Matthew Lee live Chiari Blues Festival

Con Matthew Lee, pseudonimo di Matteo Orizi, abbiamo fatto una chiacchierata appena prima che salisse sul palco

Matthew Lee foto_TheaPasini

Venerdì 9 luglio 2021 si è tenuta l’edizione 2021 del Chiari Blues Festival, che a oggi ha portato nella città bresciana musicisti  come John Mayall, Eric Burdon, Procol Harum, Johnny Winter, Colosseum, Ian Hunter. Quest’anno nuovamente sul palco un’eccellente proposta musicale: il giovane cantautore e chitarrista folk dalla raffinata tecnica finger-style James Meadow, di grande sensibilità nei suoni e nei testi; Fabrizio Poggi, eccezionale cantante e armonicista, tra i bluesmen italiani più conosciuti e stimati in America, accompagnato da una fantastica band, che ha infiammato il palco a colpi di Blues; il cantautore Thom Chacon, che ha incantato la platea con la sua voce graffiata, e al suo fianco il leggendario contrabbassista di Bob Dylan, Tony Garnier, e il mago di dobro e pedal steel Paolo Ercoli.

Headliner del festival la Matthew Lee Band feat. Gennaro Porcelli che ha infine chiuso la serata con la sua energia contagiosa. È proprio con Matthew Lee – pseudonimo di Matteo Orizi – che abbiamo fatto una chiacchierata appena prima che salisse sul palco.

Matthew Lee foto_TheaPasini

Nella tua biografia ho letto che sei stato radiato dal Conservatorio per il tuo stile troppo “esuberante”; quando hai capito che gli studi classici cominciavano in qualche modo a starti stretti?

Quando hanno capito loro che io ero sbagliato per gli studi classici!!Io ho fatto in realtà tanti anni di Conservatorio, ho iniziato a undici anni con il pianoforte a Pesaro, perché mio padre voleva che diventassi un pianista classico. Ho fatto circa nove, dieci anni, un po’ mi bocciavano, un po’ mi rimandavano… Mi radiarono una prima volta, ma riuscii a rientrare. In realtà io avevo un’idea di musica e volevo fare quella. Il mio desiderio era proprio fare quello che faccio ora, il Rock’n’roll, il Blues: insomma, dovevo tirare fuori la musica che avevo dentro. In quegli anni era difficile spiegarlo a gente che viveva solo di musica classica, oggi forse è un po’ più facile, ma all’epoca fu più complicato essere capito. Una volta fuori di lì ho trovato la mia strada.

Sei un artista affermato a livello internazionale, hai suonato praticamente ovunque nel mondo e con tantissimi artisti; dopo l’anno appena trascorso come stai vivendo finalmente questo ritorno sul palco?

Torno a respirare. È un momento bellissimo, stiamo finalmente ripartendo, ovviamente con le dovute cautele, non soltanto per quanto riguarda le misure di sicurezza. Ricominciamo con calma: se prima ero abituato a fare 100-120 date all’anno, adesso non è così. Ci sono fortunatamente tanti concerti, speriamo presto di tornare ai numeri che facevamo prima, non solo per me, per tutti gli artisti, perché è così ovunque in questo momento. Ho amici in America e anche lì sono ripartiti, soprattutto nel sud degli Stati Uniti fanno grandi concerti, è a tutti gli effetti una ripartenza e ci vuole del tempo, ma sono davvero molto felice, meno male che siamo qui a parlarne!

Matthew Lee foto_TheaPasini

Dopo “Pianoman”, pubblicato nel 2018, a settembre è uscito il tuo ultimo album “Rock’n’Love”.

