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Simone Cristicchi live Verona

Concerto unico non solo per il contesto, ma anche per quanto è stato portato in scena dal cantautore

Giovedì 27 aprile 2023 il Club Giardino 2.0 a Lugagnano di Sona (VR), ha ospitato un concerto speciale di Simone Cristicchi. L’occasione, davvero unica, è stata resa possibile, come spiegato nell’introduzione, dal desiderio del titolare del locale di regalare alla moglie un concerto di Cristicchi. Da anni mi chiedeva di portarla a un suo spettacolo, ma noi, quando lui suona in zona, dobbiamo sempre lavorare … E così ho pensato di invitarlo qui, al nostro club, per questa serata davvero speciale, è stato ricordato prima dell’apertura dello show.

Sul palco, dunque, arriva Simone Cristicchi, con una splendida chitarra acustica nera, insieme al fedele Riccardo Ciaramellari al pianoforte e fisarmonica. Che sarebbe stata una serata speciale, dunque, già si sapeva, dato che il Club Il Giardino è la patria, nel Nord Italia, della musica Prog e del cantautorato d’autore (nazionale e internazionale), ma che Cristicchi respirasse a pieni polmoni questo clima speciale, dando vita ad un’esibizione davvero unica (e forse del tutto irripetibile), non era poi così prevedibile (pur se auspicabile). Non perché il cantautore romano sia una di quelle star inaccessibili ed inarrivabili, ma perché di certo è ormai abituato a tutt’altro tipo di luoghi, e cioè i teatri dove recita e canta. Senza dimenticare che dal 2022 è protagonista con Amara dell’omaggio a Battiato (la nostra recensione), progetto che li sta portando in giro per tutta la Penisola.

E invece non solo Cristicchi ha reso omaggio a questo luogo davvero unico, tempio della musica lo ha definito una volta viste e osservate bene le fotografie di chi è passato fra quelle quattro mura, ma ha anche saputo emozionare ed emozionarsi, percependo l’energia di un pubblico attento, incollato e incantato dalla sua musica e dalle sue parole. Uno scambio vivo che, nel finale, prima dei due bis, uno del tutto inatteso e non programmato, lo hanno portato ad un gesto speciale. Non so, sinceramente quanti lo abbiano notato e percepito, ma io sono fra quelli. Terminata la serata, e concluso il primo bis, Cristicchi, nel momento dei saluti, ha messo una mano sul cuore e ha emesso un respiro liberatorio.

Un gesto inconscio, spontaneo, figlio senza dubbio di una tensione emotiva che il cantautore ha vissuto e messo con se, sul palco, tutta sera. È fatta, sono arrivato alla fine, sembrava voler dire prima di tutto a se stesso. Per un grande artista credo proprio che sia più difficile stare, solo, davanti a poche persone, nudo, e cioè senza band, palco e scenografie, che esibirsi su grandi platee. Ricordo ancora una delle tournée di Springsteen in solo, e cioè lui e chitarra, e ho in mente bene quella tensione emotiva (ero in seconda fila a Milano) che ho visto (in prima fila a Lugagnano) anche nello sguardo di Cristicchi. Quel gesto e quel respiro finale, così naturali, e così veri, sono la cifra di quanto speciale sia stato questo concerto.

Lo show di Lugagnano di Sona, dunque, non è stato unico solo per il contesto, ma anche per quanto è stato portato in scena dal cantautore. Un ibrido di fatto, che ricorda gli spettacoli di teatro – canzone che hanno padri nobili. Uno su tutti, Gaber. Cristicchi aveva con se solo la sua chitarra e le sue canzoni, ma anche parti dei suoi monologhi, presi dagli spettacoli teatrali che, in questi anni, ha realizzato in giro per l’Italia. Non ultimo, ha inserito alcune poesie, sue, come l’intensa “Credo”, e di altri, come ad esempio i testi di Walt Whitman. La parola, dunque, è stata l’assoluta protagonista di questa serata e, per di più, una parola carica sempre di significato. Mai banale. Mai superficiale. Mai inutile. Dalla guerra alla fede; dalla ricerca interiore al ricordo, passando alla solitudine, all’amore e alla bellezza interiore ed esteriore del Mondo. Il tutto per quasi due ore di concerto. Un Cristicchi intenso, insomma, che ha stupito proprio per la capacità di passare dalla canzone d’autore a quella popolare, per poi andare nel fondo dell’anima con monologhi come quelli dedicati al nonno Rinaldo (molto noto, preso dal suo libro e spettacolo “Mio nonno è morto in guerra”) fino alla vicenda tragica di Maria Sole, la bambina che si è spenta a soli sei anni per una grave e rara malattia. Chi fosse entrato al Giardino convinto di trovare uno show di breve durata, fatto come riempitivo nel mezzo di un tour che Cristicchi sta portando in giro per il Belpaese, parallelamente a quello con Amara dedicato a Battiato, ha dovuto ricredersi. La nostra fortuna, per pochi davvero (non più di 100) è stata quella di assistere ad una summa vera, intima e sentita, del Cristicchi pensiero.

