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Moongarden “Christmas Night 2066”

Il nuovo lavoro è un concept, nella migliore tradizione del Prog

Il Prog è vivo e lotta ancora con noi. Vien da dire così, seguendo il noto adagio, dopo l’ascolto del nuovo lavoro dei Moongarden, che tornano dopo 5 anni dal loro precedente “Align Myself To The Universe”. Il nuovo “Christmas Night 2066”, uscito per Maracash Records il 12 dicembre, viene presentato in duplice veste: quella in vinile, con solo l’album di inediti, undici tracce nuove di zecca, e la versione cd deluxe, che contiene l’album di inediti, e un secondo lavoro con cover e collaborazioni.

La band, nata nel 1993, con all’attivo quattro album prima di questo lavoro (e altre collaborazioni e lavori di riletture), è formata da musicisti tutti professionisti e impegnati in tanti progetti musicali diversi, che però si riuniscono per dare corpo ai Moongarden, band che, nel corso degli anni, ha saputo conquistarsi stima e affetto del pubblico di genere, italiano ed europeo. Da tempo, infatti, i Moongarden sono realtà ritenuta bandiera, ovviamente con altre band, di un genere oggi minoritario, ma che ha saputo riempire stadi, piazze, cuori e menti tanto quanto oggi sa fare il Pop e, ancora per qualche anno di sicuro, il Rock.

Il nuovo lavoro è un concept, nella migliore tradizione del genere, che ruota attorno alla storia di una madre, un figlio e un soldato. Il racconto punta a ricordare a tutti che la guerra è disumana. Anche una sola vita persa basta a per condannare questo abominio. Un lavoro, dunque, figlio dei tempi difficili che stiamo vivendo, e che prende posizione contro l’atrocità della guerra e, soprattutto, della tendenza, tutta attuale, di vedere i conflitti come parte della nostra quotidianità. La storia raccontata in questo “Christmas Night 2066”, titolo che non è legato al romanzo di Bolaño “2066”, è la parabola di una madre che si trova ad affrontare la perdita di una vita, e con questo a doverne sopportare il peso – in quanto donna e madre – di questa sconfitta dell’umanità.

L’impianto sonoro dell’album è sontuoso. Si tratta di un disco ricco di suono. Ogni momento dell’album è riempito da strumenti, operazione però ben dosata da Cristiano Roversi, compositore e produttore musicale, con all’attivo collaborazioni importanti, fra le quali quelle con Massimo Zamboni e Andrea Chimenti, ma l’elenco è davvero lungo, segno indistinguibile di un pedigree di razza, perché Roversi è davvero un musicista raffinato e colto. L’album non risulta mai cacofonico, ridondante e stucchevole. Anzi, l’esatto contrario.

La prima parte del disco, e cioè dalla seconda traccia, dato che la prima, “After All”, funge da ouverture, fino a “Rain of Fire”, uno dei quattro pezzi musicali dell’album, rimanda al mood sonoro dei “Dream Theater”, più che al Prog classico. Anche se, sia chiaro, non c’è nessuna filiazione, e tanto meno citazione. La band costruisce trame sonore ricche che, però, per suono di batteria – pieno e potente – con chitarre lanciate in soli, figli ormai solo di grandi virtuosi, e abbandonati da tutti, sembrano virare verso l’Heavy Metal. Non è così comunque, perché pur se in questo lavoro, volutamente, non ci sono strumenti e suono dominanti; la parte della tastiere, infatti, riporta sempre tutto nel solco del Prog.

La seconda parte del disco di inediti è, in molti momenti, commovente. A onore del vero serve entrare nel mood dell’album per arrivare a queste sensazioni. Servono molti ascolti, ma a un certo punto da “The Forest of The Glass” e, soprattutto, “Sick Tranquillity In A Desert Of Rubble”, ci portano nel mood di quella necessaria empatia che serve per capire il dolore degli altri. I suoni diventano più morbidi, e l’orchestrazione – che non manca in nessun brano – emerge dal fondo. “Just You and Me” è una ballad prog intensa, carica di emozioni, e che porta verso il crescendo del finale, composto da due brani che sono davvero emozionanti. Come d’altronde il solo di chitarra che, come accadeva un tempo, chiude questo ottimo ritorno sulle scene dei Moongarden.