Si, siamo usciti con la Universal esattamente dieci giorni prima che scattasse il nuovo lockdown. Abbiamo fatto in tempo ad esibirci al Blue Note di Milano e a presentarlo in teatro, subito dopo hanno chiuso tutto. Quindi in realtà siamo in giro adesso con questo nuovo disco, ma in concerto ci sono già tanti innesti di cose che abbiamo pensato per i prossimi lavori. Stiamo promuovendo questo album, ma già pensiamo al prossimo, visto che siamo stati fermi un anno, ne abbiamo approfittato per raccogliere tante idee che avevamo in mente, tante cose belle che vogliamo fare e che ti racconterò, magari la prossima volta!

Allora complimenti tardivi per questo album, visto che è come se stesse vivendo una seconda vita, una seconda nascita!

E non vale solo per lui, vale anche per me. Abituato a fare così tante date, fermarsi di colpo per mesi… Già l’anno scorso siamo stati fermi, poi è arrivato il secondo lockdown, che è stato anche più lungo, 8 mesi, hanno riaperto e poi hanno richiuso. È veramente un momento strano del mondo, lo viviamo sperando che tutto si risolva a breve.

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso e ti lasciamo con la domanda cattiva di Rock Nation, quella per cui poi un po’ ci odiano tutti: quali sono i tre dischi che salveresti dalla fine del mondo?

“Country Songs for City Folks” di Jerry Lee Lewis; “Twenty” dei Lynyrd Skynyrd e poi… Salvo “Great Gosh A’Mighty!”, singolo di Little Richard!

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Quello di Matthew Lee e compagni è uno show straripante di energia, esuberante, divertente e accattivante come il frontman che, alla voce e al pianoforte, sa come giocarsi le carte giuste per conquistarsi il pubblico; non a caso è stato definito dalla stampa “uno straordinario performer”.

Matthew Lee foto_TheaPasini

La band esegue classici del Rock’n’Roll e del Blues (“Same Old Blues”, “Big Boss Man”, “Johnny B. Goode”), canzoni tratte dall’ultimo disco “Rock’n’Love” come “Angel Wings” e dagli album precedenti, come “Non Mi Credere” da “D’Altri Tempi” e “Hey Ho” da “Pianoman”; non mancano arrangiamenti di brani classici (“Rossini’s Tarantella”), ad unire la tecnica della tradizione alla passione per il Rock’N’Roll pianistico, e un inevitabile tributo a Elvis Presley, dichiaratamente una fonte di grande ispirazione, con una bella “Suspicious Mind”.

Matthew Lee foto_TheaPasini

Ospite d’eccezione e rinomato bluesman, chitarrista di Edoardo Bennato (e infatti viene riproposta anche l’interpretazione de “L’isola che non c’è”, che ha dato origine alla collaborazione con Lee), Gennaro Porcelli è decisamente il valore aggiunto della serata: stile, padronanza, essenziale e preciso nel tocco, è la vena blues che impreziosisce tutto di colori e sfumature perfettamente calzanti. Tra i tanti interventi brillanti, in “Same Old Blues” di Freddy King ci regala un solo raffinato nel gusto e nel linguaggio, delicato ma con un crescendo potentissimo.

Matthew Lee foto_TheaPasini

La scaletta si chiude tra l’entusiasmo del pubblico e vede Matthew Lee esibirsi in una delle imprese scenografiche che ne hanno fatto la fama, seduto sul pianoforte, suona con le mani dietro la schiena, mentre la gente si alza in piedi, batte le mani a tempo e accenna passi di danza, godendosi anche un encore; rivedere il divertimento, la spensieratezza e la leggerezza che la musica è in grado di regalare nonostante tutto, nel bel mezzo dei periodi più difficili, è un’iniezione di speranza e gratitudine.

Un plauso all’Associazione ADMR che ha organizzato come di consueto l’evento, per altro da poco anche emittente radiofonica sul web con una proposta musicale interessante e di grande qualità, che anno dopo anno propone concerti eccezionali nel panorama bresciano e non solo. Si ringrazia la mitica agenzia AZ Blues per averci invitato a una serata  davvero importante per il Blues italiano.

Articolo di Valentina Comelli, foto di Thea Pasini

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