1914

1914 “Where Fear and Weapons Meet”

Un lavoro eccellente, altra conferma della caratura di questo gruppo, una delle realtà più solide e promettenti del panorama Metal Estremo mondiale

Nel panorama Metal Estremo dell’ultimo lustro ricordo perfettamente la totale dipendenza che mi provocò “The Blind Leading the Blind”, capolavoro di un gruppo al tempo poco più che sconosciuto proveniente da Lviv, Ucraina. Tale gruppo, soggetto della recensione odierna, riuscì a dare nuovo splendore alla tematica del primo conflitto mondiale, andandone a esplorare non solo i risvolti bellici, ma anche quelli legati al trauma psicologico e alle sfaccettature più drammatiche di questo già di per sé terribile evento storico: un’opera catastrofica, drammatica e scurissima, connubio di uno stile musicale votato al sanguinolento ibrido fra dosi massicce di Black/Doom e Death Metal.

Tre anni dopo posso finalmente interrompere l’attesa che mi ha visto trepidare per i passati mille giorni (letteralmente) e parlarvi del terzo disco dei 1914 dal titolo “Where Fear and Weapons Meet” rilasciato il 22 ottobre 2021 su Napalm Records.

Un disco che si colloca perfettamente sulla linea compositiva del gruppo ucraino, rimettendo sul tavolo tutte le sonorità che hanno reso i primi due altrettanto memorabili: il chiaro nocciolo Black Metal di questo disco spicca in primo piano, permeato tuttavia da sonorità più legate all’ambito Death Metal e impreziosito da inserimenti e parti tipiche del Doom Metal, atte a rallentare e scurire ancora di più una mescola musicale già per sé nera come la pece. Sul piano del mixaggio e del suono complessivo, “Where Fear and Weapons Meet” si innalza a un livello ancora superiore rispetto allo strepitoso predecessore, andando a perdere sotto certi aspetti un pochino di pulizia sonora in favore dell’atmosfera e della resa finale del disco.

La frenesia che aveva contraddistinto l’attesa in anticipazione al rilascio di questo disco viene immediatamente ripagata dalla fenomenale apertura “FN .380 ACP#19074” (sigla che identifica il modello di pistola utilizzato da Gavrilo Princip nell’assassinio dell’Arciduca d’Austria-Ungheria, casus belli della Prima Guerra Mondiale n.d.r.): un brano che apre su sonorità maestose tipicamente Black Metal, impreziosito da l’utilizzo di archi e ottoni, responsabili di un incipit e della creazione di un’atmosfera da brividi. La scarica di blast-beat sul grido “Welcome To Sarajevo!” lancia il brano in un assalto a rotta di collo che va a interrompersi solo sull’intermezzo centrale, momento di respiro in cui trombe e chiarine splendono come gemme incastonate nella canzone.

Continuando nell’ascolto ci rendiamo conto che la somma artistica dei 1914 sia rimasta intatta dal disco precedente, andando a toccare vette ancora maggiori in ambito musicale e tematico: esempio lampante la terza traccia “Vimy Ridge”, introdotta da un riff che quasi tributa i Satyricon del periodo “Now Diabolical”, portandosi su di un Black Metal fortemente influenzato da ritmi più Rock ‘n’ Roll / Heavy Metal classico. Tuttavia la suggestione ora citata serve soltanto da aperitivo a uno dei brani nel complesso più pesanti de disco. Il ritmo rallentato della strofa riporta il tutto a un suono monolitico, tipico dei rallentamenti che i 1914 inseriscono frequentemente a spezzare gli assalti a massima velocità presenti nelle loro canzoni.

Queste scelte compositive sono accentuate da un comparto tecnico già precedentemente elogiato, capace di donare ulteriore lustro a un disco assolutamente devastante. La doppietta centrale composta dai brani “Pillars of Fire” e “Don’t Tread Me” torna a premere l’acceleratore sulle sonorità black metal, così come sul ritorno degli ottoni, ancora una volta posizionati a opera d’arte e senza eccessi, capaci di donare ulteriore ampiezza ai brani e alla loro atmosfera.

Altro plauso al brano più influenzato dal Doom Metal del disco, ovvero la straziante “…and a Cross Now Marks His Place” mastodonte da quasi otto minuti, benedetto dalla collaborazione di Nick Holmes (cantante di Paradise Lost e Bloodbath), che grazie al suo timbro cavernoso in perfetto contrasto alle urla del belluine della voce dei 1914 riesce a imprimere una marzialità e una drammaticità al brano senza pari. Basti pensare alla prima parte cantata con la quale siamo introdotti al brano: un riff lento e ossessivo sul quale si stagliano le tremende parole Dear mother, I regret very much to inform you That your son Private A.G Harrison Was killed in action on the night of the 21st instant: un devastante requiem a una vita spezzata sul fronte, granello di sabbia in mezzo al deserto di più di venti milioni di vittime divise fra entrambi gli schieramenti.

Con la cover della celebre canzone del cantautore scozzese Eric Bogle dal titolo “Green Field of France” – altresì conosciuta come “No Mans Land” – si chiude un disco magnifico sotto tutti i punti di vista. Un lavoro eccellente, altra conferma della caratura di questo gruppo, che con solo tre dischi all’attivo e appena sette anni di carriera sulle spalle si pone già come una delle realtà più solide e promettenti del panorama Metal Estremo mondiale, e questo “Where Fear and Weapons Meet” ne è l’ulteriore conferma.

Bentornati 1914, ancora una volta a guidarci attraverso un inferno di proiettili, neve e fango.

Articolo di Lorenzo Bini

Tracklist “Where Fear and Weapons Meet”

1. War In
2. FN .380 ACP#19074
3. Vimy Ridge (In Memory of Filip Konowal)
4. Pillars of Fire (The Battle of Messines)
5. Don’t Tread on Me (Harlem Hellfighters)
6. Coward
7. …and a Cross Now Marks His Place
8. Corps d’autos-canons-mitrailleuses (A.C.M)
9. Mit Gott für König und Vaterland
10. The Green Fields of France (Eric Bogle cover)
11. War Out

Line-up 1914

5.Division, Ulanen-Regiment Nr.3, Sergeanten – Vitalis Winkelhock  – Chitarra

9.Division, Grenadier-Regiment Nr.7, Unteroffiziere – Armin fon Heinessen  – Basso

37.Division, Feldartillerie-Regiment Nr.73, Wachtmiester – Liam Fessen  – Chitarra

2.Division, Infanterie-Regiment Nr.147, Oberleutnant – Ditmar Kumarberg – Voce

33.Div., 7.Thueringisches Inf.-Reg’t. Nr.96, Gefreite – Rusty Potoplacht – Batteria

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