Come senza dubbio avrete notato, il buon vecchio orologio del giorno del giudizio ha di nuovo rialzato la sua brutta faccia e sono sicuro che la maggior parte delle persone concorderà sul fatto che porta la nostalgia degli anni Ottanta un po’ troppo oltre. Sì, siamo di nuovo sull’orlo dell’Armageddon e ci chiediamo se rimarremo in giro a lungo, dopo due anni rinchiusi nelle nostre case a causa di quella cattiva pandemia. Quindi, resterà qualcosa della nostra civiltà se i nostri leader diventeranno un po’ troppo nervosi? La storia qui contenuta vuole immaginare che qualcosa e qualcuno riuscirà in qualche modo a sopravvivere e, si spera, a evitare gli errori che stiamo commettendo da quasi un secolo ormai. Ottimista? Facciamo finta che sia Natale… si legge nelle note che spiegano e introducono questo lavoro.

Un disco, musicalmente parlando, che riempie le orecchie e dà soddisfazione agli appassionati di suono, dove la rarefazione e la sottrazione che, in questi anni, sono arte dominante, qui non esiste. La musica può, e deve, fare ancora la differenza, ci dicono i Moongarden, band che dimostra di amare musica e suono. Sulla strada, poi, come i due protagonisti del romanzo di Cormac McCarthy, la speranza non si deve mai perdere. Ed è per questo che, a differenza del romanzo del 2006, nella versione dei Moongarden c’è una donna, al fianco di un bambino…

Il secondo cd, invece, è figlio di questi cinque anni, con lavori di varia natura. Ci sono collaborazioni con i Mangala Vallis, con Simone Rossetti, Il Porto di Venere, e Saro Cosentino, oltre a cover dei Genesis, band di riferimento, da sempre, per i Moongarden. Fra questi c’è un’inattesa versione di “Invisible touch”, brano, come sanno i fans dei Genesis, dell’ultima fase della band, quella decisamente pop. Questa scelta dimostra, in primis, che i Moongarden apprezzano tutta l’opera dei Genesis, ed è cosa buona e giusta. Poi, che anche la svolta pop contiene, alla fin dei conti, una struttura prog. Se non ci credete, ascoltate questa versione dei Moongarden di “Invisible Touch” e, per un attimo, toglietevi dalla testa il dualismo Gabriel vs Collins, e puntate l’attenzione sul perno (vero) della band: Tony Banks. Il resto, è lì da ascoltare…


Articolo di Luca Cremonesi

CD1 “Christmas Night 2066”

  1. After All
  2. The Armageddon Parade (Instr.)
  3. God’s Will
  4. The Power The Might
  5. Remember My Voice (Feat. Leonora)
  6. Rain of Fire (Instr.)
  7. The Forest of Glass 
  8. Sick Tranquillity In A Desert Of Rubble (Instr.)
  9. Just You and Me
  10. Building a New World (Instr.)
  11. After All It’s Christmas

CD2 “Still More Oddities (Extra Content)

  1. Moongarden & Il Porto Di Venere “The People’s Choice”
  2. Moongarden & Mangala Vallis “Empty Ships”
  3. Moongarden & Simone Rossetti (from The Watch) “Invisible Touch”
  4. Hairless Heart
  5. The Asia Medley: “Sole Survivor / Cutting It Fine” (Remastered 2023)
  6. The Forest Of Glass (Instrumental Version)
  7. Moongarden & Saro Cosentino “Family Life”

Line up Moongarden: Simone Baldini Tosi Vocals & Violin / David Cremoni 6 & 12 Strings Acoustic & Electric Guitars / Cristiano Roversi Keyboards, Samples, Orchestral Arrangements, Additional Guitars and Taurus Bass Pedals / Dimitri Sardini Acoustic & Electric Guitars / Mattia Scolfaro Drums, Electronic and Acoustic Percussions / Mirko Tagliasacchi Bass & 12 Strings Electric Guitar

Moongarden online:
Facebook https://www.facebook.com/moongardenband
Website https://www.moongardenofficial.com/

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