Sciamanica. Nada, alla prima della ripresa del suo tour nel 2026 il 12 febbraio al Teatro Vittoria di Viadana (MN) – organizzato da Mister Wolf Eventi – ha regalato un’esibizione che ha strappato applausi e ha incantato il teatro gremito: un sold out meritato per una cantautrice, cantante e interprete che, in questi ultimi due decenni, si è allontanata sempre più dai circuiti commerciali per investire in una musica d’autore che nasce nel cuore e nelle viscere del suo vissuto.

Lo ricorderà anche la stessa Nada, poco dopo la sua uscita sul palco, indicando l’immagine dietro alle sue spalle, unica concessione a una scena scarna e minimale, ma essenziale perché, alla fine dello spettacolo, il centro è stato lei, con il suo corpo e la sua presenza scenica, uniche vere protagoniste di questo concerto figlio di uno stato di grazia davvero speciale. Ho visto dal vivo Nada almeno una decina di volte in questi ultimi anni. Una serata così non mi era mai capitata. Non che le sue esibizioni precedenti mi avessero deluso, ma di certo una Nada così coinvolgente, carica, positiva, capace di stabilire un legame forte fra lei sul palco e noi seduti a pochi metri di distanza, non mi era mai capitata.

Lo spettacolo nasce sotto i buoni auspici. Per chi attende seduto in sala, di sottofondo c’è la musica di Nick Drake, e già si capiva che non sarebbe stata una serata convenzionale. Già quelle canzoni non lasciavano indifferenti e il pubblico infatti non rumoreggiava come accade ormai in ogni contesto live. Chi era seduto in sala, e si preparava a quella che sarà una vera serata di coinvolgimento emotivo puro, non poteva restare indifferente. A conti fatti, quando esco nella sera umida della Bassa Mantovana, l’effetto è quello che si prova alla fine di spettacoli di artisti di caratura internazionale. Nada, però, da anni si è emancipata da un fare spettacolo di matrice italiana. La sua musica, messa nelle mani di grandi produttori internazionali, non è più di gusto locale. L’ultimo album “Nitrito” ne è un esempio (la nostra recensione), ma anche gli ultimi cinque dischi precedenti.

L’altra cosa che colpisce, a spettacolo fermo, è il pubblico presente in sala. Sì era in provincia, e tutto lasciava pensare a una serata nazional-popolare e un poco nostalgica, con la richiesta perenne dei pezzi degli anni ’70 a fare da spada di Damocle sulla testa di Nada. Senza contare il rischio – altissimo – di farla innervosire per via dei cellulari. In realtà questo piccolo teatro ha saputo fare la differenza anche in questo. A Viadana erano tutti a conoscenza del percorso intrapreso da Nada, lontana ormai dai riflettori, artista attenta alla forma e soprattutto alla sostanza. Nessuno ha disturbato l’esibizione con flash, cellulari o richieste assillanti. Anzi, il pubblico ha saputo farsi catturare e ha restituito così parte dell’energia che Nada ha saputo trarre dalla nostra presenza. Il risultato è stato quello di un vero rito collettivo al quale si è partecipato insieme.

Con lei, sul palco, c’erano Francesco Chimenti al basso, chitarra e cori, Luca Cherubini Celli alla batteria, Andrea Mucciarelli alla chitarra e Franco Pratesi alle tastiere e synth. Mi definisco la cantante di questa straordinaria band spiega Nada, e le sue parole sono cariche anche di questa verità, perché il gruppo segue con grande passione e dà corpo a un’esibizione in cui Nada si è davvero messa a nudo. Non in senso letterale ovviamente, ma metaforico di certo. Credo che la formula giusta sia questa, e cioè che Nada ci ha mostrato come le sue canzoni le siano davvero cucite addosso. Mi sono reso conto che, come nel caso di Nick Drake, sarà difficile un giorno prendere in mano quel repertorio. Perché è inscindibilmente intimo, legato all’essere parte della vita di Nada. Una terapia pubblica, una messa a nudo di un’artista che sul palco vive e rivive le passioni che hanno animato, ispirato e ingravidato i suoi testi. Figli messi a nudo, messi in mostra, presentati al tempio del pubblico e, allo stesso tempo, Nada nuda di madre, come si dice in alcune forme dialettali, e cioè vulnerabile mentre canta di sé, con anima e corpo.