C’è stato spazio, nel corso della serata, anche per degli omaggi. Sono stati tutti miei padri, e mi mancano, ha ricordato il cantautore. L’elenco avrebbe potuto essere lungo, ma Cristicchi ne selezione alcuni, e non sono pescati nel mucchio, tanto per citare qualcuno di famoso e noto. Quando, infatti, ci si ricorda di nomi che vanno oltre De André e Battiato, e cioè, ad esempio, Augusto Daolio dei Nomadi e Sergio Endrigo, vuol dire che davvero i secondi padri si vanno a scegliere non in modo casuale. Su Endrigo Cristicchi si sofferma parecchio, ricordando come sia stato capace di far cantare i bambini con “La casa” (e chiede a tutti di intonarla), e allo stesso tempo d’amore, eseguendo “Lontano dagli occhi” e, soprattutto, “Io che amo solo te”. La più bella canzone d’amore mai scritta, parafrasando quanto sosteneva Ennio Morricone, commenta lo stesso cantautore che, anche in questo caso, attende un attimo prima di riprendere a suonare perché capisce quanto il momento abbia toccato tutti noi e, in primis, lui stesso.

Così le emozioni volano e arrivano fino a noi, pubblico distante solo pochi centimetri dal microfono, e che ascoltiamo e siamo attenti; in religioso silenzio. C’è spazio anche, però, per sorridere, divertendoci, con una belle esecuzione di “Vogliamo le bambole”. Allo stesso tempo è altrettanto liberatorio seguire Cristicchi con attenzione, senza respiro, quando propone la canzone con la quale ha trionfato a Sanremo nel 2007, e cioè “Ti regalerò una rosa”. Una versione naturista, svestita cioè di quel sound pop, e rimodellata per chitarra e pianoforte. Il testo, già potente, ne guadagna in peso specifico – solo per chi non lo ricordasse, tratta di malattia mentale, ed era dai tempi di Don Backy con “Sognando” che un testo non andava così in profondità sul tema – ed è davvero dura, per chi scrive, ma non sono stato l’unico, trattenere le lacrime.

Il finale, prima dell’inatteso secondo bis, è la naturale prosecuzione di questo momento. Prima del trittico che chiudo la scaletta c’è spazio per la poesia “Credo”, scritta dallo stesso Cristicchi. Credo che la vera sfida è debuttare ogni giorno, tutto il resto è repertorio / Credo che chi ha bisogno di nemici, non è in pace con se stesso / E credo che non sia la bellezza che salverà il mondo, ma siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza. Come sintesi può bastare (il testo integrale lo trovate sul web) per capire come il ritorno in scena sia stato un omaggio alla bellezza che può curare e, per certi versi, cambiare noi e, solo in questo modo, il Mondo. Così, ovviamente, Battiato non poteva mancare, data l’importanza del progetto che Cristicchi sta portando in giro per lo Stivale con Amara. “La cura”, dunque, anche qui svestita di orpelli, arriva addosso al pubblico, in tutta la sua bellezza, seguita poi da “Abbi cura”, altro testo presentato a Sanremo nel 2019. Il Festival, che vide vincitore Mahmood, si dimenticò presto di questo brano che, invece, è un altro vertice della produzione d’autore del Nostro.

Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrò paura di cadere
Che siamo in equilibrio sulla parola insieme
Abbi cura di me

Grazie per esservi presi cura di me questa sera, prima del già raccontato gesto che lo ha visto portare la mano al cuore, emettere un leggero sospiro, e sorridere, sono le parole con cui prende congedo. Il pubblico, però, non smette di applaudire, e così Cristicchi si vede costretto ad uscire nuovamente in scena, ed aggiungere, alleggerendo un poco il clima, la divertente “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”, riadattata un poco nel testo, dando prova di grande capacità teatrale. Poi spazio ad una richiesta, e cioè “Emozioni” di Battisti, che Cristicchi canta con grande serenità, come se fosse prevista in scaletta, da sempre. La chiusura vera è con una poesia del grande poeta americano Walt Whitman. Poi solo applausi, meritatissimi. Tornare a casa non è facile. C’è da dosare le emozioni. Metterle in ordine. Farne tesoro.

Articolo e foto di Luca Cremonesi

Set list Simone Cristicchi Lugagnano di Sona (Vr) 27 aprile 2023

  1. Cerco un parola
  2. Monologo
  3. Le poche cose
  4. Vademecum per un recluso
  5. Che bella gente
  6. I matti de Roma
  7. Studentessa universitaria
  8. Vogliamo le bambole
  9. Nonno Rinaldo (monologo)
  10. Mi manchi
  11. Magazzino 18 (monologo)
  12. Io che amo solo te
  13. L’ultimo valzer
  14. La prima volta
  15. Torna Sole
  16. Ti regalerò una rosa
  17. Credo (poesia)
  18. Alberi
  19. La cura
  20. Abbi cura
  21. Vorrei cantare come Biagio Antonacci
  22. Emozioni
  23. Poesia finale di Walt Whitman
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