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Moongarden live Verona

Show molto atteso nella casa italiana della musica prog

Non ricordo in quale libro, ma rammento bene l’illustre collega che affermò in quelle pagine, in sintesi, che i musicisti prog si credono da sempre i più bravi degli altri. Per cavalleria non farò nomi. Mi nascondo dietro una pseudo coscienza di classe. In ogni caso, se anche fosse vero, non vedo dove stia il problema. Essere bravi, e magari affermarlo, non capisco perché debba essere un male, o un problema. Soprattutto in un mondo dove meno sai fare, e lo sbandieri, e più voli in alto.

Una premessa che sembra non avere nulla a che fare con il concerto dei Moongarden del 28 aprile al Club Il Giardino di Lugagnano di Sona (VR). Show atteso perché questa è la casa del Prog; e perché la band di Cristiano Roversi, David Cremoni, Simone Baldini Tosi, Dimitri Sardini, Mirko Tagliasacchi e Mattia Scolfaro, era da tempo che non tornava in campo. In più c’è da presentare live il nuovo album, “Christmas Night 2066” (la nostra recensione). Va ricordato, poi, che i tempi di produzione dei Nostri sono lunghi, e i motivi ci sono stati spiegati nella nostra intervista. Quindi, c’era grande attesa.

Monkey Diet

In apertura si sono esibiti i Monkey Diet. Un bel progetto, nulla da dire, con tanta chitarra. Non affatto male, meritano davvero un ascolto (li trovate sui player), e se vi capita anche di sentirli dal vivo non ve ne pentirete.

Poi, all’improvviso, sul palco, compare la band. E a questo punto che mi ricollego alla frase riportata in apertura. Il perché è presto detto: il gruppo, che metterà in scena un concerto perfetto (lo dico da ascoltatore, poi, chiaramente, tenendo fede a quanto dice il famoso giornalista, per loro non sarà stato di certo un concerto ottimale…), entra alla spicciolata sul palco. Non sarà un ingresso trionfale. Tanto meno scenografico. Niente affatto. Entrano sparsi sul palco. Si sistemano. Chiacchierano con il pubblico mentre accordano gli strumenti. Cercano la quadra, perché il cantante è arrivato lungo, e non ha provato.

La magia del tecnico del suono de Il Giardino, però, riesce anche in questa sera, e il luogo contenuto non farà soffrire i suoni, e neppure le nostre orecchie. Tutti gli strumenti si sono sentiti bene e distinti; la voce è stata ben chiara e scandita. Tutto regolare, come al solito, ed è merito anche di quel tecnico che riesce sempre a garantire altissima qualità in una sala bassa e piccola, ma piena di grazia. Insomma, si diceva, a prima vista, per chi non conosce la band, quelli che sono saliti sul palco non sembrano essere i musicisti, ma semmai i tecnici di questi. E invece non è così… e dopo poco, la band darà il via alle danze.

C’è un’apertura… dichiarano i musicisti, e il concerto parte con “Here How”, brano che apriva “Align Myself to the Universe”, album che si trova a fatica in commercio, ma in vinile a un buon prezzo, si trova ancora su alcune piattaforme online. Chi si aspettava subito, in apertura, l’esecuzione del nuovo lavoro, resta un poco sorpreso. Ma non dovrà però attender molto, perché subito dopo si entra appunto nell’esecuzione del nuovo album.

Non verrà suonato tutto. Se da un lato è un peccato, perché si tratta di un concept molto compatto, dedicato al tema della guerra, seguendo la narrazione di una madre e di un figlio che attraversano scenari militari e di distruzione, e cioè una declinazione possibile, per certi versi, de “La Strada” di Cormac Mccarthy; dall’altro, però, è un bene, perché quello a cui abbiamo assistito non è stato pensato come concerto celebrativo.

I Moongarden, come è stato ricordato in apertura dal titolare del locale, esperto e appassionato di Prog, ma non solo, sono fra le poche band che proseguono a produrre musica nuova, e non si arrendono. Non solo il Prog è vivo insomma, ma lotta con noi (pochi), e come tale deve essere capace di andare oltre la celebrazione di se stesso. I Moongarden lo sanno, e il concerto sarà vero, e intenso fino alla fine.