Dal suo ultimo disco, “Nitrito”, uscito nel 2025, viene eseguita la maggior parte dei pezzi che, ricorda la cantante, nascono da questa zona, fra le viscere, che sono l’immagine che vedete qui dietro, e il cuore. Le prime otto canzoni sono tutte prese dal disco del 2025, nel quale si parla di una donna nuova, capace di essere protagonista con tutte le sue vulnerabilità, e non perché oggetto da rispettare per convenzione. Canzoni, dunque, che raccontano la pelle di una donna e di un’artista non banale, ben lontana dalle rime scontate e dai ritratti che ci si attende. Ogni canzone è un momento di terapia, ma in pubblico, non celato e nemmeno nascosto. Ogni testo è vissuto nei gesti, negli sguardi, nelle mani che si muovono e che fanno vivere le emozioni che hanno dato corpo a quelle canzoni. Come una sciamana, Nada letteralmente ha buttato le sue emozioni sul pubblico, che si è lasciato catturare da un’esibizione che ha ricordato le performance di Nick Cave, con il corpo della cantante che ha fatto da tramite fra emozioni interne e pubblico in sala.

Dopo il blocco tematico, Nada ha spaziato nel suo repertorio con brani come “Guardami negli occhi”, “Tutto l’amore che mi manca”, “In mezzo al mare”, brano che l’ha vista saltare, accasciarsi al suolo, buttare fuori tutta la tensione accumulata prima del gran finale. La chiusura è stata affidata a “Io ci sono”, testo autobiografico tagliente, spigoloso come il carattere che, di facciata, appare solitamente di Nada. Spazio poi al grande classico “Amore disperato”, che Nada, ormai fuori dal tunnel della terapia-concerto, si lascia andare in un ballo sfrenato, che la riporta indietro nel tempo con voce e presenza scenica. Ma a quel punto il meglio doveva ancora arrivare, e nessuno lo sapeva. La band saluta, per la seconda volta, e se ne va. Il pubblico però non ne vuole sapere, e chiama tutti di nuovo sul palco.

Nada non si è fatta attendere e quando, al secondo bis, dopo un’ora e mezza di cantato, decide di uscire ancora una volta sul palco, lo fa da sola, senza band. Con solo la sua voce, con il corpo che si muove a ritmo e con le mani che chiamano la complicità del pubblico, intona in modo perfetto, come se fosse appena arrivata sul palco, “All’aria aperta”, brano del disco “L’amore devi seguirlo”. Libera, libera, libera, libera / Libera l’anima mia diventa il mantra con il quale tutti entriamo in contatto diretto con Nada che, in modo del tutto inaspettato, si lascia trascinare, ci guida e dà il ritmo con la sua voce. Un’esperienza collettiva così intensa l’ho vissuta pochi mesi fa con gli Swans a Ferrara, e con Nick Cave in tutte le volte che ho avuto la fortuna di poterlo sentire dal vivo. Il pubblico del Vittoria era tutto nelle sue mani. Un momento davvero collettivo, magico, unico, e dove la musica ha saputo regalare vere emozioni grazie a un’artista in splendida forma e connessa con un pubblico attento e preparato. Sciamanica appunto, e in stato di grazia. Cosa che Nada ha saputo regalare a un pubblico che è uscito dalla sala trasformato.

Vera arte, allo stato puro. Splendida. Spero davvero che possa capitare anche a voi di vedere una Nada così. Ve lo auguro di cuore.
Articolo di Luca Cremonesi
Foto di Francesco Consolini per Mister Wolf
Set list Nada Viadana 13 febbraio 2026
- Una notte che arriva
- Un giorno da regalare
- Sempre migliore
- Ghiaccio
- Bella più bella
- Uovo
- Primitiva
- Primo
- Una pioggia di sale
- Guardami negli occhi
- Luna in piena
- Senza un perché
- Dove sono i tuoi occhi
- Senza sonno
- Tutto l’amore che mi manca
- In mezzo al mare
