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Vinicio Capossela live Milano

Prima esecuzione live del nuovo album “13 canzoni urgenti”

Il Conservatorio Giuseppe Verdi, nella grande sala concerti del tempio della musica milanese, ha ospitato giovedì 20 aprile 2023 il debutto del nuovo lavoro discografico di Vinicio Capossela. “13 canzoni urgenti”, dunque, esce allo scoperto con una prima esecuzione live, evento mai accaduto nella carriera del cantautore irpino. La cosa verrà evidenziata anche dallo stesso Vinicio che, in leggero ritardo sulla tabella di marcia, appare sul palco nei panni che gli sono più comodi, quelli del marinaio cantastorie. Cappello da capomastro, di nero vestito, con scarpe da circense vissuto. Attorno solo strumenti musicali, e dietro il pianoforte. Quando questo c’è, mi sia concesso, Capossela ha sempre una marcia in più.

Di fatto, rispetto alla nostra recensione, non cambia nulla. Il disco viene eseguito tutto nello stesso identico ordine, dalla prima all’ultima traccia. Tredici brani, suonati esattamente come sono proposti nell’album che, il giorno dopo, è stato messo in vendita (in realtà qualche copia c’era, all’ingresso, e Capossela si è anche fermato a firmarle, nel finale, altro fatto alquanto insolito). Solo al termine dell’esecuzione delle nuove canzoni, ovviamente, Vinicio ha deciso di regalare sorprese, e cioè quattro pezzi che fungono da bis che è stato, pure questo, del tutto insolito e inedito.

Quindi, ripeto, nulla da aggiungere rispetto a quanto già scritto, se non qualche orpello. Cioè, in poche parole, il contorno. Lo ha detto lo stesso Vinicio, arrivare lì è stata un’impresa; un atto di fiducia e una scommessa. A Milano, giovedì 20 aprile, non solo c’era il Salone del Mobile, con annessi e connessi. Serve aggiungere, poi, che ha deciso di piovere come non accadeva da mesi. Risultato? Tilt totale da piazza San Babila, fermata più vicina della Metro, fino al Conservatorio. Ergo, tutti belli bagnati, non troppo felici, in coda, sotto un porticato, quello appunto del Conservatorio, dove le porte mai si aprivano. Ma per Vinicio si fa questo e altro, fin per carità (dal 1997 ad oggi ne ho fatte, molte, fra le quali stare sotto un oleandro, al Teatro Romano di Verona, mentre dal cielo scendevano secchi d’acqua).

La fiducia, poi, al Nostro va sempre comunque data, anche se avesse proposto un album al buio, e cioè senza singoli già sentiti. Due di queste nuove canzoni, però, erano già dei brani noti (e nel concerto di Natale a Tanto di Gattatico (RE), le aveva anche suonate dal vivo…). Il caso poi vuole che il singolo “Dalla parte del torto”, come scritto nella recensione, sia una delle canzoni che resterà nel tempo, e sicuramente è il vertice – come testo – di questo lavoro.

Nella lunga introduzione Vinicio spiegherà le ragione di un nuovo album. Lui stesso parla di follia, dato che le persone, a questo punto della carriera, vogliono sentire sempre e solo le stesse canzoni (per inciso, non ne eseguirà nemmeno una, di quelle solite, che tutti si aspettano). Tuttavia, il carattere d’urgenza è quello che determina l’uscita di questo lavoro. La Guerra in Ucraina, soprattutto, ma anche la fine della Pandemia, e cioè ciò che è rimasto del mondo e, allo stesso tempo, l’epoca che ci troviamo a dover vivere e sopportare. Tutto questo entra nel grande frullatore creativo di Capossela, e si trasforma nel nuovo album, vera musica d’autore.

Confermo, e sottoscrivo, quanto già espresso nella recensione di questo disco. Si tratta di un lavoro dove le parole sono molto importanti, mentre la musica – sentita dal vivo – appare già nota, già sentita e già ascoltata. Nonostante la promessa fatta – e non mantenuta fino in fondo – di avere sul palco tutti i musicisti che hanno suonato nel disco (e sono davvero tanti), il risultato non cambia. Per di più, sul palco di Milano, non c’erano neppure tutti i musicisti, come era stato promesso appunto. Ne mancano alcuni, e sono presenze che, però, si fanno sentire. Due su tutte, Marc Ribot (che ha suonato la chitarra in “All you can eat”) e Mara Redighieri (che ha cantato in “Staffette in bicicletta”).