Così viene fatta una selezioni dei brani del nuovo disco, che segue in parte la disposizione su vinile. Devo dire, e qui comincio a dare un senso alla strana overture di questo live report, che l’esecuzione dal vivo rende ancora più bello quello che è di suo già un ottimo lavoro discografico. Che i suoni, ben fatti, sostengano il tutto, lo abbiamo già ricordato; ma c’è da aggiungere che la qualità dei musicisti sul palco è davvero alta, e fa la differenza. Non solo suonano in perfetta armonia, ma regalano un’esecuzione che è davvero del tutto simile a quella incisa. Sia chiaro, per la ricchezza di questa musica, non è cosa da poco.

“The Armageddon Parade” e “God’s Will”, il dittico che mi ha portato a scrivere, nella recensione, che in questo lavoro il gruppo si spinge verso il mondo sonoro dei Dream Theater, mi confermano quanto scritto. La batteria di Scolfaro è piena, bella tonda e potente; sorregge un muro sonoro compatto, che arriva in pieno su noi che siamo, come sempre accade in questa location, a pochi centimetri dai musicisti. Baldini Tosi farà il resto, e che non abbia provato se ne rendono conto solo fra di loro, perché a noi non è sembrato affatto che questa mancanza abbia in qualche modo inciso sulla sua performance. Anzi, devo dire che la sua concentrazione ha ben compensato quanto non fatto in precedenza.

“Just You And Me”, la ballad che annuncia la chiusura dell’album, è l’ultimo pezzo in scaletta del nuovo lavoro. Qui incanta, come d’altronde succede anche nel disco, ma dal vivo questa è una canzone che sa far fare la differenza. La band lo sente, ed è forse il momento in cui tutto funziona alla perfezione, tanto che noi ce ne rendiamo conto, da questa parte del palco, e dedicheremo ai Moongarden un lungo applauso, alla fine dell’esecuzione.

Poi ci si sposterà indietro nel tempo, con due brani di repertorio, che riportano in campo il Prog Rock di matrice moongardiana, prima di arrivare alla cover dei Genesis (che sarà anche il bis finale) “Hairless Heart”, brano originariamente presente nel capolavoro “The Lamb Lies Down on Broadway”, e che si può ascoltare solo nell’edizione deluxe del nuovo album dei Moongarden (versione cd dunque, non nel vinile). Le due chitarre dialogano in maniera morbida, e con queste il violino suonato da Baldini Tosi, con il sostegno granitico di Roversi. Un’esecuzione così bella che, giustamente, nel finale viene richiesta, credo per un motivo: è senza dubbio una proposta di grande rispetto, dato che i Moongarden amano i Genesis, ma è anche una rilettura che sente molto del mondo sonoro dei nostri.

“Mdma”, che arriva dall’album “A Vulgar Display of Prog”, è applauditissima, come lo saranno i due brani che chiudono il concerto, e cioè “The Lighthouse Song” e “Solaris”. Che dire di questo finale: regala virtuosismo, potenza, ed epica. La band si getta nella cavalcata prog che chiude la scaletta, mostrando cosa sappia ancora comunicare questa straordinaria musica che si crede morta e quasi estinta. Così, ora, chiudiamo il cerchio: una musica che si pensa sia fatta solo da chi si crede più bravo.

Sinceramente parlando, non so se l’illustre collega abbia o meno ragione. Una cosa però è certa: la musica è una cosa seria, che va anche conosciuta. Non per forza bastano i soliti accordi. Certo, anche quelli vanno bene. Poi però ci sono serate dove la ricchezza sonora, la pienezza di ogni anfratto, e la tecnica superiore, fanno ancora la differenza. Se tutto questo implica il dover essere i più bravi, beh, con il cuore sereno, mi sento di affermare che i Moongarden non hanno nulla da invidiare a nessuno.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Set list Moongarden Lugagnano di Sona (VR) 28 aprile 2024

  1. Here Now
  2. After All
  3. The Armageddon Parade
  4. God’s Will
  5. The Power The Might
  6. The Forest Of Glass
  7. Just You And Me
  8. Barbiturates Gentlemen
  9. Round Midnight
  10. Hairless Heart
  11. MDMA
  12. The Lighthouse Song
  13. Solaris
  14. Hairless Heart
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