El Diablo”, dall’omonimo album, chiude la prima parte (ed è sempre in linea con questo programmato, a bene vedere: “Proibito”, “El Diablo”, e “Gioconda” che termina lo show).

Il secondo set è per far sognare e ricordare che i Litfiba sono stati anche e soprattutto un gruppo impegnato. Piero non lo scorda per tutta la serata, e di questo bisogna prenderne atto. Franco Mussida, nel suo album da solista “Il Pianeta della musica e il viaggio di Lòtu” uscito nel 2022, spera, nel singolo “Io noi e la musica”, in una riscoperta del ruolo e del valore educativo delle arti e della musica. La rock band, sia essa internazionale o nazionale, ha sempre fatto di questo aspetto la differenza. Senza dubbio c’è stato poi lo showbiz che è intervenuto, ma questi gruppi, come i Litfiba, hanno fatto musica non solo con lo scopo di diventare ricchi e fare successo. La garanzia è la loro storia, gli inizi e il via della carriera. Niente talent, niente padrini, niente grandi vecchi Indie e promoter alle spalle, ma solo tanta voglia di raccontare, e di usare la musica per sognare e sperare anche di cambiare il mondo. I Litfiba non lo hanno mai mandato a dire. E anche in quest’ultima occasione non vengono meno a questo ruolo: la condanna dell’Iran, e delle violenze sul popolo Kurdo, con “Il vento”; la condanna della Mafia come montagna di merda in “Dimmi il nome”; la condanna della violenza e della guerra con “Lulù e Marlene”.

Senza dubbio, oggi, la musica è cosa diversa. Non so se abbiano ragione Mussida e i Litfiba o chi, per altre vie, fa musica senza impegno e interesse. Di certo c’è che se una band suona e resta in alto per 40 anni, non può essere solo per chi si avvicenda sul palco, ma anche perché si è, e si rappresenta, qualcosa d’altro. E la musica, proprio perché è un’arte, non può che essere parte della società, della polis (città) e, dunque, del nostro essere esseri civili e politici. “La musica fa”, brano da “Spirito”, è perfetto e azzeccato, e non poteva non essere in questa scaletta (esecuzione acustica magnifica, davvero).

Quarant’anni di vita e di idee non si mettono da parte con facilità e, dunque, nonostante “Cangaceiro” chiuda lo show, e Piero ci ricordi, gridando, Viva il bandido Litfiba, una riflessione, il finale di questa storia, lo impone. Non credo che un giorno potremmo mai dire di poter mettere via i libri di Voltaire, di Rousseau, di Camus, di Sartre, di Cicerone, di Platone, di Montaigne, e così via. Non credo che si possa dire, un giorno, questi libri hanno finito, dopo X anni, di dire la loro. A questo punto, dato che non vendono più, o visto che ci sono altri autori e altre autrici, allora li togliamo dal mercato, e li mettiamo da parte perché hanno terminato la loro storia.

Le idee non si mettono da parte, perché non smettono di produrre. Anzi, come insegna Michel Foucault nella sua lezione inaugurale al Collège de France, non sono gli essere umani che scrivono le opere, ma queste che, alla fine, determinano la nascita di un autore. In sintesi, afferma Foucault, è la Recherche che ha ha creato il Proust autore. Prima di questo libro, esisteva solo il buon borghese Marcel Proust. E così vale per i nostri eroi.

Scesi dal palco, in un modo sereno, senza fronzoli, senza retorica, ma neppure senza concedere nulla e troppo al pubblico (se non una corsa, separata, sotto il palco), i Litfiba, e cioè Piero Pelù e Federico Renzulli, ora sono diventati eterni. Forse (chi lo sa…) non riempiranno più stadi e palazzetti, ma la loro musica e le loro idee proseguiranno, carsiche, il loro lavoro. Ci saranno cover band nelle birrerie; ci saranno omaggi, magari anche nel prossimo Sanremo. E ci saranno poi giovani che, in una cantina, desiderosi di cambiare il mondo, ascolteranno Il mondo cambia colore alla mia pelle / Non al sole / Resta / Una parte di me / Quella più, quella più vicina al nulla. Oppure, in cuffia, mentre accordano la chitarra, sentiranno Guerra / Aria vuota nelle strade / Si muovono le ombre di / Uomini neri! E a quel punto potrebbe partire l’urlo Ah, che cazzo dici / La vostra libertà / Oh, ma cosa dici? / Noi ce l’avevamo già. Solo questo, e non altro, farà la differenza, e non lo si potrà mai impedire. Neppure dopo 40 anni (più 2), e neppure spegnendo le luci… ad Assago.

Grazie Ghigo e Piero per averci consegnato, nelle nostre mani, la vostra eternità.
Lunga vita ai Litfiba.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Setlist Litfiba Milano 22 dicembre 2022
Intro
Proibito
Tex
Resta
Eroi Nel Vento
Apapaia
Istanbul+ Yassassin
Vivere Il Mio Tempo
Fata Morgana
Bambino
Il Volo
Spirito
Regina Di Cuori
Paname
Lacio Drom
El Diablo
Ballata
La Musica Fa
Il Vento
Pioggia Di Luce
Lulu’ e Marlene
Dimmi Il Nome
Lo Spettacolo
Gioconda
Cangaceiro


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