C’è stata, invece, Margherita Vicario, che ha cantato con Vinicio “La cattiva educazione”, brano che fa la parafrasi dell’incipit di “Bella Ciao”, per raccontare il dramma della violenza subita dalle donne. Come accade nell’album, il pezzo funziona bene perché le due voci si fondono alla perfezione. L’altro vocalist ospite è Oliver Skardy, cantante dei Pitura Freska, che interviene, come nel disco, in “Sul divano occidentale”, brano che si perdona a Vinicio, ma solo perché è Vinicio a proporlo. Di fatto, non si capisce bene cosa sia, se non pezzi di musica varia messa insieme. Il risultato non delude, ma neppure convince del tutto. Allo stesso modo, poi il bis finale con la hit più conosciuta della band di origini veneziane, e cioè “Papa nero”. Insomma, pure questo si può perdonare (già più a denti stretti, confesso).

“Giovanni telegrafista” è un bell’omaggio a Jannacci. Tuttavia, se mai Vinicio leggesse queste parole, mi permetto di fargli un appunto per via di quanto ha detto, in più occasioni, durante la serata. Per questo motivo, e per quello che andrò a scrivere dopo, avrei dunque scelto “El purtava i scarp del tennis”. Terminato il concerto, infatti, nella via che dal Conservatorio conduce a San Babila, sono passato sotto i ricchi portici del centro milanese. Qui si ballava e beveva nei bar, con la clientela della bella Milano chic, ospite del Salone del Mobile. Allo stesso tempo, poco distante, e lungo tutto questo ricco porticato, donne e uomini soli, abbandonati, sdraiati a terra. Sul marmo freddo. Coperti solo da un sacco a pelo, quando va bene. Oppure nascosti sotto una coperta, con un deambulatore legato alla mano, forse per non farselo rubare. C’è anche una tenda canadese, con dentro un omone che si sta scaldando con una lampada. Milano è anche questo, come forse accade in tutte le grandi città italiane. Non lo metto in dubbio. Dentro, sul palco del Conservatorio, Vinicio ha però più volte ricordato le contraddizioni del nostro presente, benzina di questo nuovo lavoro discografico. Tutte quelle delle quali ha parlato e cantato, sono lì fuori, che ci attendono. Ecco perché, forse, io avrei scelto un’altra canzone di Jannacci. Più vicina a queste urgenze…

Vinicio, comunque, ha saputo far sorridere, divertire con ironia e, allo stesso tempo, far pensare. Era palesemente emozionato, come d’altronde alcuni dei suoi musicisti. In particolar modo il chitarrista Antonio Gramentieri che, spesso, nelle pause guardava con stupore e attenzione un pubblico che, letteralmente, pendeva dalle labbra di Capossela.

La musica d’autore resiste, in Italia, e Vinicio è senza dubbio, in questo momento, il baluardo che serve. Colto, ironico, cita libri e film, chiama in causa i grandi classici, snocciola concetti, e propone senso, pesante e non banale, nelle sue canzoni. Insomma, l’operazione è senza dubbio riuscita, e questa scelta di un live di presentazione – dettata forse da esigenze che mai sapremo – ha comunque funzionato. Se ci sarà un bis, e sinceramente serve sperarlo (sempre meglio che sposare la scelta di ultime tournée, o di concerti prima dello stop per qualche anno, e altre strategie di varia natura che stanno, ahimè, funzionando bene ai botteghini), che almeno lo si decida di fare lontano dal Salone del Mobile. Per la pioggia invece la cosa è diversa. Quella era necessaria. Urgente direi, in omaggio proprio a Vinicio. Ben venga, dunque.

Articolo di Luca Cremonesi, foto di Simona Isonni

Set list Vinicio Capossela Milano 20 aprile 2023

  1. Il bene rifugio
  2. All you can eat
  3. La parte del torto
  4. Staffette in bicicletta
  5. Sul divano occidentale
  6. Gloria all’archibugio
  7. Ariosto Governatore
  8. La crociata dei bambini
  9. La cattiva educazione
  10. Minorità
  11. Cha cha chaf della pozzanghera
  12. Il tempo dei regali
  13. Con i tasti che ci abbiamo
  14. Papa nero
  15. Giovanni telegrafista
  16. Bardamù
  17. Polka di Warsava
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