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The Dream Syndicate live Milano

La scelta della scaletta stupisce, e sarà una piacevole sorpresa

The Dream Syndicate foto_ Roberto Fontana2022

I Dream Syndicate non deludono. L’ultima tappa del mini tour in Italia rispetta quanto è stato fatto nelle due serate precedenti, a Torino e Bologna. Le canzoni in scaletta il 16 ottobre 2022 al Magnolia di Segrate (Milano) sono 19, divise in due set e un bis finale. La scelta stupisce, e sarà una piacevole sorpresa. Chi, come chi scrive, si aspettava una scaletta fatta quasi tutta dall’ultimo lavoro, “Ultraviolet Battle Hymns And True Confessions” (la nostra recensione), album davvero notevole, si deve accontentare solo di quattro pezzi. E fra questi non c’è neppure “Beyond Control”, peccato. È uno dei brani più belli. Tuttavia, la scelta della scaletta, una volta ripensata nel viaggio di ritorno, soddisfa in pieno, perché è di fatto un concerto minimale, dalla location alla formazione. Dimensione, questa, che non va stretta alla band californiana. Anzi. Devo dire che ne hanno guadagnato l’attenzione e l’ascolto.

Lo show si apre puntuale, poco dopo le 21, con “Bullet Holes”, uno dei pezzi più belli di quel capolavoro uscito nel 2019 che risponde al titolo di “These Times”. Steve Wynn, voce e chitarra ritmica, fa capire subito di essere in gran forma, contento di essere in scena e di esserlo a Milano. Mark Walton al basso conferma invece il suo stile da persona che sembra intenta ad eseguire bene il compito e stop. Sensazioni, forti. Ma solo sensazioni, perché i quattro sapranno far divertire e, allo stesso tempo, si divertiranno parecchio. I musicisti statunitensi hanno una marcia in più, va riconosciuto. Anche se stanchi – un poco si nota, bisogna essere onesti – sanno sempre come si fa il mestiere.

“Out of My Head” è il secondo brano in scaletta, ed è estratto dal primo album della ripresa delle attività di questo gruppo che è sulle scene dal 1981. L’omonimo lavoro è quello più ostico del nuovo corso, ma devo dire che dal vivo l’anima rock, o post-rock che dir si voglia, fa dimenticare la ruvidezza di quell’album. Poi, si potrebbe dire, si torna sempre a Canossa, e cioè sempre da quel “These Times” di cui dir bene è sempre poco. “Put Some Miles On” è eseguita da manuale perché ormai la band è calda, e si capisce che l’intesa, nonostante la stanchezza, non manca. Anzi, sarà proprio ciò che ovvia e farà la differenza per tutto il concerto, che è comunque lungo e non lascia grandi spazi a tempi morti. Steve Wynn non fa il prezioso, anche se non è certo uno che si perde in chiacchiere. Il ritmo è e resta sempre sostenuto, anche quando arriva il primo pezzo dell’ultimo lavoro, e cioè quella “Damian” che ha un ritmo da film noir anni ’60, il brano è ballabile e la sala, infatti, non si fa pregare.

La serata decolla, e il ritmo non verrà mai meno. A seguire il secondo brano dell’ultimo lavoro, e cioè “Every Time You Come Around”, uno dei vertici di questo album. Ero curioso di sentire la resa live di questa canzone, e Wynn e soci non deludono. L’effetto vecchia radio è mantenuto, e l’esecuzione ne guadagna in bellezza. A questi due brani seguono gli altri due, e come già detto saranno le sole quattro canzoni prese dall’ultimo lavoro. Non è un peccato a pensarci bene, anche se, lo confesso, al momento c’ero rimasto molto male.

La scelta di spaziare nella prima parte della loro carriera premia sulla resa finale del concerto. La prima sezione, dunque, pesca fra i lavori recenti, quelli della rinascita e della scelta di marcare il territorio con un Rock più underground e alternativo. In sostanza, la prima parte va dal 2017 al 2022, con una scelta accurata di pezzi presi da tre album.

La seconda parte, invece, si apre con un salto indietro nel tempo, e cioè a quel 1982 quando uscì il primo lavoro “The Days of Wine and Roses”. Sono passati 40 anni e così, sulla scia di quanto si è soliti fare oggi, l’album viene eseguito in modo integrale. E qui si capisce che la band fa sul serio, e che non sarà solo un concerto per celebrare la rinascita del gruppo, e del ritorno sulle scene post pandemico, ma per raccontare un percorso. Cambio di sonorità e ritorno alle origini che conquista tutti. Batteria e basso, spesso tirati e molto rumorosi, sono il carburante di questa seconda parte del concerto. Esecuzione integrale, dunque, pari pari del primo lavoro del 1982. Che bellezza, soprattutto ritrovare quella gioia e quel mood che avevano saputo fare la differenza, mentre il mondo musicale cercava di andare in altra direzione, e nasceva il mainstream forzato e commerciale. Devo dire che il tempo, per la band, non sembra essere passato. I quattro si muovono come se avessero appena composto quei brani, e l’entusiasmo generale conquista tutti. Il problema è uno solo: il tempo vola, davvero. In men che non si dica si arriva ai bis.

Lo show si chiude in una perfetta circolarità. Nella prima parte si è pescato in tre dei quattro album della rinascita post 2012; il finale va invece dal 1982 al 1986, e cioè i primi tre album che hanno fatto la storia del gruppo. Il risultato è perfettamente bilanciato. La fase più sperimentale fa da contro altare al Rock alternativo figlio degli anni ’80. E tutto questo fa pensare, perché quel Rock, pur se etichettato come alternativo”, è un suono bello, pieno, e ancora capace di generare quell’energia che da sempre deve animare questo genere musicale. Sembra strano, davvero, ma Wynn e i suoi The Dream Syndicate stanno ancora bene in quei panni. Un concerto interessante, anche se non passerà alla storia, ma quanto meno conferma l’ottima salute di questa band.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Roberto Fontana

Set list The Dream Syndicate Milano 16/10/2022

  1. Bullet Holes
  2. Out of My Head
  3. Put Some Miles On
  4. Damian
  5. Burn
  6. Every Time You Come Around
  7. Hard to Say Goodbye
  8. Trying to Get Over
  9. How Did I Find Myself Here
  10. Glide
  11. Tell Me When It’s Over
  12. Definitely Clean
  13. That’s What You Always Say
  14. Then She Remembers
  15. Halloween
  16. When You Smile
  17. Until Lately
  18. Too Little, Too Late (feat. Linda Pitmon)
  19. The Days of Wine and Roses
  20. John Coltrane Stereo Blues

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